“Non serviranno scioperi, saranno i costi a fermare i camion”. È questo l’allarme lanciato da Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere, dopo l’improvvisa interruzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, conclusi senza accordo in meno di 24 ore.
A preoccupare ulteriormente è l’ipotesi di un blocco navale dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico petrolifero mondiale. Una crisi che potrebbe tradursi rapidamente in un aumento dei prezzi dell’energia e in forti tensioni sulle forniture.
Autotrasporto a rischio paralisi
Secondo Ruote Libere, le conseguenze per il settore potrebbero essere immediate. Il prezzo del gasolio potrebbe arrivare fino a 3 euro al litro, con possibili problemi anche sul fronte della disponibilità.
“Siamo di fronte a uno scenario estremamente pericoloso – afferma Franchini – perché mettere a rischio Hormuz significa mettere a rischio il rifornimento energetico globale”.
Il timore principale è che l’intero comparto si fermi non per protesta, ma per impossibilità economica, con effetti a catena su tutta la filiera produttiva.
Accise e politiche interne sotto accusa
Alla crisi internazionale si aggiungono criticità nazionali. Ruote Libere punta il dito contro il Decreto-Legge 33/2026, che ha modificato il sistema delle accise.
Secondo l’associazione, il rimborso sul carburante per gli autotrasportatori è sceso da circa 27 centesimi a poco più di 7 centesimi al litro, con una perdita significativa per le imprese.
“È un meccanismo penalizzante – sottolinea Franchini – che colpisce soprattutto le aziende più strutturate e quelle che operano nel rispetto delle normative ambientali”.
Imprese penalizzate e filiere in difficoltà
Le aziende che hanno investito in mezzi più moderni e sostenibili, come Euro 5 ed Euro 6, si trovano oggi a sostenere costi più elevati senza adeguati ristori.
Questo scenario rischia di tradursi in una doppia penalizzazione: aumento dei costi del carburante e riduzione degli aiuti, con conseguenze dirette sulla competitività del settore.
Proteste difficili, ma crisi inevitabile
Un ulteriore elemento riguarda il quadro normativo. Le recenti norme sulla sicurezza rendono più complessi eventuali blocchi stradali, limitando di fatto le forme di protesta tradizionali.
Tuttavia, come evidenziato da Franchini, il problema resta: “Non ci fermeremo per scelta, ci fermeranno i costi”.
Appello alle istituzioni
Ruote Libere lancia quindi un appello urgente al Governo e all’Unione Europea. Servono interventi immediati per evitare il collasso del settore, considerato strategico per l’economia nazionale.
“L’autotrasporto è l’infrastruttura invisibile del Paese – conclude Franchini – e se si ferma, si blocca l’intero sistema produttivo”.
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