La produttività delle società di capitali umbre recupera terreno, ma il divario con la media italiana rimane significativo. Nel 2024 il valore aggiunto generato mediamente per ogni addetto si è attestato a 58.677 euro in Umbria, contro 70.052 euro a livello nazionale. Una distanza del 16,2% che cambia sensibilmente a seconda dei territori e dei settori economici considerati.
Il quadro emerge dall’analisi dei bilanci presentati nel 2025 e relativi all’anno d’imposta 2024. I numeri descrivono una regione che negli ultimi anni ha ridotto parte del ritardo, senza però aver ancora raggiunto i livelli delle aree più produttive prese come riferimento.
Sul tema interviene anche Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, che individua nell’aumento del valore generato dalle imprese, e non nella riduzione del costo del lavoro, la strada per rafforzare la competitività regionale.
Produttività in Umbria, Perugia davanti a Terni
Le differenze emergono già analizzando le due province. Perugia raggiunge un valore aggiunto di 60.473 euro per addetto, il 13,7% in meno rispetto alla media italiana.
Più ampia la distanza di Terni, dove il valore si ferma a 52.166 euro per addetto, con uno scarto del 25,5% rispetto al dato nazionale.
Tra le due province umbre si apre così un divario superiore agli 8.300 euro per addetto.
Anche il confronto con le regioni vicine restituisce una situazione intermedia. La Toscana arriva a 67.621 euro per addetto, il 3,5% sotto il dato italiano, mentre le Marche si fermano a 56.346 euro, con una distanza del 19,6%. L’Umbria si colloca tra le due, ma risulta più vicina ai valori marchigiani.
Il ritardo rispetto all’Italia si è ridotto dal 2019
Guardando all’evoluzione degli ultimi anni emerge un progressivo, seppur lento, recupero.
Ponendo pari a 100 il dato italiano, l’Umbria è passata da un indice di 81,7 nel 2019 a 83,8 nel 2024. Nel periodo intermedio il divario si era però ampliato, con un indice di 78,3 nel 2021 e di 78,9 nel 2022.
Gli ultimi due esercizi hanno quindi permesso alla regione di superare il livello relativo precedente alla pandemia, senza tuttavia colmare la distanza dalla media nazionale.
Il valore aggiunto per addetto utilizzato nell’analisi non deve essere interpretato come una valutazione delle prestazioni dei singoli lavoratori. Misura invece il valore economico mediamente prodotto per ciascun addetto all’interno del sistema delle imprese considerate.
Costo del lavoro più basso della media nazionale
Alla produttività deve essere affiancato il dato relativo al costo del lavoro. Nel 2024 il costo per addetto è stato di 35.151 euro in Umbria contro 40.280 euro in Italia, risultando quindi inferiore del 12,7%.
I dati mostrano dunque contemporaneamente una produttività più bassa del 16,2% e un costo del lavoro inferiore del 12,7%.
Ogni 100 euro di valore aggiunto prodotto, il costo del personale assorbe 59,9 euro in Umbria e 57,5 euro nella media italiana. A Perugia il rapporto scende al 58,9%, mentre a Terni raggiunge il 64,3%.
Nel Ternano il costo per addetto risulta inferiore del 16,8% rispetto alla media nazionale, mentre il divario della produttività arriva al 25,5%.
Manifattura più vicina ai livelli nazionali
La situazione varia sensibilmente analizzando i singoli comparti. La manifattura registra 80.717 euro di valore aggiunto per addetto, appena il 7,7% sotto la media italiana.
In questo settore il costo del lavoro per addetto risulta inferiore del 10,6%, mentre il suo peso sul valore aggiunto è del 56,2%, contro il 58,1% nazionale.
Il commercio presenta una produttività inferiore del 12,9% e un costo per addetto più basso del 14,2%.
Più marcata la distanza nell’edilizia, dove il valore aggiunto per addetto è inferiore del 16,7% rispetto all’Italia, mentre il costo del lavoro presenta uno scarto dell’8,5%.
Servizi e ristorazione ampliano il divario
Le differenze più consistenti si trovano in altri comparti. Nell’alloggio e ristorazione la produttività umbra è inferiore del 27,3% alla media nazionale, mentre il costo del lavoro per addetto risulta più basso del 15,9%.
In questo settore il personale assorbe il 77,4% del valore aggiunto, contro il 66,9% registrato in Italia.
Nei servizi, escludendo commercio, alloggio e ristorazione, il valore aggiunto raggiunge 43.175 euro per addetto, il 28,3% in meno rispetto alla media italiana. Il costo del lavoro è invece inferiore del 20,1%.
Più contenuto il ritardo dell’agricoltura, dove la produttività si colloca appena il 6,8% sotto il dato nazionale, mentre il costo per addetto è superiore del 7,2%.
Interessante anche il confronto territoriale della manifattura: l’Umbria, con 80.717 euro per addetto, supera nettamente le Marche, ferme a 64.541 euro, ma rimane sotto la Toscana, che raggiunge 88.850 euro. Nei servizi Umbria e Marche si collocano entrambe poco sopra i 43mila euro, contro i 58.630 della Toscana.
Mencaroni: innovazione decisiva per creare più valore
Secondo il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, i numeri indicano chiaramente la direzione da seguire.
“La competitività di un territorio non si costruisce facendo costare meno il lavoro: si costruisce mettendo imprese e lavoratori nelle condizioni di creare più valore” sottolinea Giorgio Mencaroni.
Il presidente richiama il ruolo di capitale, tecnologie, competenze, organizzazione e qualità dell’ecosistema economico, evidenziando come l’aumento della produttività possa creare condizioni favorevoli contemporaneamente per imprese, salari e benessere.
In questo percorso assumono particolare importanza digitalizzazione e transizione ecologica. La sfida, secondo Mencaroni, consiste soprattutto nel fare in modo che innovazione e nuove tecnologie raggiungano anche le piccole e medie imprese, evitando che restino concentrate esclusivamente nelle aziende più strutturate.
Dati 2025, primi segnali positivi ma quadro ancora incompleto
Un’indicazione favorevole arriva dai primi bilanci relativi al 2025, ma si tratta ancora di numeri parziali.
Il valore aggiunto per addetto umbro raggiungerebbe 59.518 euro, con il divario rispetto all’Italia ridotto all’8,6%.
Il confronto, tuttavia, non può ancora essere considerato definitivo. Al momento dell’estrazione risultava disponibile circa il 72% dei bilanci attesi in Umbria, contro il 77,7% a livello nazionale. Le differenti percentuali di copertura e la composizione delle aziende che hanno già depositato i documenti potrebbero modificare i valori finali.
La base dell’analisi è costituita dai bilanci depositati al Registro delle Imprese dalle società di capitali. In Umbria queste rappresentano poco più di un quinto delle aziende, ma concentrano tra il 70% e il 75% del fatturato regionale.
L’analisi sulla competitività umbra proseguirà inoltre oltre il solo lavoro, prendendo in considerazione produttività del capitale e Produttività totale dei fattori (PTF). L’obiettivo sarà ricostruire un quadro più ampio del ruolo svolto da investimenti, capitale umano, tecnologie, organizzazione e innovazione nella capacità delle imprese regionali di creare valore.
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