Crisi industriali, nel Veneziano coinvolti 2.411 metalmeccanici

Lo studio della Cisl Venezia fotografa le principali vertenze del settore nel 2026: dall’automotive alla siderurgia, passando per due ruote, aeronautica e Itc

Sono 2.411 i lavoratori metalmeccanici della provincia di Venezia coinvolti nelle crisi industriali aperte nel 2026. Il dato emerge da un’analisi della Cisl Venezia sui dati della Fim Cisl nazionale, che ha censito le principali situazioni di difficoltà del comparto. Le vertenze interessano aziende e settori differenti, da Speedline, Fantic Moto e Aprilia fino a Lafert, Peg Perego, SuperJet International e all’ex Ilva di Marghera. A incidere sul quadro sono anche le tensioni geopolitiche, le difficoltà negli approvvigionamenti, la contrazione di alcuni mercati e le trasformazioni legate all’intelligenza artificiale.

Geopolitica e industria sotto pressione

Secondo il segretario generale della Fim Cisl Venezia Matteo Masiero, gli scenari internazionali stanno avendo conseguenze dirette sulle strategie delle imprese.

«Le dinamiche geopolitiche che si stanno sviluppando in Medio Oriente – spiega il segretario generale della Fim Cisl Venezia Matteo Masiero – non aiutano il mercato in generale e, ancor meno, quello delle due ruote e dell’automobile. Infatti, tutto ciò sta avendo degli impatti sugli stretti più o meno navigabili e, di conseguenza, sui trasporti, sulle materie prime e gli approvvigionamenti».

A questo scenario si aggiungono il conflitto russo-ucraino iniziato nel febbraio 2022 e le scelte della presidenza americana di Donald Trump, elementi che secondo il sindacato stanno condizionando le decisioni industriali.

Le difficoltà si riflettono anche sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali, con un aumento delle ore di cassa integrazione soprattutto nei comparti legati a macchinari e impiantistica, automotive, elettrodomestico, siderurgia, biciclette e minuteria metalmeccanica.

Speedline e Fantic, i nodi di Santa Maria di Sala

A Santa Maria di Sala, uno dei territori maggiormente interessati dalle vertenze, Speedline coinvolge circa 270 lavoratori. Dopo la cessione al gruppo torinese Sigit, avvenuta a luglio, la situazione resta in fase di definizione e viene utilizzata in maniera significativa la cassa integrazione guadagni straordinaria.

Entro la fine di ottobre Sigit dovrebbe presentare alle organizzazioni sindacali il piano industriale, mentre per l’inizio di novembre è previsto un nuovo incontro al Ministero delle imprese e del Made in Italy, alla presenza dei commissari.

Sempre a Santa Maria di Sala rimane sotto osservazione Fantic Motor, con circa 110 dipendenti. L’azienda ha attraversato una fase complessa di Composizione negoziata della crisi e il sindacato auspica il raggiungimento di un nuovo equilibrio industriale.

Più delicata la situazione di Itallak, che conta 20 lavoratori. L’impresa sta utilizzando la cassa integrazione ed è stata avviata una procedura di uscita volontaria incentivata. L’assenza di un nuovo investitore potrebbe portare allo spostamento dell’attività a Mantova, nella sede principale del Gruppo Berman.

Automotive e due ruote, altre vertenze aperte

A Scorzè, la Da Lio Spa, con 120 dipendenti, affronta un mercato difficile ricorrendo parzialmente alla cassa integrazione ordinaria. A Rivale di Pianiga, invece, la Unus International Spa, che conta 16 lavoratori, attraversa una fase particolarmente complessa nel settore automotive.

Un capitolo importante riguarda anche Aprilia, che impiega circa 600 lavoratori tra Noale e Scorzè. Gli stabilimenti del gruppo Piaggio continuano a utilizzare ammortizzatori sociali in un mercato delle due ruote descritto come competitivo e in contrazione.

Per la Fim Cisl Venezia, i risultati sportivi ottenuti da Aprilia in MotoGp non producono automaticamente effetti sulle vendite. I siti veneziani hanno raggiunto una maggiore efficienza dopo il ridimensionamento effettuato negli anni precedenti, ma i prossimi mesi restano considerati delicati.

A Marghera, il sito veneziano dell’ex Ilva conta 45 lavoratori ed è ancora interessato da una fase di stallo. Prosegue la cassa integrazione straordinaria e viene atteso un nuovo confronto al Mimit dopo le manifestazioni e gli scioperi organizzati nelle ultime settimane.

Lafert e Peg Perego nel Veneto Orientale

Nel territorio di San Donà di Piave resta sotto osservazione la situazione di Lafert, che occupa 750 lavoratori. Le difficoltà relative all’approvvigionamento dei magneti sembrano essersi parzialmente ridotte, ma la situazione continua a essere monitorata.

Sempre a San Donà prosegue la vertenza di Peg Perego, che coinvolge 43 dipendenti. Dopo l’incontro del 19 ottobre nell’Unità di Crisi della Regione è stato raggiunto un accordo per la cassa in deroga, che resterà in vigore fino alla fine di aprile 2027.

Il prossimo passaggio sarà particolarmente importante: il primo dicembre, al Mimit di Roma, l’azienda presenterà il proprio progetto industriale.

SuperJet, ancora incerto il futuro

Resta aperta anche la vertenza di SuperJet International a Tessera, che interessa 95 lavoratori. L’azienda continua a non avere una soluzione definitiva per il futuro occupazionale del personale.

«Come Fim Cisl Venezia – prosegue Masiero – continuiamo a ribadire che serva un intervento chiaro del Gruppo Leonardo per ricollocare tutto il personale nei siti di Tessera. Questo rafforzerebbe ancora di più le azioni dell’azienda in Veneto dopo l’ultima acquisizione di Iveco Defence».

La crisi della società è legata al congelamento, nel 2022, delle azioni del socio di maggioranza russo.

L’intelligenza artificiale entra nello scenario

Tra le situazioni monitorate figura anche Filoblu, azienda di Santa Maria di Sala attiva nell’e-commerce, dove sono coinvolti 42 lavoratori su 114 complessivi e viene utilizzata la cassa integrazione straordinaria.

La Cisl guarda inoltre con attenzione al comparto dell’Information and Communication Technology, alla luce dei possibili effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione. Dopo la vicenda di Invest Cloud di Marghera, conclusa con le ultime uscite, l’attenzione si concentra anche su Capgemini, che conta 300 lavoratori nel sito di Marcon.

Nel comparto artigiano, infine, aumentano le richieste di cassa integrazione ordinaria nelle piccole imprese e nelle attività della metalmeccanica.

 

Redazione

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