Una riduzione dell’Iva sui carburanti dal 22% al 10% come alternativa strutturale alle iniziative temporanee adottate dalle singole compagnie. È la proposta rilanciata da Angac aderente a Conf. PMI Italia, che interviene dopo l’annuncio del price cap di Eni su benzina e gasolio.
L’associazione riconosce il vantaggio immediato che il nuovo limite di prezzo può rappresentare per gli automobilisti, ma concentra l’attenzione sulle conseguenze per i gestori degli impianti e sulla durata limitata dell’iniziativa.
Secondo Angac, una misura fiscale nazionale consentirebbe di intervenire in maniera uniforme sull’intera rete, evitando differenze determinate dalle politiche commerciali delle singole compagnie.
La proposta di abbassare l’Iva è stata già formalmente presentata al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) con una lettera datata 31 agosto 2026.
Carburanti, la proposta di ridurre l’Iva dal 22% al 10%
Angac mette a confronto gli effetti del price cap Eni con quelli che, secondo i propri calcoli, deriverebbero da un abbassamento dell’aliquota Iva.
Come riferimento vengono utilizzati i prezzi medi dei carburanti nel Lazio di domenica 27 settembre 2026.
Per il gasolio, l’associazione indica un prezzo medio regionale di 2,358 euro al litro, contro i 2,190 euro previsti dal price cap Eni. Applicando un’Iva al 10%, secondo i calcoli presentati da Angac, il prezzo potrebbe scendere a 2,126 euro al litro, con un’ulteriore differenza di 6,4 centesimi rispetto al tetto della compagnia.
Per la benzina viene invece indicato un prezzo medio di 2,146 euro al litro. Il limite Eni sarebbe pari a 1,990 euro, mentre con l’aliquota Iva proposta dall’associazione il prezzo calcolato scenderebbe a 1,934 euro al litro, vale a dire altri 5,6 centesimi in meno.
Si tratta di elaborazioni presentate dall’associazione per sostenere la propria proposta fiscale.
Angac: una misura uguale per tutti i gestori
Il principale elemento evidenziato da Angac riguarda la portata della riduzione dell’Iva.
A differenza di un’iniziativa commerciale applicata da una singola compagnia, un intervento sull’aliquota riguarderebbe tutti gli operatori, indipendentemente dal marchio dell’impianto.
Secondo l’associazione, questa soluzione eviterebbe quindi di creare differenze tra gestori sulla base delle decisioni adottate dalle rispettive compagnie petrolifere.
Angac solleva inoltre interrogativi sulla durata del price cap e sugli effetti che potrebbero prodursi nel caso in cui gli altri operatori del settore decidessero di non adottare politiche analoghe.
Price cap Eni, il problema delle giacenze negli impianti
L’associazione pone poi l’attenzione su un aspetto che riguarda direttamente i gestori: il valore del carburante già presente nelle cisterne nel momento in cui viene applicata una riduzione del prezzo di vendita.
Secondo quanto riportato da Angac, Eni riconoscerebbe ai propri gestori un contributo una tantum di 1.500 euro per compensare la differenza economica relativa alle giacenze.
Per valutare l’effetto della misura, l’associazione presenta una simulazione costruita ancora una volta utilizzando come riferimento i prezzi medi indicati per il Lazio.
Nel caso del gasolio, la differenza tra i 2,358 euro del prezzo medio considerato e i 2,190 euro del price cap sarebbe pari a 16,8 centesimi al litro.
Per la benzina, invece, il confronto tra 2,146 e 1,990 euro produrrebbe una differenza di 15,6 centesimi al litro.
Giacenze, il calcolo su 20mila litri di carburante
Angac ipotizza quindi il caso di un impianto con 10mila litri di gasolio e altrettanti di benzina in giacenza.
In questa situazione, secondo l’elaborazione diffusa dall’associazione, la differenza economica complessiva ammonterebbe a 2.655,74 euro oltre Iva.
Il valore risulterebbe dunque superiore al contributo una tantum di 1.500 euro indicato per i gestori Eni.
È proprio su questa differenza che Angac concentra una parte delle proprie critiche, chiedendo che eventuali interventi sui prezzi tengano conto anche degli effetti economici sulle imprese che gestiscono gli impianti.
L’associazione ricorda inoltre le difficoltà che, secondo la propria ricostruzione, i gestori avrebbero già affrontato in occasione delle precedenti variazioni delle accise.
Gestori carburanti, Angac chiede interventi strutturali
Per Angac, dunque, il tema non riguarda esclusivamente il prezzo visualizzato dagli automobilisti al distributore. L’associazione chiede che vengano valutati contemporaneamente l’impatto sui consumatori e la sostenibilità economica delle attività di distribuzione.
Il timore espresso è che politiche commerciali particolarmente aggressive, se non accompagnate da meccanismi compensativi adeguati, possano produrre ulteriori difficoltà per una parte degli imprenditori del settore.
Sul dibattito relativo agli extraprofitti, Angac sceglie invece di non attribuire finalità specifiche all’iniziativa Eni, concentrando la propria posizione sui dati economici e sulla proposta fiscale.
La richiesta avanzata al Governo rimane quella di valutare una riduzione dell’Iva sui carburanti dal 22% al 10%, misura che, secondo l’associazione, permetterebbe di ottenere un effetto generalizzato sull’intera rete di distribuzione.
Il confronto sul price cap diventa così, per Angac Conf. PMI Italia, l’occasione per riportare al centro il tema di una strategia di più lungo periodo sui carburanti, capace di coinvolgere contemporaneamente automobilisti, gestori e operatori del mercato, superando la logica degli interventi limitati nel tempo.
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