Il turismo in Puglia continua a crescere, ma l’aumento dei flussi produce effetti differenti sul territorio regionale. Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati 3,7 milioni di arrivi, centomila in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una presenza straniera proveniente dall’Europa e dalle Americhe. Il settore rappresenta ormai il 15% del Pil pugliese e coinvolge oltre 120mila lavoratori. Accanto ai risultati economici emergono però criticità che assumono forme diverse nelle principali destinazioni: a Bari cresce la pressione degli affitti brevi, Alberobello chiede una cabina di regia, Gallipoli affronta i problemi legati alla movida e alle cosiddette “case pollaio”, mentre il Gargano registra una diminuzione degli arrivi.
Turismo internazionale in crescita in Puglia
La componente straniera continua a sostenere una parte significativa dello sviluppo turistico pugliese. I visitatori arrivano da diversi Paesi europei, ma anche dal Nord, Centro e Sud America.
Le ragioni che spingono a scegliere la Puglia sono molteplici. Per alcuni turisti il viaggio è legato alle origini familiari, mentre altri sono attratti dalla costa adriatica, dal patrimonio artistico e culturale o dall’enogastronomia.
Prodotti e piatti come burrata e spaghetti all’assassina hanno acquisito particolare visibilità anche sui social, contribuendo al racconto della destinazione insieme alle località balneari, ai centri storici e all’offerta culturale.
Il settore vale il 15% del Pil regionale
La crescita dei flussi alimenta una filiera che coinvolge strutture ricettive, ristorazione, stabilimenti balneari e numerose altre attività collegate.
Secondo i dati riportati, il turismo rappresenta il 15% del Pil della Puglia e occupa più di 120mila persone, con professionalità che non si limitano alle mansioni tradizionalmente associate all’ospitalità.
Accanto al personale di sala formato negli istituti alberghieri trovano spazio profili specializzati e manageriali. Tra i percorsi dedicati alla preparazione di queste figure rientra anche il corso di economia del turismo dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
A Bari cresce la pressione degli affitti brevi
Nel capoluogo pugliese uno dei principali effetti della crescita turistica riguarda il mercato immobiliare. Tra il 2017 e il 2024 gli affitti brevi a Bari sono aumentati del 244,6%.
Il fenomeno diventa particolarmente evidente nella città vecchia. A Bari Vecchia si superano infatti 40 appartamenti destinati alle locazioni brevi ogni 100 abitazioni occupate da residenti.
L’espansione di questa forma di ricettività si inserisce nel più ampio confronto sugli effetti che l’aumento della domanda turistica può produrre sulla disponibilità di alloggi per chi vive stabilmente nei quartieri maggiormente visitati.
Alberobello e Gallipoli alle prese con flussi e movida
Le problematiche cambiano spostandosi nelle altre destinazioni pugliesi. Alberobello, interessata da un’elevata presenza di visitatori, chiede una cabina di regia per gestire i flussi.
A Gallipoli l’attenzione riguarda invece sia le cosiddette “case pollaio” sia gli effetti della movida. Sul fronte del divertimento notturno è intervenuto anche il caso del Praja: dopo la sospensione della licenza per 15 giorni disposta dal Questore in seguito a gravi episodi di cronaca, la società ha deciso di chiudere definitivamente il locale.
Si tratta di situazioni differenti che mostrano come l’espansione turistica possa richiedere risposte specifiche in funzione delle caratteristiche delle singole destinazioni.
Il Gargano registra un andamento in controtendenza
Non tutta la Puglia procede però nella stessa direzione. Il Gargano presenta un dato opposto rispetto alla crescita osservata in altre aree della regione.
Nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi sono diminuiti dell’8,34% rispetto al periodo di confronto, segnando un’inversione rispetto all’andamento del 2025.
Il dato evidenzia una geografia turistica regionale non uniforme: mentre alcune destinazioni devono gestire una forte concentrazione di visitatori, altre affrontano una fase di riduzione dei flussi.
Più presenze non significano sempre maggiori incassi
Un ulteriore elemento arriva dal mondo della ristorazione. Alcuni operatori segnalano la presenza di un turismo maggiormente orientato a soggiorni o visite rapide, con una crescita dei flussi che non si tradurrebbe automaticamente in un aumento proporzionale degli incassi.
La questione si aggiunge alle pressioni sul mercato immobiliare e alle difficoltà legate alla concentrazione dei visitatori in determinate località.
I dati restituiscono così l’immagine di una Puglia fortemente attrattiva, ma caratterizzata da situazioni molto diverse tra costa, città e principali destinazioni turistiche. La gestione della crescita passa quindi dal rapporto tra sviluppo economico del settore, capacità dei territori di accogliere i visitatori e necessità quotidiane delle comunità residenti.
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