Il tasso di occupazione femminile in Italia ha raggiunto il 54,8% nel secondo trimestre del 2026, mentre quello maschile si attesta al 71,9%. La differenza rimane quindi di 17,1 punti percentuali, a conferma delle disuguaglianze ancora presenti nell’accesso al mercato del lavoro.
In Umbria, il dato relativo alle donne occupate si è attestato al 63% nel 2025, un livello superiore alla media nazionale rilevata nel 2026, pur trattandosi di periodi differenti.
Questi numeri sono stati al centro del convegno “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”, organizzato a Perugia presso la Camera di Commercio dell’Umbria.
L’iniziativa è stata promossa dalla consigliera nazionale di Parità Filomena D’Antini, in collaborazione con la consigliera regionale Rosita Garzi, che ha introdotto e coordinato i lavori.
Divario retributivo, in Italia il gap orario è inferiore alla media europea
Uno degli aspetti approfonditi durante l’incontro riguarda le differenze salariali tra uomini e donne.
Secondo Eurostat, nel 2024 il divario retributivo orario lordo in Italia era del 5,2%, contro una media dell’11,1% nell’Unione europea. Il dato italiano risulta quindi inferiore alla metà di quello europeo.
La situazione cambia quando si analizzano i redditi annuali, influenzati anche dalla quantità di lavoro svolto e dalla continuità occupazionale.
In Umbria, nel 2024, il reddito medio annuo da lavoro delle donne era di 20.721 euro, contro 27.141 euro per gli uomini: una differenza di 6.420 euro.
Il confronto ha affrontato anche il tema della trasparenza salariale e degli strumenti normativi europei per contrastare le discriminazioni retributive.
Imprese femminili in Umbria: 19.399 attività, il 25,2% del totale
Il contributo delle donne all’economia regionale emerge dai dati illustrati da Giuliana Piandoro, vicesegretaria generale della Camera di Commercio dell’Umbria, sulla base delle elaborazioni StockView-InfoCamere.
Nel secondo trimestre del 2026 risultavano 19.399 imprese femminili attive, pari al 25,2% delle aziende umbre.
La distribuzione nei principali settori economici comprende:
- Agricoltura: 4.785 imprese femminili.
- Commercio: 4.280 imprese.
- Alloggio e ristorazione: 1.964 imprese.
- Manifattura: 1.548 imprese.
La presenza femminile raggiunge il 42% delle imprese nella sanità e assistenza sociale e il 43,4% negli altri servizi.
Le donne ricoprono inoltre 35.676 cariche imprenditoriali, equivalenti al 30,9% del totale regionale, una quota superiore al 27,9% nazionale. Tra queste figurano 12.775 titolari e 12.100 amministratrici.
Parità di genere, in Umbria 256 imprese e 772 siti certificati
Un altro tema centrale è stato quello della certificazione della parità di genere Uni/PdR 125:2022, utilizzata per valutare le politiche aziendali relative a occupazione, retribuzioni, carriera e genitorialità.
Secondo i dati presentati dalla Camera di Commercio, in Umbria risultano 256 imprese certificate e 772 siti certificati.
La distinzione è importante: il numero dei siti comprende anche unità operative presenti sul territorio appartenenti ad aziende con sede in altre regioni. Non corrisponde quindi a 772 imprese umbre.
Filomena D’Antini ha evidenziato il contributo della certificazione alla diffusione di strumenti per conciliare vita professionale e familiare, richiamando anche l’importanza dei congedi parentali, degli incentivi all’occupazione femminile e del Reddito di libertà per le donne vittime di violenza.
Camera di Commercio, contributi fino a 2.000 euro per la certificazione
La Camera di Commercio dell’Umbria sostiene le politiche di parità attraverso iniziative formative e strumenti economici dedicati alle imprese.
Tra questi figura il progetto “Pagina – Parità di genere in azienda”, realizzato con la consigliera regionale di Parità, che ha coinvolto 34 imprese.
Per il 2026 è stato inoltre previsto un bando per la certificazione della parità di genere, con contributi a fondo perduto fino a 2.000 euro per azienda.
Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio, ha richiamato l’attività dell’organismo nel promuovere formazione, accesso al credito e superamento degli ostacoli all’iniziativa economica delle donne.
Tra le iniziative culturali del Comitato è stato ricordato anche il teatro d’impresa “Le voci di fuori”, presentato nell’ambito del Festival per la Parità di genere.
Mencaroni e Meloni: educazione e autonomia economica al centro
Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha sottolineato il ruolo dell’educazione nel contrasto agli stereotipi, ribadendo che le capacità professionali e imprenditoriali non dipendono dal genere.
L’assessora regionale alle Politiche di genere, Simona Meloni, ha invece collegato l’occupazione femminile alle sfide demografiche dell’Umbria, tra denatalità e difficoltà nel trattenere i giovani talenti.
Meloni ha evidenziato la necessità di valorizzare le competenze delle donne, mediamente più istruite, e di favorire l’autonomia economica anche come strumento di contrasto alla violenza.
Le esperienze delle aziende certificate e il confronto istituzionale
Al convegno hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, degli ordini professionali e degli organismi impegnati nelle politiche del lavoro.
Tra gli interventi figurano quelli di esponenti di Arpal Umbria, Unioncamere, Ispettorato del lavoro, Inail, Inps e Regione Umbria, insieme ai rappresentanti degli ordini dei commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e giornalisti.
Le aziende Aboca, Tarkett e Sintagma hanno illustrato le rispettive esperienze nell’applicazione delle misure per la parità di genere.
Il confronto ha evidenziato come l’aumento dell’occupazione femminile debba accompagnarsi a migliori opportunità di carriera, retribuzioni e partecipazione imprenditoriale, affinché i progressi statistici si traducano in condizioni di maggiore uguaglianza nel mondo del lavoro.
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