Umbria, fuga dei laureati e stipendi bassi: il divario con Toscana e Marche

Il rapporto Istat BES dei territori 2025 evidenzia 30 indicatori positivi su 60, ma emergono criticità su retribuzioni, innovazione e capacità di trattenere i giovani qualificati. Mencaroni: "Dobbiamo trasformare la qualità della vita in qualità delle opportunità"

Infografica Bes Umbria

L’Umbria forma molti giovani qualificati, registra livelli di istruzione superiori alla media nazionale e presenta una buona partecipazione al mercato del lavoro. Eppure continua a perdere laureati e mostra difficoltà nel garantire retribuzioni competitive.

È il quadro che emerge dall’analisi degli indicatori del BES dei territori 2025 dell’Istat, che mette in evidenza punti di forza e debolezze del sistema economico e sociale regionale.

Su 60 indicatori territoriali esaminati, 30 risultano migliori della media italiana, 14 peggiori e 16 non presentano differenze statisticamente significative.

Il confronto con le regioni vicine evidenzia un risultato particolare: l’Umbria dispone di un numero di indicatori favorevoli sostanzialmente analogo a quello di Toscana e Marche, ma presenta più criticità.

Il problema centrale riguarda il rapporto tra capitale umano, capacità produttiva e opportunità professionali.

Giovani laureati, l’Umbria continua a perdere talenti

Uno dei dati più significativi riguarda il trasferimento dei giovani con un titolo universitario.

Nel 2023 il saldo migratorio dei laureati italiani tra 25 e 39 anni è stato di -14,7 per mille in Umbria, mentre la Toscana ha registrato un valore leggermente positivo, pari a +0,3 per mille.

Le Marche si sono attestate a -13,7 per mille.

L’indicatore considera il saldo tra chi arriva e chi lascia la regione, includendo sia i trasferimenti verso altre aree italiane sia quelli verso l’estero.

La situazione appare particolarmente critica nella provincia di Terni, dove il saldo è stato di -23,5 per mille, rispetto al -12 per mille della provincia di Perugia.

Un ulteriore dato descrive l’andamento nel medio periodo: tra il 2019 e il 2025 l’Umbria ha perso complessivamente circa 2.700 laureati italiani tra 25 e 34 anni per effetto dei trasferimenti di residenza.

Si tratta di una misura differente dal saldo relativo al solo 2023, ma che conferma la difficoltà del territorio nel trattenere una parte della popolazione più istruita.

Istruzione, tutti e nove gli indicatori sopra la media italiana

La perdita di laureati contrasta con i risultati ottenuti dal sistema formativo regionale.

Tutti e nove gli indicatori relativi a istruzione e formazione risultano favorevoli all’Umbria nel confronto territoriale con la media nazionale.

Nel 2024 il 75,9% dei residenti tra 25 e 64 anni possedeva almeno un diploma, contro il 72,2% del Centro Italia e il 66,7% nazionale.

Anche la presenza di laureati tra i 25 e i 39 anni era superiore alla media: 35,3% in Umbria, rispetto al 34,2% del Centro e al 30,9% dell’Italia.

Il tasso di passaggio all’università, riferito al 2022, raggiungeva il 59,8%, contro il 51,7% nazionale.

Positivo anche il dato sui giovani che non studiano e non lavorano: nel 2024 erano il 10,1% in Umbria, rispetto al 15,2% italiano.

Numeri che confermano una buona capacità di formazione, ma che non si traducono automaticamente in un’offerta professionale sufficiente ad assorbire i talenti disponibili.

Stipendi in Umbria, quasi 2.700 euro sotto la media nazionale

Il divario emerge con particolare evidenza osservando le retribuzioni.

Nel 2023 la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti umbri era di 20.993 euro, contro i 23.630 euro della media italiana.

La differenza è di 2.637 euro annui, pari all’11,2% in meno.

Rispetto al Centro Italia, dove la retribuzione media raggiungeva 22.987 euro, lo scarto era di 1.994 euro.

Il confronto con le regioni confinanti mostra una situazione differenziata:

  • Umbria: 20.993 euro.
  • Marche: 20.956 euro.
  • Toscana: 22.388 euro.
  • Italia: 23.630 euro.

L’Umbria presenta quindi livelli retributivi molto vicini a quelli marchigiani, ma inferiori di 1.395 euro alla Toscana.

Il dato non rappresenta necessariamente una differenza salariale a parità di mansione e ore lavorate, perché risente anche della composizione settoriale, dei contratti e delle giornate retribuite.

Resta tuttavia un indicatore della minore capacità complessiva del sistema produttivo regionale di generare redditi da lavoro elevati.

Occupazione sopra la media, ma poche richieste di laureati

La partecipazione al mercato del lavoro costituisce invece un punto di forza.

Nel 2024 il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni raggiungeva il 73,4% in Umbria, superiore al 71,9% del Centro e al 67,1% nazionale.

Il problema riguarda dunque anche la qualità e la tipologia delle opportunità offerte.

Secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, nel 2025 le imprese umbre avevano programmato circa 70mila ingressi lavorativi.

Soltanto l’8,1% delle entrate previste richiedeva una laurea, una percentuale inferiore a quella registrata nelle regioni vicine e nel resto del Paese.

In particolare, la quota era dell’8,7% nelle Marche, del 9% in Toscana, dell’11,6% in Italia e del 12,2% nel Centro.

Questo non significa che gli altri posti di lavoro non richiedano competenze specialistiche, ma segnala una domanda relativamente contenuta di personale con formazione universitaria.

Innovazione e brevetti, il ritardo rispetto al resto d’Italia

Un’altra criticità riguarda la capacità di trasformare conoscenza e ricerca in innovazione produttiva.

