Il lavoro straniero in Umbria non è più un fenomeno marginale, ma una componente stabile del mercato occupazionale regionale. A sottolinearlo è Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, commentando i dati più recenti sulle assunzioni.
“I numeri confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire”.
Imprese che assumono: il perimetro del dato
Nel 2024 in Umbria oltre 22mila imprese hanno dichiarato l’intenzione di effettuare nuove assunzioni. Di queste, 8.750 aziende hanno programmato anche l’ingresso di lavoratori stranieri.
Il dato del 39,7% riguarda esclusivamente le imprese che hanno espresso un fabbisogno occupazionale, non l’intero universo delle attività economiche. In altre parole, quasi quattro imprese su dieci tra quelle che assumono prevedono personale immigrato.
Il confronto con la media nazionale (34,4%) colloca l’Umbria sopra il dato italiano, all’ottavo posto tra le regioni. Il lavoro straniero interessa settori chiave come agricoltura, manifattura, costruzioni, turismo e servizi alla persona, dove rappresenta un elemento di continuità produttiva.
Una assunzione su quattro riguarda lavoratori stranieri
Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale.
Significa che una assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale (23,4%) e si posiziona al nono posto per incidenza.
Il fabbisogno non si limita a mansioni operative o stagionali, ma coinvolge anche figure tecniche e professionali, segno di una domanda distribuita lungo l’intera filiera produttiva.
Un elemento critico resta la difficoltà di reperimento, che interessa anche il personale straniero, seppur in misura inferiore rispetto ai lavoratori italiani.
Febbraio 2026: stabilità in controtendenza
Nel mese di febbraio 2026, le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2025.
A livello nazionale, invece, si registra un saldo negativo di 7.130 assunzioni su base annua.
In Umbria, tuttavia, il 51,6% delle assunzioni programmate viene indicato come di “difficile reperimento”: più di una su due. Il dato conferma il disallineamento tra competenze disponibili e richieste del mercato.
Il trimestre febbraio-aprile 2026: flessione contenuta
Nel trimestre febbraio-aprile 2026 le assunzioni programmate in Umbria scendono da 18.100 a 16.820, con una riduzione del -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il calo è inferiore alla media nazionale, che registra una contrazione del -18,5% (quasi 96mila assunzioni in meno).
La dinamica regionale segnala una prudenza nella programmazione, più che un arretramento strutturale.
Lavoro straniero e competitività regionale
I dati delineano un sistema produttivo in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale: quasi 18mila ingressi l’anno e un’incidenza superiore alla media italiana.
In un contesto segnato da invecchiamento demografico e riduzione della forza lavoro, la capacità di attrarre, formare e integrare competenze diventa un elemento decisivo per la sostenibilità economica del territorio.
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