Le famiglie della Marca Trevigiana hanno sostenuto 38 milioni di euro di extracosti energetici nei sei mesi successivi all’inizio della guerra del Golfo, secondo l’analisi di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.
Treviso si colloca al decimo posto tra le province italiane per aumento dei costi di energia elettrica, gas e altri combustibili domestici, mentre a livello regionale il Veneto ha registrato un incremento complessivo di 216 milioni di euro, secondo dato più elevato in Italia dopo la Lombardia.
Treviso tra le province più colpite dai rincari energetici
L’analisi di Confartigianato evidenzia l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sulle famiglie della provincia di Treviso. Tra febbraio e agosto 2026, la dinamica cumulata dei prezzi ha portato il Veneto al primo posto in Italia con una crescita del 14,8%, mentre nella Marca Trevigiana il rincaro ha raggiunto il 15%, risultando il secondo aumento più elevato tra le province italiane.
Secondo i dati elaborati dall’associazione, l’incremento dei costi energetici ha determinato un aumento medio di 43 euro per persona nella provincia di Treviso, un valore vicino ai 44,4 euro della media veneta.
L’impatto sulle famiglie e sulle imprese
Il presidente provinciale di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana Armando Sartori ha sottolineato il peso dei rincari sul sistema economico. “I numeri dell’analisi di Confartigianato sono impietosi — spiega Sartori —, i 38 milioni di extracosto significano una media di aumenti dell’energia di 43 euro a persona nella Marca Trevigiana”.
Secondo il presidente dell’associazione, il peso maggiore dei costi energetici ricade però sulle imprese, in particolare sulle micro e piccole aziende.
Le piccole imprese italiane, secondo il rapporto di Confartigianato, pagano per l’elettricità 3,7 miliardi di euro in più rispetto alla media europea, con un’incidenza del fisco in bolletta superiore del 47,4% rispetto all’Unione europea.
Le bollette elettriche delle piccole imprese italiane
Il rapporto evidenzia come il costo dell’elettricità per le piccole imprese italiane sia tra i più elevati d’Europa. Il prezzo medio raggiunge 25,99 centesimi di euro per kWh, un valore superiore del 17,9% rispetto alla media europea, pari a 22,04 centesimi per kWh.
Con questi livelli, l’Italia si colloca al terzo posto nell’Unione europea per costo dell’elettricità per le piccole imprese, dietro Irlanda e Germania.
Il peso di tasse e oneri in bolletta
Secondo Confartigianato, una delle principali componenti che incidono sui costi riguarda il prelievo fiscale e parafiscale presente nelle bollette. Accise e oneri generali di sistema determinano un carico superiore del 47,4% rispetto alla media europea, pari a 5,44 centesimi per kWh. Questo valore rappresenta il terzo livello più alto in Europa dopo Polonia e Cipro.
L’associazione evidenzia inoltre che il peso fiscale tende a diminuire con l’aumento dei consumi: le grandi imprese energivore registrano un prelievo inferiore alla media europea, mentre le aziende con consumi inferiori a 20 MWh subiscono un divario del 75,5% rispetto alla media Ue.
La richiesta di un riequilibrio per le piccole aziende
Confartigianato sottolinea la necessità di modificare il sistema di distribuzione dei costi energetici. “Il caro-energia frena la competitività delle piccole imprese — rimarca il presidente Armando Sartori —. Tra gli interventi strutturali da attuare con urgenza c’è il riequilibrio del carico fiscale e degli oneri generali di sistema nelle bollette elettriche delle diverse dimensioni di imprenditori”.
Secondo l’associazione, il sistema attuale penalizza le aziende di minori dimensioni, chiamate a sostenere costi più elevati rispetto ai grandi consumatori di energia.
Competitività e transizione energetica
Confartigianato evidenzia che il tema dell’energia è collegato direttamente alla capacità delle imprese di competere sui mercati europei. L’obiettivo indicato dall’associazione è arrivare a condizioni più equilibrate per accompagnare le imprese nella transizione energetica e sostenere il sistema produttivo.
“Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque per competere in Europa”, ha concluso Sartori.
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