Nel corso del 2024, l’Italia ha registrato un calo delle domande di brevetto europeo: sono state 4.612, contro le 4.780 del 2023, con una flessione del -3,5%. Un dato che non rappresenta un crollo, ma che evidenzia un rallentamento dell’innovazione industriale, proprio mentre la competizione internazionale chiede più originalità, ricerca e tutela delle idee.
A preoccupare è l’andamento irregolare tra le regioni, che mostra una “geografia a scacchiera” dell’innovazione. Se alcune aree crescono, come la Toscana (+15,1%) o l’Emilia-Romagna (+7,5%), altre arretrano in modo netto. Tra queste spicca l’Umbria, che registra una delle peggiori performance a livello nazionale, con un crollo del -26,7%: da 45 a 33 brevetti in un solo anno.
Umbria: innovazione in frenata nonostante due università
L’Umbria dispone di asset importanti: due università (l’Università degli Studi di Perugia e l’Università per Stranieri), un ecosistema industriale diversificato e numerose iniziative di supporto alla digitalizzazione. Tuttavia, secondo Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, il collegamento tra ricerca e impresa resta troppo debole, soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese: “Brevettare significa creare valore e occupazione qualificata” ha affermato, sottolineando l’urgenza di una sinergia concreta tra atenei, istituzioni e imprese.
Il dato umbro è significativo anche perché va in controtendenza rispetto al Centro Italia, che nel complesso ha registrato un +4,7%. Questo evidenzia che non si tratta di una semplice fluttuazione statistica, ma di un indebolimento strutturale del potenziale innovativo, che rischia di compromettere competitività e attrattività per investimenti esterni.
Dove si innesta il problema: il nodo del trasferimento tecnologico
Le università umbre lavorano già per favorire la nascita di spin-off, la valorizzazione della ricerca e il supporto all’imprenditorialità. Allo stesso tempo, strutture come l’Umbria Digital Innovation Hub e progetti europei come Vitality si concentrano sul supporto alla trasformazione digitale e alla prototipazione. Eppure, il numero di brevetti cala. Segno che la trasmissione delle competenze verso il sistema produttivo è ancora lenta, frammentata e spesso non accessibile alle PMI.
Serve quindi una “cinghia di trasmissione” più efficiente, capace di:
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individuare idee brevettabili nei dipartimenti universitari;
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fornire strumenti rapidi di tutela della proprietà intellettuale;
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costruire progetti congiunti tra impresa e ricerca;
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offrire incentivi concreti per prototipi e test su scala industriale.
Sistema camerale in campo per colmare il divario
Il sistema camerale può giocare un ruolo strategico in questa transizione. Come ha ricordato Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, “l’innovazione resta un pilastro della competitività”, ma per sostenerla serve un dialogo costante tra ricerca e produzione. Iniziative come i PID (Punti Impresa Digitale) o i progetti di Dintec – agenzia in house di Unioncamere – rappresentano strumenti concreti per accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica e nella valorizzazione delle idee.
Un promemoria per il futuro: chi brevetta cresce
Il 2024, dunque, non è una sentenza, ma un campanello d’allarme: se si rallenta oggi nella tutela delle idee, si rischia di perdere terreno domani nei mercati internazionali. Ogni brevetto in meno è un’occasione di sviluppo che può migrare altrove, soprattutto in un contesto dove le grandi economie spingono sulla valorizzazione della conoscenza.
Per l’Umbria, la sfida è chiara: trasformare il capitale umano e scientifico in risultati concreti, misurabili e protetti, capaci di sostenere occupazione qualificata, export e crescita economica.
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