Il caro carburanti continua a rappresentare una delle principali difficoltà per il settore dell’autotrasporto. Secondo CNA Fita, senza nuovi interventi nei prossimi mesi molte aziende potrebbero trovarsi in una situazione di forte difficoltà economica, fino al rischio di non riuscire più a sostenere le spese necessarie per il rifornimento dei mezzi.
L’associazione evidenzia che il problema non sarebbe legato alla proclamazione di uno sciopero, ma alla possibile mancanza di liquidità da parte di numerose imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni.
Il rischio segnalato da CNA Fita è che alcuni mezzi pesanti possano restare fermi nei piazzali a causa dell’aumento dei costi operativi.
L’organizzazione riconosce gli interventi già adottati dal Governo, tra cui i crediti d’imposta e la riduzione delle accise, ma ritiene che queste misure non siano sufficienti a fronteggiare l’incremento delle spese energetiche e gestionali.
La proposta di un Patto sociale sui carburanti
Per affrontare la situazione, CNA Fita propone la creazione di un Patto sociale sui carburanti, un insieme di interventi immediati e strutturali destinati a sostenere le imprese di autotrasporto.
L’obiettivo è distribuire in modo più equilibrato gli aumenti dei costi lungo tutta la filiera, garantire maggiore trasparenza nei meccanismi di prezzo e contrastare eventuali fenomeni speculativi.
Secondo l’associazione, il settore del trasporto merci necessita di strumenti capaci di assicurare continuità operativa, considerando il ruolo strategico dell’autotrasporto per il funzionamento dell’economia nazionale.
Le sei richieste avanzate al Governo
Il piano indicato da CNA Fita comprende sei interventi principali.
La prima richiesta riguarda l’introduzione obbligatoria del fuel surcharge, con un sistema pubblico e trasparente per il calcolo degli adeguamenti legati al prezzo del carburante. L’associazione chiede inoltre l’introduzione di sanzioni per chi applica richieste di ristorni considerate non corrette.
Tra le proposte figura anche lo stanziamento di risorse straordinarie per sostenere la liquidità delle imprese, senza differenziazioni basate sulla massa dei veicoli posseduti.
CNA Fita propone inoltre:
- la semplificazione e l’accelerazione delle procedure per ottenere i crediti d’imposta;
- l’aggiornamento dei valori indicativi di riferimento, includendo l’incidenza del carburante e i costi dei noli marittimi;
- un piano nazionale per aumentare la sicurezza nelle aree di sosta e nei parcheggi autostradali contro i furti di gasolio;
- un intervento del Governo presso le istituzioni europee per ottenere misure temporanee sulla tassazione del carburante.
Le richieste europee sulla fiscalità del gasolio
Tra gli interventi indicati da CNA Fita rientra anche la possibilità di chiedere all’Unione Europea alcune deroghe temporanee sui livelli minimi di tassazione.
L’associazione propone inoltre la sterilizzazione dell’Iva applicata sulle accise e una riduzione della soglia minima prevista per il gasolio commerciale.
Secondo CNA Fita, queste misure potrebbero contribuire a ridurre la pressione economica sulle imprese di trasporto e a mantenere operativo un comparto essenziale per la distribuzione delle merci.
L’autotrasporto chiede interventi per evitare il blocco del settore
CNA Fita sottolinea che l’eventuale fermo dei mezzi rappresenterebbe una conseguenza estrema e non un’iniziativa programmata di protesta.
L’associazione chiede un intervento rapido per evitare che la crisi dei costi energetici comprometta la capacità delle aziende di continuare a lavorare.
Il Patto sociale sui carburanti viene quindi indicato come uno strumento per garantire stabilità al comparto, tutelare le imprese e assicurare la continuità di un servizio considerato fondamentale per l’intero sistema economico.
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