Dott. Biagio Rapone: «Con l’acido ialuronico il rialzo del seno mascellare è meno invasivo e più rapido»

Approccio crestale al posto della finestra laterale, materiale naturale al posto del biomateriale di sintesi, impianto inserito nella stessa seduta: il dottor Biagio Rapone, chirurgo odontoiatra, descrive una procedura mini-invasiva che si inserisce nella visione olistica dello studio.

Nella zona posteriore della mascella, dove un tempo c’erano i molari, capita di frequente che manchi osso sufficiente per inserire un impianto. La causa è quasi sempre la stessa: il seno mascellare, una cavità pneumatica che in assenza di denti tende a espandersi verso il basso, riducendo progressivamente l’altezza verticale e lo spessore del tessuto osseo. Per decenni la soluzione è stata il grande rialzo del seno mascellare con approccio laterale e biomateriale: una procedura clinicamente solida ma impegnativa, che richiede un primo intervento per ricostruire l’osso, sei mesi di attesa, e un secondo intervento per l’inserimento impiantare, e ancora mesi prima della protesi definitiva. Un percorso complessivo di circa un anno e mezzo.

Oggi esiste un’alternativa che modifica in modo significativo questo percorso. Allo Studio dentistico del Dott. Biagio Rapone di Bari la procedura con acido ialuronico viene eseguita con regolarità, e si inserisce nella stessa filosofia olistica che guida tutte le scelte cliniche dello studio: ridurre l’invasività, contenere il ricorso ai farmaci, privilegiare materiali biologicamente compatibili con l’organismo. È il dottor Rapone a descriverla, chirurgo odontoiatra, con oltre cento pubblicazioni internazionali e una lunga esperienza in implantologia e chirurgia ossea rigenerativa.

Il problema dell’osso mancante e la tecnica classica

«Il grande rialzo del seno mascellare (“Sinus Lift”) è una tecnica chirurgica che viene utilizzata in assenza di osso nelle zone posteriori della mascella», spiega Rapone. «In letteratura esiste un valore di riferimento: con almeno 5 millimetri di osso residuo è possibile eseguire un mini rialzo crestale. Al di sotto di quel valore la predicibilità di successo diminuisce e si rende necessario un grande rialzo. Con la tecnica tradizionale si apriva lateralmente, si creava una botola ossea, si sollevava la membrana di Schneider (il rivestimento interno del seno), si inseriva il biomateriale, e dopo sei mesi si riapriva chirurgicamente in cresta per inserire l’impianto. In totale, circa un anno e mezzo prima di arrivare alla consegna della protesi definitiva.»

Un percorso che il Dott. Rapone stesso ha eseguito numerose volte con la tecnica classica e che descrive come efficace, ma associato a gonfiori post-operatori rilevanti, tempi di recupero più lunghi e a un rischio, non trascurabile, di perforazione della membrana di Schneider, la sottile membrana che riveste internamente il seno mascellare. Una perforazione che, nei casi più seri, comportava il rinvio dell’intervento.

Acido ialuronico: un componente naturale che diventa impalcatura per l’osso

La tecnica con acido ialuronico parte da un principio diverso. L’acido ialuronico è un componente naturale del tessuto connettivo umano, già presente nell’organismo: non è un materiale estraneo. Nella formulazione utilizzata per il rialzo del seno mascellare viene impiegata una versione a lento riassorbimento e a consistenza densa, che mantiene la forma nel tempo. Una scelta che rispecchia, ancora una volta, l’impostazione integrata dello studio: privilegiare ciò che il corpo riconosce come proprio.

«Con questa tecnica si agisce in maniera crestale, quindi con un semplice forellino, senza dover aprire lateralmente», descrive il Dott. Rapone. «Si inietta l’acido ialuronico, che crea un effetto tenda sollevando la membrana del seno mascellare in modo delicato. Essendo un liquido denso che spinge la membrana anziché sollevarla meccanicamente con strumenti dedicati, il rischio di perforazione si riduce in modo significativo rispetto all’uso di strumenti rigidi. Subito dopo si inserisce l’impianto, che funge sia da tappo che da struttura di mantenimento dello spazio creato.»

La rigenerazione ossea: il ruolo del sangue come materiale biologico

Il meccanismo che porta alla formazione di nuovo osso ricalca un principio consolidato nella medicina rigenerativa: creare e mantenere uno spazio, e lasciare poi che il sangue, ricco di fattori di crescita, lo colonizzi e generi tessuto osseo.

«Il principio è lo stesso che guida l’utilizzo dei biomateriali: mantenere uno spazio e consentire al sangue di rigenerare», spiega il Dott. Rapone. «Il nostro sangue è uno dei migliori rigenerativi a nostra disposizione. Con questa tecnica abbiamo un effetto tenda, inseriamo un materiale a lento riassorbimento composto della stessa sostanza di cui è fatto il nostro corpo, e il sangue può generare osso in tempi sensibilmente più rapidi. Nel giro di quattro o cinque mesi il paziente arriva alla riabilitazione protesica, contro i diciotto mesi circa della tecnica classica.»

Il Dott. Rapone riferisce di disporre di documentazione radiografica, attraverso TAC di confronto pre e post-intervento, che evidenzia la quantità di osso rigenerato dopo la procedura.

Minore invasività, tempi più brevi, percorso più sostenibile

Rispetto alla tecnica tradizionale, il rialzo con acido ialuronico comporta una serie di vantaggi concreti su più fronti. Il gonfiore post-operatorio tende a essere più contenuto. Non è necessario un secondo intervento per inserire l’impianto, e questo elimina tempi di attesa e una seduta chirurgica aggiuntiva. Il numero di controlli in poltrona si riduce. E il costo complessivo per il paziente risulta più contenuto: l’acido ialuronico ha un costo inferiore al biomateriale e la minore complessità procedurale si riflette sulla tariffa finale.

«Con questa tecnica i costi per il paziente si riducono in modo significativo rispetto al grande rialzo classico», conferma il Dott. Rapone. «Per noi è una scelta che ha senso solo se va a vantaggio del paziente. È sul paziente che si lavora, e su quello che lui poi porta come soddisfazione e come passaparola. Inoltre, nel nostro studio è possibile ricorrere alla sedazione cosciente, che può essere somministrata per via inalatoria: si tratta di una tecnica che permette di ridurre l’ansia del paziente mantenendolo vigile ma rilassato.»

Una tecnica chirurgica dentro una visione integrata

Il grande rialzo del seno mascellare con acido ialuronico si inserisce nella filosofia complessiva che caratterizza lo Studio del Dott. Rapone: ridurre l’invasività, contenere il ricorso ai farmaci, utilizzare materiali il più possibile vicini alla biologia del paziente. Prima dell’inserimento dell’impianto, il sito chirurgico viene decontaminato con ozono gassoso e laser terapia, per ridurre in modo significativo la carica batterica e favorire la guarigione. Dopo l’intervento i controlli nel tempo comprendono test clinici documentati, non solo la verifica radiologica dell’impianto. Una sequenza che riflette il modello integrato dello studio, in cui ogni passaggio è ancorato a strumenti diversi che lavorano insieme.

«Quello che vorrei sottolineare è importante: prevenzione, conservazione di ciò che si ha, e arrivare alla chirurgia solo in ultima analisi», dice il Dott. Rapone. «E quando ci si arriva, ci si arriva in maniera competente, precisa e attenta a tutelare il paziente.»

Redazione

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