L’Umbria si colloca al diciassettesimo posto tra le venti regioni italiane per crescita del valore aggiunto nel 2025. Nonostante le buone prestazioni di industria, costruzioni e agricoltura, l’economia regionale avanza più lentamente rispetto al resto del Paese.
Secondo i dati diffusi il 3 novembre 2026 da Unioncamere e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, il valore aggiunto prodotto in Umbria raggiunge 25,34 miliardi di euro, con un incremento dell’1,80% rispetto all’anno precedente.
Il risultato è inferiore sia alla media italiana del 2,30% sia a quella delle regioni del Centro, pari al 2,29%.
Soltanto tre regioni registrano una crescita più contenuta: Puglia (+1,69%), Molise (+1,51%) e Toscana (+1,47%).
Fanno meglio dell’Umbria anche le regioni confinanti delle Marche (+2,38%) e del Lazio (+2,80%).
Le variazioni rilevate sono a prezzi correnti, quindi non tengono conto degli effetti dell’inflazione. Non devono essere interpretate come tassi di crescita reale dell’economia.
Commercio, trasporti e turismo: Umbria unica regione in negativo
Il principale elemento di debolezza emerge dal comparto che riunisce commercio, trasporti, magazzinaggio, alberghi, ristorazione, informazione e comunicazione.
Nel 2025 questo insieme di attività registra una contrazione dello 0,45%, mentre a livello nazionale cresce del 2,14%.
L’Umbria è l’unica regione italiana con un risultato negativo in questo aggregato.
Il settore genera 5,76 miliardi di euro, equivalenti al 22,73% dell’intero valore aggiunto regionale.
La flessione appare particolarmente significativa considerando i dati turistici del 2025. Secondo le statistiche della Regione Umbria, gli arrivi nelle strutture ricettive sono aumentati del 9,1%, raggiungendo 3,04 milioni, mentre le presenze sono cresciute dell’8,5%, arrivando a 7,94 milioni.
L’aumento dei flussi turistici non si è quindi tradotto in una crescita dell’aggregato economico che comprende anche alloggio e ristorazione.
Il dato, tuttavia, non consente di stabilire che siano stati alberghi e ristoranti a registrare la contrazione, perché la rilevazione comprende numerose altre attività.
Finanza, immobiliare e professioni: penultimo posto nazionale
Un’altra criticità riguarda le attività finanziarie e assicurative, immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, insieme ai servizi amministrativi e di supporto.
Questo aggregato produce 6,59 miliardi di euro, pari al 26% dell’economia regionale.
La crescita si ferma allo 0,96%, contro il 2,39% italiano e il 2,30% delle regioni centrali.
L’Umbria è penultima in Italia, davanti soltanto al Veneto, che registra un incremento dello 0,81%.
Si tratta del comparto con il peso maggiore tra i tre grandi gruppi di servizi considerati nell’indagine.
Pubblica amministrazione, scuola e sanità: crescita dello 0,84%
Anche l’aggregato che comprende pubblica amministrazione, istruzione, sanità, assistenza sociale, attività artistiche e altri servizi presenta un andamento inferiore alla media nazionale.
In Umbria il valore aggiunto raggiunge 5,38 miliardi di euro, corrispondenti al 21,24% del totale regionale.
L’incremento è dello 0,84%, contro il 2,15% nazionale e il 2,23% del Centro.
Il risultato colloca la regione al penultimo posto, davanti soltanto alla Valle d’Aosta (+0,80%).
È importante distinguere questo indicatore dalla spesa pubblica: lo 0,84% riguarda l’intero aggregato, che comprende anche attività private, e non misura la crescita della sola pubblica amministrazione.
L’indagine non permette di individuare separatamente il contributo di scuole, strutture sanitarie, amministrazioni pubbliche e altre attività incluse nel gruppo.
Industria, costruzioni e agricoltura tra le migliori d’Italia
Il quadro cambia sensibilmente nei settori produttivi.
L’industria umbra cresce del 3,59%, più del doppio rispetto alla media nazionale dell’1,37%, conquistando il quarto posto italiano.
Il comparto genera 5,17 miliardi di euro, pari al 20,39% del valore aggiunto regionale.
Risultati ancora più elevati emergono nelle costruzioni, che registrano +8,26%, contro il 3,43% italiano. L’Umbria è seconda in Italia, preceduta soltanto dall’Abruzzo.
Il settore edilizio produce 1,67 miliardi di euro e rappresenta il 6,60% dell’economia regionale.
Anche l’agricoltura mostra una crescita sostenuta: +8,57%, sesto risultato nazionale, rispetto al +6% italiano.
Il suo peso economico resta però limitato, con circa 770 milioni di euro e una quota del 3,04%.
I principali dati dell’economia umbra
| Settore | Crescita 2025 | Posizione nazionale |
|---|---|---|
| Valore aggiunto totale | +1,80% | 17ª |
| Agricoltura | +8,57% | 6ª |
| Industria | +3,59% | 4ª |
| Costruzioni | +8,26% | 2ª |
| Commercio, trasporti, ospitalità e comunicazione | −0,45% | 20ª |
| Finanza, immobiliare e professioni | +0,96% | 19ª |
| Pubblica amministrazione e altri servizi | +0,84% | 19ª |
Il problema principale riguarda il peso dei diversi comparti.
Industria, edilizia e agricoltura rappresentano insieme il 30,03% dell’economia regionale, mentre i tre aggregati dei servizi arrivano al 69,97%.
Di conseguenza, anche risultati molto positivi nei settori produttivi non riescono a compensare completamente il rallentamento delle attività terziarie.
Terni al 101° posto, Perugia al 65° tra le province
L’indagine evidenzia anche differenze significative tra le due province umbre.
Perugia produce 19,42 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita del 2,01% e il 65° posto tra le 107 province italiane.
Terni si ferma invece a 5,92 miliardi, aumentando dell’1,12% e collocandosi al 101° posto.
Entrambe restano sotto la media nazionale, ma il risultato ternano incide maggiormente sul rallentamento complessivo della regione.
Nell’industria la provincia di Perugia registra +4,59%, conquistando la dodicesima posizione nazionale, mentre Terni presenta una lieve flessione dello 0,07%.
Le costruzioni crescono invece in entrambe le province: +9,04% a Terni e +8,01% a Perugia, rispettivamente sesta e ottava in Italia.
Servizi in difficoltà in entrambe le province
Le maggiori criticità accomunano Perugia e Terni.
Nel comparto che comprende commercio, trasporti, ospitalità e comunicazione, Perugia registra −0,44% e Terni −0,50%.
Le due province occupano rispettivamente il 101° e il 102° posto nella graduatoria nazionale e figurano tra le sole nove province italiane con un andamento negativo in questo aggregato.
Anche nelle attività finanziarie, immobiliari e professionali i risultati sono modesti: +1,04% a Perugia e +0,67% a Terni.
Per il gruppo che comprende pubblica amministrazione, scuola, sanità e altri servizi, gli incrementi si fermano allo 0,89% nel Perugino e allo 0,70% nel Ternano.
Il peso del terziario sul futuro dell’economia umbra
I dati Unioncamere-Tagliacarne delineano un’economia regionale caratterizzata da forti differenze settoriali.
Da un lato, industria, costruzioni e agricoltura crescono a ritmi superiori alle rispettive medie italiane. Dall’altro, i servizi, che rappresentano quasi sette decimi del valore aggiunto umbro, mostrano risultati deboli o negativi.
La combinazione di questi andamenti spiega perché l’Umbria, pur distinguendosi in alcuni comparti produttivi, rimanga quartultima in Italia per crescita complessiva nel 2025.
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