Gli agricoltori del tarantino e del leccese hanno atteso una trentina d’anni prima di veeder arrivare nei propri campi l’acqua proveniente dall’invaso del Pappadai, in comune di Monteparano. Tanti gli anni perché non c’era accordo di fatto tra regioni, consorzi e le tante altre sfaccettature della pubblica amministrazione.
Ora il lago si è riempito, lentamente ma si è riempito grazie alle piogge che hanno colmato prima l’invaso di Monte Cotugno, in Basilicata, e poi, dopo 160 chilometri di condotte anche il Pappadai. Il lago sarà il ristoro per diecimila/dodicimila ettari di terreno agricolo dell’area nord Salento: per loro ci saranno così risorse idriche stabili e programmabili.
Ma la Regione Puglia ha anche intenzione di attingere alle acque depurate per immetterle nei grandi laghi che si stanno formando in molti territori. Sarebbero delle grandi opportunità per abbassare la sete atavica di una regione che rimane quella con la maggiore vocazione agricola d’Italia.
Per Coldiretti Puglia il recupero del Pappadai, tra l’altro, deve inserirsi in una più ampia strategia regionale di realizzazione di infrastrutture indispensabili per aumentare la capacità di accumulo e la resilienza del sistema agricolo. Il cambiamento climatico, con periodi sempre più lunghi di siccità alternati a eventi meteorologici estremi, impone infatti una gestione moderna della risorsa idrica.
Oggi in Italia viene trattenuto appena l’11% dell’acqua piovana e diventa quindi prioritario accelerare la realizzazione degli invasi e il recupero delle opere esistenti – conclude Coldiretti Puglia – accompagnando gli investimenti con interventi di manutenzione straordinaria delle reti irrigue e delle infrastrutture di bonifica.
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