In Umbria si registravano 54,5 domande di brevetto per milione di abitanti, secondo l’indicatore riferito al 2021.

Il valore era inferiore sia alla media del Centro, pari a 65,5, sia a quella nazionale di 90,1.

Il divario rispetto all’Italia raggiungeva il 39,5%.

Anche Toscana e Marche presentavano risultati migliori, rispettivamente con 82,1 e 77,9 brevetti per milione di abitanti.

La distanza riguarda inoltre il peso delle imprese culturali nell’occupazione: gli addetti del settore rappresentavano l’1,4% del totale in Umbria, contro l’1,6% nazionale e il 2,1% del Centro.

L’analisi richiama anche il ruolo delle università e delle istituzioni pubbliche nel finanziamento regionale della ricerca e sviluppo, evidenziando l’importanza del trasferimento delle conoscenze verso il sistema imprenditoriale.

Mencaroni: “Non basta creare occupazione, serve aumentarne il valore”

Sui risultati è intervenuto Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, sottolineando il contrasto tra le risorse del territorio e la capacità di offrire prospettive professionali adeguate.

Secondo Mencaroni, la regione dispone di un patrimonio importante in termini di qualità della vita, competenze e coesione sociale, ma fatica a valorizzarlo pienamente sul piano economico.

“Non basta creare occupazione, occorre aumentarne la qualità e il valore” ha affermato il presidente, indicando salari e innovazione come due ambiti prioritari di intervento.

Mencaroni ha richiamato la necessità di una collaborazione più intensa tra istituzioni, università, imprese e rappresentanze economiche e sociali.

L’obiettivo è favorire investimenti, innovazione e nuove opportunità per i giovani qualificati.

“Non ci manca la qualità della vita: dobbiamo fare in modo che diventi anche qualità delle opportunità” ha aggiunto.

La Camera di Commercio, ha spiegato, intende contribuire attraverso le proprie attività di informazione economica, orientamento e collegamento tra i soggetti dello sviluppo territoriale.

Sicurezza sul lavoro, trasporti e servizi: le altre criticità

Le difficoltà regionali non riguardano soltanto stipendi e innovazione.

Il rapporto evidenzia anche alcuni limiti infrastrutturali e nei servizi.

Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente era di 17,8 casi ogni diecimila occupati, rispetto agli 11 registrati a livello nazionale.

Un altro dato significativo riguarda le reti idriche: le perdite raggiungevano il 49,7%, contro il 42,4% italiano.

Nei capoluoghi umbri, l’offerta di trasporto pubblico era pari a 1.856 posti-chilometro per abitante, nettamente inferiore ai 4.623 della media nazionale.

Anche la disponibilità di posti letto ospedalieri ad alta assistenza risultava più contenuta: 2,2 ogni diecimila abitanti, contro 3,2 in Italia.

Gli indicatori fanno riferimento ad annualità differenti e non devono essere interpretati come una fotografia uniforme del 2026.

Qualità della vita, i punti di forza della regione

Accanto alle criticità, l’Umbria conserva caratteristiche positive che possono contribuire alla sua attrattività.

Tra queste figurano la diffusione degli agriturismi, la presenza di verde urbano e il peso del settore non profit.

Le istituzioni non profit erano 82 ogni diecimila abitanti, contro una media italiana di 61.

Anche il reddito disponibile equivalente mediano risultava superiore al dato nazionale.

Nel 2022 era pari a 19.700 euro in Umbria, rispetto ai 19.500 del Centro e ai 18.600 italiani.

Questo indicatore tiene conto delle risorse economiche rapportate alla situazione familiare e non coincide con la retribuzione media dei lavoratori dipendenti.

I due risultati descrivono quindi aspetti diversi delle condizioni economiche della popolazione.

Il confronto con Toscana, Marche e regioni del Nord

La distribuzione dei 60 indicatori BES permette di collocare la situazione umbra nel contesto nazionale.

Regione Indicatori migliori dell’Italia Indicatori peggiori
Umbria 30 14
Toscana 30 11
Marche 31 11
Lombardia 40 9
Emilia-Romagna 38 10
Lazio 16 22
Abruzzo 16 27
Sicilia 9 39

L’Umbria presenta tre indicatori sfavorevoli in più rispetto a Toscana e Marche, pur avendo un numero simile di risultati positivi.

Il divario con Lombardia ed Emilia-Romagna appare invece più ampio, soprattutto per la maggiore presenza di indicatori favorevoli nelle due regioni settentrionali.

Il conteggio non costituisce una classifica complessiva della qualità della vita: ogni territorio viene confrontato separatamente con la media italiana.

La sfida per l’Umbria: trattenere i giovani e attrarre investimenti

Dall’insieme dei dati emerge una questione centrale per il futuro economico regionale.

L’Umbria dispone di una popolazione relativamente istruita, di buoni livelli occupazionali e di importanti risorse sociali, ma incontra maggiori difficoltà nella remunerazione del lavoro e nell’innovazione.

La perdita di giovani laureati rappresenta una delle conseguenze più evidenti di questo squilibrio, anche se le scelte migratorie dipendono da molteplici fattori.

Il confronto con Toscana e Marche mostra che il problema non è soltanto la disponibilità di capitale umano, ma anche la capacità di offrire occasioni professionali coerenti con le competenze acquisite.

Per la Camera di Commercio dell’Umbria, la priorità è rafforzare il collegamento tra formazione, imprese e investimenti.

La prospettiva indicata da Mencaroni è trasformare i punti di forza già presenti nella regione in opportunità concrete per lavorare, investire e rimanere sul territorio.

Redazione

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