Il turismo in Puglia è in crisi: crollo del 43% degli arrivi nel 2026

Flussi turistici in forte calo tra caro energia, meno voli e tensioni internazionali

Nel primo trimestre del 2026, la Puglia registra un drastico calo del turismo, con una diminuzione degli arrivi pari al -43% negli ultimi tre mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato riguarda l’intero territorio regionale, colpito da una contrazione significativa che coinvolge sia il turismo nazionale sia quello internazionale. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio sul turismo di Puglia Promozione, tra gennaio e marzo si è passati da 550mila turisti nel 2025 a 332mila nel 2026, con una perdita netta di 218mila visitatori. Il fenomeno si inserisce in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e aumento dei costi energetici, che stanno incidendo in modo diretto sulla mobilità e sulla domanda turistica.

Presenze in calo e impatto sulle strutture

La flessione riguarda anche il numero di pernottamenti, scesi da 1 milione e 203mila a 778mila, con una riduzione del 35%. Questo dato evidenzia una contrazione non solo degli arrivi ma anche della permanenza media, con effetti immediati sull’intero sistema ricettivo. Il comparto alberghiero risulta il più colpito, con 140mila notti in meno, seguito dall’extralberghiero (-54mila) e dalle locazioni turistiche (-24mila). La crisi appare trasversale, senza settori in grado di compensare il calo.

Il peso del turismo internazionale

A incidere maggiormente è la diminuzione dei flussi dall’estero, storicamente uno dei principali motori della crescita turistica pugliese. Gli arrivi internazionali passano da 177mila a 101mila, con una perdita di 76mila visitatori (-43%). Anche le presenze straniere diminuiscono sensibilmente, scendendo da 436mila a 283mila (-35%). Alla base di questo calo si colloca l’incertezza legata ai collegamenti aerei, fortemente condizionati dall’aumento del costo del carburante e dalla riduzione dei voli disponibili. Biglietti più costosi e minore offerta stanno rendendo meno accessibile la destinazione, soprattutto nei periodi di bassa stagione.

Turismo domestico in difficoltà

Anche il turismo interno mostra segnali negativi. Gli arrivi dal resto d’Italia calano da 373mila a 231mila (-38%), mentre le presenze scendono da 776mila a 495mila (-35%). In questo caso, a pesare è soprattutto il caro carburante, che incide direttamente sui viaggi in auto, modalità prevalente per gli spostamenti nazionali. L’aumento dei prezzi alla pompa porta a una riduzione dei soggiorni e a una maggiore prudenza nelle scelte di viaggio.

Scenario internazionale e trasporti

Il contesto globale contribuisce ad aggravare la situazione. Le tensioni in Medio Oriente, in particolare il conflitto in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz, stanno creando instabilità nell’approvvigionamento energetico. Questo si traduce in un aumento del prezzo del petrolio e del carburante aereo, con effetti immediati sul trasporto internazionale. Riduzione dei voli e rincari tariffari rappresentano un ostacolo concreto alla ripresa dei flussi turistici.

Le ripercussioni sono già evidenti nel settore dell’aviazione. “La guerra ci è già costata 50 milioni di dollari in più di carburante soltanto ad aprile. Se dovesse continuare e il prezzo dovesse rimanere a 150 dollari al barile, in un anno questa voce potrebbe salire a 600 milioni di dollari. L’Europa non è a rischio jet fuel fino a maggio, poi non si sa”, ha dichiarato Michael O’Leary, ceo di Ryanair. Parallelamente, Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20mila voli tra maggio e ottobre per contenere i consumi.

Impatto territoriale e timori per l’estate

Il calo dei flussi interessa tutte le province pugliesi, con Bari tra le più penalizzate (-93mila presenze), seguita da Foggia (-36mila), Lecce (-34mila), Brindisi (-28mila), Taranto (-14mila) e Bat (-11mila). Nessuna area riesce a sottrarsi alla contrazione, che colpisce sia le città d’arte sia le destinazioni costiere.

Gli operatori del settore guardano con preoccupazione ai prossimi mesi, in particolare alla stagione estiva, considerata decisiva per l’economia turistica regionale. Il timore è che le criticità legate ai costi energetici e ai trasporti possano protrarsi, compromettendo anche il periodo di maggiore afflusso. In gioco non c’è solo una stagione turistica, ma l’equilibrio di un intero sistema economico regionale.

Redazione

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