Olio, in Puglia parte la raccolta ma la filiera è sotto pressione

I prezzi dell’extravergine all’ingrosso sono scesi sotto i 5 euro al chilo. Finoliva lancia l’allarme su importazioni, costi produttivi e rischio di abbandono degli oliveti

In Puglia è iniziata la raccolta delle olive, ma la nuova campagna parte in un contesto particolarmente difficile per la filiera dell’olio extravergine italiano. Dopo Sicilia e Calabria, anche la principale regione olivicola italiana si prepara alla nuova produzione mentre gli operatori devono fare i conti con il forte calo delle quotazioni.

A lanciare l’allarme è Benedetto Fracchiolla, presidente di Finoliva Global Service, società benefit con sede a Bitonto che riunisce produttori, cooperative e associazioni e lavora esclusivamente con olio extravergine ottenuto da olive italiane.

Prezzi dimezzati in pochi mesi

Il dato più preoccupante riguarda il valore dell’olio extravergine grezzo. A fine settembre le quotazioni all’ingrosso si collocavano tra 4,40 e 4,90 euro al chilogrammo, contro i circa 9,30 euro di un anno prima.

La discesa è stata particolarmente marcata negli ultimi mesi. «Fino alla prima parte del 2026 stavamo attorno ai 7 euro, già in discesa ma con un valore che poteva essere gestito. Con l’estate il valore è crollato», spiega Fracchiolla.

A pesare ulteriormente è la presenza nei serbatoi di olio italiano rimasto invenduto dalla precedente campagna, una situazione che potrebbe aumentare la pressione sui prezzi durante la nuova raccolta.

La concorrenza dei Paesi extra Ue

Tra i fattori indicati dagli operatori c’è la crescente disponibilità di prodotto proveniente da Paesi extra europei, in particolare Tunisia e Marocco.

Il differenziale dei costi di produzione rappresenta uno degli elementi della competizione. Fracchiolla sottolinea in particolare il divario nel costo della manodopera e gli oneri sostenuti dalle aziende italiane per salari, contributi, adempimenti e contrasto al caporalato.

Un quadro che, secondo Finoliva, rende sempre più difficile mantenere la redditività della produzione nazionale.

Il nodo dei dazi

Un altro elemento riguarda gli scambi internazionali. L’olio tunisino destinato agli Stati Uniti, secondo quanto evidenziato da Fracchiolla, non sarebbe soggetto agli stessi dazi applicati al prodotto europeo, che deve invece confrontarsi con un prelievo del 15%.

Nel frattempo alcuni Paesi mediterranei extra Ue stanno sviluppando proprie filiere di imbottigliamento e commercializzazione, aumentando la pressione competitiva anche sui mercati internazionali.

L’impatto dei costi produttivi

Alla riduzione dei prezzi si aggiungono i costi energetici e quelli legati al carburante agricolo, che incidono sulle attività necessarie alla coltivazione e alla raccolta.

Il rischio, secondo gli operatori, è che la combinazione tra margini ridotti e spese crescenti renda sempre meno sostenibile la gestione degli oliveti, soprattutto nelle aree dove la produzione richiede maggiore impiego di manodopera.

Da qui anche il timore di un progressivo abbandono dei terreni agricoli, con conseguenze economiche e ambientali.

Superintensivo, una soluzione non sufficiente

Tra le possibili risposte viene spesso indicata la conversione verso sistemi di coltivazione superintensivi. Fracchiolla invita però alla cautela, ricordando che anche Spagna e Portogallo, Paesi nei quali questi modelli sono maggiormente diffusi, stanno affrontando le difficoltà del mercato.

Per l’operatore pugliese, puntare esclusivamente sull’aumento della produttività rischierebbe inoltre di mettere in secondo piano le caratteristiche delle produzioni tradizionali italiane, legate alla qualità e alla specificità territoriale.

Stato di crisi e controlli

Puglia e Calabria hanno già chiesto il riconoscimento dello stato di crisi per il comparto olivicolo. Secondo Finoliva, un eventuale via libera potrebbe contribuire ad alleggerire alcune delle difficoltà finanziarie che gravano sulle aziende.

Tra le proposte viene indicata anche l’introduzione della bolla elettronica, strumento che consentirebbe di monitorare con maggiore precisione i flussi di prodotto provenienti dall’estero e contrastare eventuali frodi nella commercializzazione dell’olio.

La sfida del prezzo giusto

Un altro fronte riguarda il rapporto con i consumatori e la valorizzazione del prodotto italiano.

Finoliva ha aderito al progetto Honest Food, che punta a garantire una remunerazione più equa lungo la filiera attraverso un prezzo di vendita coerente con il valore del prodotto e del lavoro necessario a realizzarlo.

La prima bottiglia di olio extravergine legata al progetto dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno nei punti vendita Crai.

 

Redazione

Seguici su

Aggiungi corrieredelleconomia.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Iscriviti
Notificami
0 Commenti

Articoli correlati

Gli agricoltori chiedono interventi contro il crollo dei prezzi riconosciuti alla produzione, l’aumento dei costi...
Le proteste degli autotrasportatori rallentano la distribuzione delle merci. Le maggiori difficoltà vengono segnalate tra...
Coldiretti Puglia sostiene l’introduzione del Dao, strumento digitale per tracciare i movimenti dell’olio importato e...

Altre notizie

Altre notizie