In Trentino il numero dei bar è diminuito del 9% tra il 2019 e il 2025, passando da 1.591 a 1.448 attività. Sono quindi 143 i pubblici esercizi in meno nell’arco di sei anni, con un impatto economico stimato in circa 43 milioni di euro. I dati emergono dallo studio di Confesercenti elaborato sulla base delle informazioni InfoCamere e inseriscono il territorio provinciale in una contrazione che interessa l’intero Paese.
Nel capoluogo il calo raggiunge il 9,7%, mentre l’associazione richiama anche le conseguenze sociali legate alla scomparsa dei servizi di prossimità. Per intervenire sul fenomeno, Confesercenti sta inoltre promuovendo una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare dedicata alla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi.
In Trentino il numero dei bar scende del 9%
La rete dei bar presenti sul territorio provinciale si è progressivamente ridotta nel periodo preso in esame. La diminuzione ha modificato anche il rapporto tra esercizi e popolazione: oggi si contano circa 2,4 bar ogni mille abitanti, contro i 2,7 del 2019.
Secondo le stime riportate da Confesercenti, la contrazione avrebbe determinato un impoverimento economico per il Trentino quantificabile in circa 43 milioni di euro, considerando gli effetti collegati a consumi, occupazione e gettito fiscale.
Il fenomeno locale si inserisce in un quadro nazionale ancora più marcato. In Italia le imprese del settore sono passate da 169.839 a 145.766 nello stesso arco temporale, con una diminuzione di 24.073 attività, pari al 14,2%.
Cambia la struttura delle imprese
Accanto alla riduzione del numero degli esercizi, i dati mostrano alcuni cambiamenti nella loro forma giuridica.
Nel 2025 la tipologia più diffusa tra i pubblici esercizi trentini è rappresentata dalle società di persone, con il 40,16%, seguite dalle imprese individuali al 38,98%.
Le società di capitale raggiungono invece il 20,30%, mentre le altre forme si fermano allo 0,56%.
Il confronto con il 2019 evidenzia soprattutto la crescita delle società di capitale, che sei anni prima rappresentavano il 14,16%. Nello stesso periodo si è ridotto il peso delle società di persone, allora al 44,13%, e delle imprese individuali, che rappresentavano il 40,16%.
A Trento 31 bar in meno
Nel capoluogo la riduzione risulta leggermente superiore alla media provinciale. Trento è passata da 319 a 288 bar, con 31 attività in meno e una flessione del 9,7%.
L’impatto economico associato alla diminuzione viene stimato in 9 milioni di euro, una quota vicina a un quarto del valore calcolato per l’intera provincia.
«Anche il nostro territorio è colpito da questo trend allarmante», afferma a Il Quotidiano, Federico Rigotti, presidente Fiepet del Trentino. Per Rigotti, alla componente economica si aggiunge quella sociale: «Quando un bar chiude, il danno non è solo a livello economico: le città e i centri storici perdono di attrattività, e la comunità perde un punto di incontro, un luogo in cui le persone possono fermarsi e mantenere vive le relazioni quotidiane».
Costi e nuove abitudini pesano sui pubblici esercizi
Alla base della contrazione vengono indicati diversi fattori. Tra questi figurano l’aumento dei costi per energia, materie prime, affitti e lavoro, particolarmente rilevanti per attività caratterizzate da un’elevata necessità di personale e da scontrini medi contenuti.
A incidere sono stati anche gli effetti della pandemia e i cambiamenti successivi nelle abitudini quotidiane. Lavoro da remoto e minori flussi nei centri urbani hanno modificato una parte dei consumi, interessando in particolare gli esercizi legati agli uffici e al pendolarismo.
A questi elementi si aggiungono la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, una maggiore selettività della domanda e la concorrenza di modelli alternativi. Nei territori demograficamente più fragili possono incidere inoltre invecchiamento e diminuzione della popolazione, mentre nei centri maggiori assumono maggiore peso affitti e costi fissi.
Carenza di personale, difficoltà nel ricambio generazionale e adempimenti amministrativi completano il quadro dei fattori indicati per spiegare la progressiva uscita dal mercato delle attività meno strutturate.
Raccolta firme fino al 25 novembre
Confesercenti sta promuovendo la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. La raccolta proseguirà fino al 25 novembre e punta a raggiungere le 50mila firme necessarie affinché il testo possa seguire l’iter previsto.
«Con questa raccolta chiediamo risposte alle difficoltà incontrate da tutta la rete dei servizi di prossimità», afferma Rigotti, secondo il quale la proposta punta a fornire alle amministrazioni strumenti per affrontare il fenomeno delle chiusure.
Dopo i gazebo organizzati a Trento il 17 e il 24 settembre, Confesercenti del Trentino sarà a Borgo Valsugana il 30 settembre per proseguire la raccolta delle sottoscrizioni.
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