Dichiarazione Media Freedom Coalition: Giornalisti uccisi, impunità all’86%, lanciato l’allarme internazionale

Nella Giornata Internazionale contro l'Impunità dei Crimini sui Giornalisti, la Media Freedom Coalition denuncia l'aumento dei casi irrisolti e chiede indagini efficaci. Anche l'Italia tra i Paesi firmatari della dichiarazione.

Cresce a livello mondiale l’impunità per gli omicidi dei giornalisti. Secondo gli ultimi dati dell’UNESCO, richiamati dalla Media Freedom Coalition, la percentuale dei casi rimasti senza giustizia è passata dall’85% nel 2024 all’86% nel 2026.

È il dato al centro della dichiarazione diffusa in occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti, che si celebra il 2 novembre. Il documento, sottoscritto da numerosi Paesi, tra cui l’Italia, richiama l’attenzione sulle minacce, sulle aggressioni e sulle violenze subite dagli operatori dell’informazione in tutto il mondo.

La coalizione internazionale chiede una maggiore tutela dei giornalisti e interventi concreti per garantire che gli attacchi nei loro confronti siano oggetto di indagini e che i responsabili vengano perseguiti secondo le norme nazionali e internazionali.

Libertà di stampa, l’UNESCO registra un aumento dell’impunità

Il dato evidenziato nella dichiarazione rappresenta un segnale particolarmente preoccupante per la sicurezza degli operatori dell’informazione.

Secondo quanto riportato dalla Media Freedom Coalition, il 2026 è il primo anno in cui l’UNESCO ha registrato un incremento del tasso di impunità per gli omicidi dei giornalisti dall’istituzione, nel 2012, del Piano d’azione delle Nazioni Unite per la sicurezza dei giornalisti e la questione dell’impunità.

La percentuale è salita dall’85% al 86%, confermando che la grande maggioranza degli omicidi di giornalisti continua a rimanere senza una risposta giudiziaria.

Il problema non riguarda soltanto gli episodi più gravi. In numerose aree del mondo, giornalisti e professionisti dei media sono esposti a intimidazioni, minacce e aggressioni, sia durante lo svolgimento delle proprie attività sia attraverso gli strumenti digitali.

La coalizione sottolinea come l’assenza di conseguenze per chi commette questi reati rischi di compromettere la possibilità di esercitare liberamente il diritto di informare.

Giornalisti nelle zone di guerra, la richiesta di maggiore protezione

Una delle principali criticità individuate nella dichiarazione riguarda la sicurezza dei giornalisti nelle aree interessate dai conflitti armati.

Secondo la Media Freedom Coalition, l’elevato livello di impunità è legato in larga misura agli omicidi degli operatori dell’informazione che avvengono nelle zone di guerra.

In questi contesti, il lavoro giornalistico assume un’importanza particolare perché permette di documentare gli avvenimenti, raccontare le condizioni delle popolazioni coinvolte e rendere accessibili informazioni che possono contribuire anche alla salvaguardia delle vite umane.

La coalizione ricorda che i giornalisti sono civili e, in quanto tali, beneficiano delle tutele previste dal diritto internazionale umanitario.

Per questo motivo, non devono essere deliberatamente presi di mira durante le operazioni militari.

I Paesi firmatari chiedono che ogni attacco contro giornalisti e operatori dei media venga adeguatamente indagato e che gli eventuali responsabili siano perseguiti nel rispetto del diritto nazionale e internazionale.

L’Italia tra i Paesi che chiedono giustizia per i giornalisti

La dichiarazione internazionale vede la partecipazione di numerosi Stati appartenenti a diverse aree geografiche, uniti nella richiesta di rafforzare la protezione della libertà di stampa.

Tra i firmatari figura anche l’Italia, insieme a Paesi europei come Francia, Germania, Spagna, Svezia, Svizzera, Paesi Bassi e Regno Unito.

Hanno aderito inoltre, tra gli altri, Australia, Canada, Giappone, Argentina, Cile, Repubblica di Corea, Nuova Zelanda, Ghana, Ucraina e Uruguay.

L’iniziativa sottolinea il valore del giornalismo come strumento di informazione pubblica, denuncia degli illeciti e controllo sull’operato dei soggetti che esercitano il potere.

La coalizione ribadisce la necessità di garantire agli operatori dei media condizioni di sicurezza adeguate, affinché possano svolgere il proprio lavoro senza subire intimidazioni o violenze.

Minacce online, arresti ed esilio: i rischi per chi informa

La dichiarazione richiama l’attenzione anche sulle diverse forme di pressione esercitate contro i professionisti dell’informazione.

Oltre alle aggressioni fisiche, i giornalisti possono essere esposti a minacce online, vessazioni, detenzioni e situazioni che li costringono all’esilio.

La Media Freedom Coalition esprime solidarietà a tutti gli operatori dei media che vivono queste condizioni, con un riferimento esplicito anche alle giornaliste, spesso coinvolte nelle dinamiche di intimidazione e violenza.

Un pensiero viene rivolto inoltre alle famiglie e ai colleghi dei giornalisti uccisi per aver svolto il proprio lavoro.

Secondo la coalizione, la tutela dell’informazione non riguarda esclusivamente la sicurezza dei singoli professionisti, ma anche il diritto delle comunità ad accedere a notizie e testimonianze indipendenti.

Quando un giornalista viene messo a tacere, infatti, possono venire meno informazioni fondamentali per comprendere ciò che accade, soprattutto nelle situazioni di crisi e conflitto.

La Media Freedom Coalition chiede la fine dell’impunità

Il messaggio conclusivo della dichiarazione è un richiamo alla responsabilità degli Stati e delle istituzioni nel contrastare le violenze contro chi svolge attività giornalistica.

La Media Freedom Coalition invita a non considerare normali le minacce e gli attacchi contro i professionisti dell’informazione e sottolinea l’urgenza di garantire accertamenti giudiziari e responsabilità per i crimini commessi.

L’aumento del tasso di impunità registrato dall’UNESCO nel 2026 viene indicato come un elemento che rende ancora più urgente rafforzare gli strumenti di tutela.

In occasione della Giornata internazionale del 2 novembre, i Paesi firmatari rinnovano quindi il proprio sostegno ai giornalisti di tutto il mondo e ribadiscono un principio centrale: la libertà di informazione richiede sicurezza, protezione e giustizia per le vittime delle violenze.

Fonte: Farnesina
Redazione

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