La Puglia introduce nuove regole per le locazioni turistiche e brevi, affidando ai Comuni maggiormente interessati dai flussi turistici la possibilità di stabilire criteri e limiti per queste attività. Il Consiglio regionale ha approvato la legge “Disposizioni in materia di locazioni turistiche e modifiche alla legge regionale 1 dicembre 2017, n. 49”, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra sviluppo dell’accoglienza e disponibilità di abitazioni per i residenti.
La norma riguarda sia le attività svolte in forma imprenditoriale sia quelle non imprenditoriali, ma esclude gli immobili utilizzati come residenza principale del proprietario. Una scelta che punta a non penalizzare chi utilizza occasionalmente la propria abitazione per integrare il reddito.
Più poteri ai Comuni
La legge consente ai Comuni ad alta intensità turistica e ai capoluoghi di provincia di individuare, attraverso propri regolamenti, zone nelle quali introdurre specifici criteri per le locazioni turistiche.
Le amministrazioni dovranno valutare diversi elementi: il rapporto tra posti letto destinati agli affitti turistici e popolazione residente, la capacità delle strutture ricettive, le caratteristiche urbanistiche e l’impatto sulla disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili.
Potranno inoltre stabilire un rapporto tra superficie degli alloggi e numero massimo di ospiti, oltre a requisiti relativi ad accessibilità, condizioni igienico-sanitarie, qualità degli ambienti e servizi di connettività.
Decaro: «Tutela per le fasce più fragili»
Il presidente del Consiglio regionale Antonio Decaro ha difeso l’impostazione del provvedimento, sottolineando la necessità di evitare che la crescita turistica produca effetti negativi sulla popolazione residente.
«Questa legge risponde alle tante voci che ci stanno chiedendo di garantire loro la possibilità di costruirsi un futuro nella nostra terra: gli studenti fuori sede, le giovani coppie, chi sta pensando di mettere su famiglia».
Per Decaro, l’obiettivo non è contrastare il turismo, considerato una componente strategica dell’economia regionale, ma mettere i sindaci nelle condizioni di intervenire quando la pressione degli affitti turistici rischia di compromettere l’equilibrio dei quartieri.
«Il turismo non può e non deve diventare un nemico delle comunità locali», ha aggiunto, indicando nell’overtourism uno dei rischi da evitare.
Nessun limite alla casa in cui si vive
Uno degli aspetti centrali della legge riguarda la distinzione tra gli immobili destinati esclusivamente all’attività turistica e quelli che costituiscono la residenza principale dell’host.
Chi affitta la casa in cui vive non sarà interessato dai limiti che i Comuni potranno introdurre. Secondo i dati di ARET Pugliapromozione aggiornati a settembre 2026, l’87,13% delle locazioni turistiche e l’85,38% dei posti letto è gestito in forma non imprenditoriale.
Le nuove procedure
La legge stabilisce anche le modalità per avviare e modificare l’attività. Chi opera in forma imprenditoriale dovrà presentare una Scia, mentre per le attività non imprenditoriali sarà necessaria una Cia.
Le pratiche dovranno essere trasmesse esclusivamente online allo Suap del Comune nel quale si trova l’immobile. La documentazione dovrà attestare, tra l’altro, il possesso dei requisiti previsti dalla normativa antimafia, l’agibilità dell’alloggio e il rispetto delle disposizioni edilizie e igienico-sanitarie.
Eventuali variazioni dovranno essere comunicate entro 15 giorni, mentre per la cessazione dell’attività il termine sarà di 30 giorni.
Confermati Cir e banca dati regionale
La normativa regionale conferma inoltre la Banca dati regionale delle strutture ricettive e delle locazioni turistiche, utilizzata per finalità informative, statistiche e di monitoraggio.
Attraverso la registrazione sulla piattaforma regionale viene attribuito il Codice identificativo regionale (Cir). Il sistema opera in interoperabilità con la banca dati nazionale e si affianca quindi al Codice identificativo nazionale (Cin) previsto dalla normativa statale.
Le città interessate
La possibilità di adottare regolamenti specifici riguarda i Comuni classificati ad alta intensità turistica e i capoluoghi di provincia. Nell’elenco figurano, tra gli altri, Bari, Alberobello, Monopoli, Polignano a Mare, Ostuni, Fasano, Vieste, Otranto, Gallipoli, Lecce, Porto Cesareo e Taranto, oltre agli altri centri individuati dalla classificazione regionale.
Le finalità della legge
L’assessora regionale alle Politiche abitative Leuzzi ha sottolineato la necessità di intervenire sul rapporto tra mercato turistico e diritto all’abitare.
«Abbiamo scelto di preservare il diritto dei pugliesi di essere cittadini dei propri quartieri, dai quali sono oggi esclusi a causa dei prezzi inaccessibili degli affitti e delle vendite».
La nuova disciplina punta quindi a lasciare ai territori la possibilità di modulare le regole in base alle caratteristiche locali, senza applicare un unico modello a tutti i Comuni pugliesi.
L’obiettivo dichiarato è mantenere attrattiva la destinazione turistica, favorendo allo stesso tempo la permanenza dei residenti e la disponibilità di abitazioni destinate all’affitto di lungo periodo.
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