Uva da tavola pugliese, export in crescita ma resta il nodo dei prezzi

Coldiretti Puglia chiede più equilibrio nella filiera: tra le priorità reciprocità nelle regole, trasparenza dei prezzi, catasto varietale e nuovi mercati esteri

L’uva da tavola pugliese vive una fase di forte crescita sui mercati internazionali ma deve affrontare difficoltà legate ai prezzi e alla concorrenza. La Puglia rappresenta il principale polo produttivo italiano, con oltre la metà delle superfici nazionali coltivate, ma secondo Coldiretti Puglia il valore riconosciuto alle imprese agricole non sarebbe sempre adeguato rispetto alla qualità e agli investimenti sostenuti negli anni. Il tema è stato affrontato durante il tavolo regionale sull’uva da tavola convocato dall’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli, con al centro filiera, competitività e regole di mercato.

La Puglia leader nella produzione italiana

La filiera dell’uva da tavola pugliese rappresenta una delle eccellenze dell’agricoltura regionale. Sono circa 25mila gli ettari coltivati in Puglia sui circa 47mila ettari complessivi nazionali, una quota superiore al 53% della superficie italiana.

Negli anni il comparto ha investito nella specializzazione produttiva, nella qualità e nell’innovazione varietale, con una crescita delle uve apirene, cioè senza semi, e delle produzioni orientate alle esigenze dei consumatori e dei mercati internazionali.

Proprio questa evoluzione ha portato Coldiretti Puglia a sottolineare l’importanza dell’inserimento delle uve senza semi nel disciplinare dell’Igp Uva di Puglia, così da valorizzare una delle principali innovazioni sviluppate dalle aziende regionali.

Il confronto sulla filiera e sulle regole di mercato

Durante il tavolo regionale, Coldiretti ha evidenziato la necessità di rafforzare gli strumenti che consentono alle imprese agricole di ottenere un maggiore riconoscimento economico per le proprie produzioni. Tra le richieste avanzate dall’organizzazione agricola figura il principio della reciprocità nelle regole commerciali.

Secondo Coldiretti, le produzioni provenienti dai Paesi terzi destinate al mercato europeo dovrebbero rispettare condizioni equivalenti a quelle richieste agli agricoltori dell’Unione europea in materia di:

  • sicurezza alimentare;
  • utilizzo dei fitofarmaci;
  • tutela del lavoro;
  • rispetto ambientale;
  • tracciabilità.

L’obiettivo indicato è garantire una concorrenza basata sulle stesse condizioni.

Catasto varietale e maggiore programmazione

Tra gli strumenti proposti c’è anche la realizzazione di un catasto varietale dell’uva da tavola, utile a raccogliere informazioni aggiornate sulle superfici coltivate, sulle varietà presenti e sulla distribuzione territoriale delle produzioni.

Secondo Coldiretti, una conoscenza più precisa della base produttiva permetterebbe una migliore programmazione del comparto, aiutando a gestire l’offerta in relazione alla domanda del mercato.

L’associazione chiede inoltre maggiore trasparenza nella formazione del prezzo lungo la filiera e un rafforzamento del contrasto alle pratiche commerciali sleali.

Export vicino al miliardo di euro

Nonostante le difficoltà sul mercato interno, l’uva da tavola pugliese mantiene una forte vocazione internazionale. Nel 2025 il valore delle esportazioni ha raggiunto una cifra vicina al miliardo di euro, confermando il ruolo della Puglia sui mercati esteri.

Un’ulteriore opportunità arriva dal settore logistico: il 3 ottobre è previsto da Grottaglie il primo cargo con destinazione Istanbul, un collegamento che potrebbe ampliare le possibilità di esportazione verso nuovi mercati internazionali.

Secondo Coldiretti Puglia, l’apertura di nuove rotte commerciali rappresenta un’opportunità per aumentare la presenza dell’uva regionale all’estero.

Il problema dei prezzi nella grande distribuzione

Accanto alla crescita dell’export resta però il tema della remunerazione sul mercato nazionale. Coldiretti evidenzia una differenza tra il prezzo riconosciuto all’origine e quello finale pagato dal consumatore.

Secondo l’organizzazione, una cassetta da 2,5 chilogrammi venduta a 0,99 euro al chilo arriva a un valore complessivo di 2,475 euro per il consumatore, mentre all’origine il prezzo dell’uva può scendere fino a 0,30-0,40 euro al chilogrammo.

Sul prodotto incidono inoltre diversi costi, tra cui:

  • confezionamento;
  • cartoncino e copertura;
  • etichettatura;
  • trasporto;
  • raccolta;
  • pedane;
  • reggette;
  • quota di fine anno;
  • Iva.

Secondo Coldiretti, il rischio è che le promozioni della grande distribuzione comprimano il valore riconosciuto ai produttori agricoli.

La richiesta di una filiera più equilibrata

Per Coldiretti Puglia la priorità è costruire una filiera capace di distribuire meglio il valore generato.

Il direttore Pietro Piccioni ha sottolineato la necessità di rendere più trasparente la formazione del prezzo, contrastare le pratiche commerciali sleali e favorire contratti di filiera in grado di garantire maggiore stabilità nei rapporti commerciali.

L’obiettivo indicato è rafforzare un comparto che continua a rappresentare una delle principali produzioni agricole pugliesi, coniugando crescita sui mercati esteri e sostenibilità economica per le imprese.

 

Redazione

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