Caro carburanti, Bari terza in Italia: l’auto costa 677 euro a famiglia

Lo studio di Clean Cities calcola il peso della dipendenza dall’auto privata nelle 13 città metropolitane italiane. Sul podio anche Cagliari e Reggio Calabria

Bari è la terza città metropolitana italiana più penalizzata dal caro carburanti e dalla dipendenza dall’auto privata. Secondo un’analisi di Clean Cities, la mobilità quotidiana basata sull’automobile pesa mediamente 677 euro all’anno per famiglia nel territorio barese.

Lo studio rientra nella campagna “Mind the Gap” e prende in esame le 13 principali città metropolitane italiane, mettendo in relazione consumi di carburante, prezzi alla pompa, parco veicolare e disponibilità di trasporto pubblico.

Sul podio con Cagliari e Reggio Calabria

Bari si colloca al terzo posto della graduatoria, preceduta da Cagliari, dove il costo medio arriva a 1.078 euro per famiglia, e da Reggio Calabria, con 800 euro.

Nelle grandi aree urbane analizzate, secondo Clean Cities, la dipendenza dai mezzi privati genera complessivamente quasi 5 miliardi di euro di costi ogni anno. La media si aggira intorno ai 600 euro per nucleo familiare.

Il valore assoluto più elevato riguarda invece Roma, dove l’extracosto complessivo raggiunge 1,14 miliardi di euro. A Milano la spesa media per famiglia è invece di 508 euro.

Il problema del trasporto pubblico

L’analisi evidenzia una particolare esposizione delle città del Mezzogiorno, dove la minore disponibilità di alternative alla mobilità privata aumenta l’impatto dei rincari.

Il problema non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma anche la possibilità concreta di rinunciare all’automobile per raggiungere il luogo di lavoro, la scuola o i servizi essenziali.

Quando autobus, tram e collegamenti ferroviari non sono sufficientemente capillari o frequenti, la domanda di carburante tende infatti a rimanere elevata anche quando i prezzi aumentano.

Prezzi in aumento, consumi quasi invariati

Lo studio individua anche una componente legata alle recenti tensioni sui mercati energetici.

Tra marzo e settembre 2026, secondo Clean Cities, l’aumento dei prezzi determinato dalla crisi dello stretto di Hormuz ha prodotto a livello nazionale circa 3,15 miliardi di euro di extracosti, pari a una media di 381 euro per famiglia.

La domanda di carburante nelle aree metropolitane si è dimostrata particolarmente rigida: a fronte di un aumento dei prezzi del 19,9%, i consumi sono diminuiti soltanto dello 0,35%.

«Una tassa sulla mancanza di alternative»

Per Clean Cities, il problema evidenzia l’esistenza di una sorta di costo indiretto legato alla carenza di alternative di trasporto.

«La vera tassa sul carburante non è soltanto quella che vediamo sul prezzo alla pompa: è anche quella che paghiamo quando non abbiamo alternative all’auto», ha dichiarato Claudio Magliulo, direttore di Clean Cities Italia.

L’organizzazione sottolinea quindi la necessità di investire in autobus, tram, metropolitane e ferrovie, con l’obiettivo di ridurre sia le emissioni sia la vulnerabilità delle famiglie rispetto alle oscillazioni del prezzo dei carburanti.

Tra le proposte indicate figura anche il social leasing di auto elettriche destinato alle fasce della popolazione con minori disponibilità economiche.

 

Redazione

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