Regione Veneto e quattro università fanno squadra per rendere il territorio più attrattivo per studenti, ricercatori e giovani laureati. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa “S.T.A.Y. Veneto – Strategies for Talent Attraction and Youth”, presentato a Palazzo Balbi e sottoscritto dalla Regione con Ca’ Foscari Venezia, Università di Padova, Università di Verona e Università Iuav di Venezia.
L’accordo nasce dal percorso di confronto avviato nel gennaio 2026 e punta a costruire una strategia comune per affrontare una delle principali sfide demografiche ed economiche dei prossimi anni: formare, trattenere e attirare competenze qualificate.
Una strategia contro il calo demografico
La riduzione delle giovani generazioni e della popolazione in età lavorativa rende sempre più importante la capacità di un territorio di offrire opportunità professionali e condizioni favorevoli alla permanenza.
Il protocollo nasce proprio con l’obiettivo di creare un collegamento stabile tra formazione, ricerca, imprese e servizi, favorendo non soltanto l’arrivo di nuovi talenti, ma anche il rientro di giovani che hanno completato esperienze fuori regione.
Per il presidente del Veneto Alberto Stefani, il nuovo accordo permette di mettere attorno allo stesso tavolo chi forma i talenti, chi conduce ricerca e chi necessita di nuove competenze.
Quattro aree di collaborazione
Il protocollo individua quattro principali ambiti di intervento.
Il primo riguarda l’orientamento, sia in ingresso sia in uscita dai percorsi universitari, attraverso una base informativa condivisa sugli esiti occupazionali dei laureati.
Il secondo è dedicato all’innovazione, con la mappatura dei brevetti e degli altri risultati della ricerca che possono essere trasferiti al sistema economico.
Il terzo prevede la costruzione di una rete regionale delle infrastrutture di ricerca, aperta anche alla collaborazione con le imprese.
Il quarto riguarda infine l’attrazione e la permanenza dei talenti, compresi quelli provenienti dall’estero.
A queste aree si aggiungono tre linee sperimentali: Progetto di vita, Innovazione e Abitare.
Trenta milioni di euro
Per sostenere il percorso sono già indicate risorse regionali per 30 milioni di euro.
Circa 10 milioni saranno destinati al Progetto di vita, iniziativa sperimentale rivolta ai giovani che scelgono di rimanere in Veneto nelle prime fasi della propria autonomia.
L’ipotesi attualmente allo studio riguarda circa 1.500 talenti, tra cui 1.200 laureati magistrali o a ciclo unico e circa 200 diplomati ITS, individuati tra il 10% con i migliori risultati nei rispettivi percorsi.
Tra i criteri che potranno essere considerati figurano la situazione economica, il merito e la coerenza della formazione con gli ambiti strategici di sviluppo regionale. Tra le ipotesi c’è un bonus annuale di 3.000 euro per due anni, ma modalità e criteri devono ancora essere definiti.
Altri 20 milioni per ricerca e innovazione
La seconda grande componente finanziaria, pari a 20 milioni di euro, riguarda dottorati industriali, assegni e borse per giovani ricercatori e progetti di ricerca applicata tra università e imprese.
Sono compresi anche strumenti come proof of concept e prototipi, con l’obiettivo di favorire il passaggio dai risultati della ricerca alle applicazioni concrete.
L’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci ha sottolineato proprio la necessità di rafforzare il collegamento tra competenze scientifiche e sistema produttivo.
Il nodo dell’abitare
Tra le condizioni che possono influenzare la scelta di restare in Veneto c’è anche la disponibilità di alloggi.
La ricognizione realizzata con gli atenei e gli ESU conta attualmente 4.234 posti letto tra strutture per il diritto allo studio e residenze universitarie. Le previsioni indicano un aumento fino a 5.915 posti entro il 2029.
Il piano comprende anche iniziative per facilitare l’accesso agli alloggi attraverso accompagnamento alla locazione, garanzie e altre forme di sostegno.
Il tema viene collegato anche a mobilità, servizi educativi e sanitari, qualità urbana e opportunità culturali.
Attenzione agli studenti internazionali
Un primo risultato concreto della collaborazione riguarda l’accesso ai servizi sanitari per gli studenti internazionali.
Le università hanno avviato iniziative con le Aziende Ulss territoriali per facilitare l’accesso alle prestazioni essenziali, in particolare al medico di medicina generale, a condizioni economicamente sostenibili.
L’esperienza potrà essere valutata anche per un’eventuale estensione ad altri territori regionali, nel rispetto delle norme vigenti.
Un tavolo permanente
Il protocollo introduce quindi una forma stabile di coordinamento tra Regione e università.
L’obiettivo è superare la frammentazione delle singole iniziative, condividere dati e infrastrutture, rafforzare il trasferimento tecnologico e creare condizioni più favorevoli per chi studia, fa ricerca o vuole costruire una carriera professionale in Veneto.
Le quattro università hanno confermato la disponibilità a mettere a sistema competenze e strutture, mantenendo la propria autonomia ma lavorando all’interno di una strategia regionale condivisa.
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