Riforma dell’artigianato, Confindustria Fvg chiede regole equilibrate

La legge 34 del 2026 apre alla revisione dei requisiti per le imprese artigiane. L’associazione interviene sull’ipotesi di ampliare i limiti dimensionali fino a 49 dipendenti.

La riforma dell’artigianato prevista dalla legge n. 34 del 2026 entra nel dibattito del sistema produttivo del Friuli Venezia Giulia. Confindustria Fvg considera condivisibile l’obiettivo di favorire crescita, innovazione e rafforzamento delle aziende, ma richiama l’attenzione sugli effetti che una nuova definizione di impresa artigiana potrebbe determinare nelle filiere produttive. Tra le ipotesi discusse figura infatti l’innalzamento fino a 49 dipendenti dei limiti dimensionali per diverse tipologie di attività. Il quadro definitivo sarà stabilito dai decreti attuativi previsti dalla legge.

La riforma punta alla crescita delle imprese

La nuova disciplina dovrà adeguare il settore alle trasformazioni intervenute nel mercato e nell’organizzazione delle aziende. La delega al Governo comprende la revisione dei requisiti dell’impresa artigiana e interventi destinati ad accompagnarne lo sviluppo dimensionale.

“Consentire alle imprese artigiane di crescere, innovare e rafforzarsi è un obiettivo condivisibile; il problema nasce quando aziende con dimensioni analoghe, inserite nelle stesse filiere e in concorrenza sugli stessi mercati, possono essere sottoposte a regole e costi significativamente differenti”, afferma Confindustria Friuli Venezia Giulia.

L’attenzione si sposta quindi sui decreti attuativi, dai quali dipenderà l’applicazione concreta dei principi contenuti nella riforma.

L’ipotesi di arrivare fino a 49 dipendenti

Uno dei temi emersi nel confronto riguarda la possibilità di estendere fino a 49 addetti i limiti previsti per alcune categorie di imprese artigiane.

Una modifica di questa portata potrebbe interessare soprattutto manifattura, meccanica, subfornitura, installazione e servizi tecnici, comparti nei quali operano realtà con caratteristiche e dimensioni molto diverse.

Secondo le elaborazioni presentate da Confindustria, lo scenario potrebbe coinvolgere tra 45mila e 60mila imprese manifatturiere con 18-49 addetti, per una platea stimata tra 1,3 e 1,8 milioni di lavoratori.

Il nodo delle condizioni applicate alle aziende

Tra gli elementi messi in evidenza dall’associazione c’è il diverso trattamento che può derivare dall’inquadramento delle imprese. Il possibile differenziale del costo del lavoro tra contratto industriale e artigiano viene stimato tra il 12 e il 18%.

Al quadro si aggiungono i contratti applicati, i sistemi di welfare e gli altri oneri collegati all’attività aziendale.

Sono aspetti sui quali Confindustria chiede particolare attenzione nella definizione delle nuove regole, soprattutto qualora l’ampliamento dei limiti portasse realtà artigiane e industriali di dimensioni simili a operare sempre più frequentemente nelle medesime filiere.

Zamò: industria e artigianato sono complementari

Il presidente di Confindustria Fvg, Pierluigi Zamò, precisa che l’intervento dell’associazione non intende mettere in contrapposizione i due comparti.

“Non c’è alcuna contrapposizione tra industria e artigianato – spiega Zamò – il sistema produttivo regionale vive della complementarità tra imprese di dimensioni e specializzazioni diverse. Ma quando aziende con struttura produttiva e organizzazione comparabili operano nello stesso mercato, bisogna evitare che la diversa classificazione giuridica produca un vantaggio competitivo non legato all’efficienza o alla capacità di innovare”.

Il richiamo è dunque alla necessità di costruire un quadro normativo capace di accompagnare l’evoluzione delle aziende senza alterare gli equilibri delle filiere.

Attesa per i decreti attuativi

La fase decisiva sarà rappresentata dall’adozione dei provvedimenti che dovranno tradurre la delega legislativa in criteri operativi. Saranno questi ultimi a definire limiti, requisiti e condizioni della nuova disciplina dell’artigianato.

“La crescita delle imprese va favorita – conclude Zamò – ma senza creare squilibri tra aziende che competono nelle medesime filiere. La riforma dovrà quindi accompagnare lo sviluppo dell’artigianato salvaguardando condizioni di concorrenza coerenti e trasparenti”.

 

Redazione

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