Taranto. La Cisl contro la drammatica prospettiva di licenziamento nell’indotto ex Ilva

Il sindacato chiede l’intervento del Governo. Situazione senza soluzione.

Giuste, giustissime le azioni dei sindacati nei confronti del Governo o di chicchessia per la tutela dell’occupazione a Taranto, nella grande acciaieria e del suo indotto. Non c’è però alcuna possibilità, a parte quelle fantasiose, di riaprire l’area a caldo dopo la sentenza della magistratura milanese. Non ci sarebbe alcun manager che si prenderebbe la briga di firmare atti in questa situazione. Per rivedere una colata continua, un alto forno funzionare si dovrebbe spostare lo stabilimento in altre zone del mondo.

Con la sentenza della Magistratura non sarà più possibile avere l’acciaio dal minerale ma solo dal rottame: tutti se ne devono fare una ragione. Così è, ma giustamente la Cisl di Taranto Brindisi, largamente intesa, condivide e sostiene tutte le iniziative di protesta e di sciopero attuate dai lavoratori impegnati a qualsiasi titolo nel perimetro della Acciaieria tarantina, per rivendicare nei confronti del Governo soluzioni di prospettiva socialmente sostenibili, contro le migliaia di licenziamenti valutati ad oggi, in conseguenza della fermata dell’area a caldo.

Al contempo, insieme con la difesa dell’occupazione e per scongiurare soluzioni ambientalmente drammatiche, auspicano la condivisione concreta delle istituzioni territoriali, nel rivendicare insieme con tutti i sindacati, politiche industriali che non prescindano da una produzione siderurgica che abbia una visione industriale moderna, al passo con i tempi. Produzione che sarà possibile concepire, in quantità necessaria, a condizione che l’ex Ilva riattivi un ciclo produttivo sostenibile e che lo Stato si ascriva ruolo attivo, sia in termini di investimenti, sia di regia funzionale a bloccare ogni rischio di azzeramento della produzione primaria. La Cisl Taranto Brindisi, con il proprio Coordinamento industria in coerenza con quando sostenuto nel tempo, continua a ritenere che non ci debba mai essere contrapposizione tra produzione, sostenibilità ambientale, salvaguardia occupazionale, salute e sicurezza dentro e fuori la fabbrica.

Ciò, a maggior ragione in questa fase storica di transizioni epocali e di riconversioni, che possono e devono rendere coerenti e correlati i piani di de-carbonizzazione con le nuove prospettive industriali. Sarà questo il modo per scongiurare la subalternità dell’economia italiana ai grandi player mondiali dell’acciaio extra-UE (come la Cina), per la progressiva perdita di controllo strategico sui grandi impianti di produzione a ciclo integrale, come appunto l’ex Ilva. La Cisl Taranto Brindisi, con il proprio Coordinamento industria in attesa dell’incontro convocato dal Governo per domani, puntualizza che nessuna/o delle lavoratrici e dei lavoratori di Taranto, dell’intero territorio e di altri limitrofi che per lavorare nello stabilimento siderurgico confluiscono nell’area industriale ionica, intende vivere di ammortizzatori sociali quanto, invece, di occupazione stabile, produttiva anche alternativa, che metta a riparo la coesione sociale di questa parte di Mezzogiorno nel quadro dei legittimi interessi del Paese.

Redazione

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