Oltre quarant’anni fa il professor Francesco Guglielmo Macagno tolse una porta dai cardini della Terapia Intensiva Neonatale di Udine per affermare un principio che, allora, aveva quasi il sapore di una rivoluzione: tra un bambino ricoverato e i suoi genitori non avrebbero dovuto esserci porte chiuse. È da quella visione che nasce una storia arrivata fino al 10 ottobre, quando alla Neonatologia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine sono state consegnate ufficialmente tre nuove Family Room, ambienti pensati non soltanto per ospitare le famiglie, ma per consentire loro di continuare a essere famiglia anche durante un ricovero che può durare giorni o settimane.
Una giornata molto partecipata e carica di emozione, nella quale il taglio del nastro è diventato soprattutto l’occasione per raccontare una concezione dell’assistenza che considera la presenza dei genitori parte integrante del percorso terapeutico.
Restare insieme diventa parte della cura
«La presenza dei genitori migliora lo sviluppo psicomotorio dei bambini, riduce i tempi di ricovero in Terapia Intensiva Neonatale, favorisce e sostiene l’avvio dell’allattamento al seno e aumenta la fiducia che il genitore può avere in sé stesso, perché da subito è parte integrante della cura e fonda la propria relazione con il bambino», ha spiegato la dottoressa Carla Pittini, direttrice della SOC Neonatologia.
Le tre nuove camere si aggiungono alle due Family Room già presenti da sedici anni e rappresentano un ulteriore sviluppo di questa filosofia. «Sono un importantissimo traguardo per noi, ma anche un punto di partenza – ha sottolineato la Pittini – perché consentono di creare un ambiente estremamente intimo e accogliente per la famiglia. Siamo estremamente felici e grati al Paese di Lilliput e all’Azienda per aver creduto in questo progetto».
Spazi più caldi, accoglienti e pensati per permettere a madri, padri e fratelli di continuare a vivere una dimensione familiare anche all’interno dell’ospedale, in un reparto che da tempo ha fatto della “separazione zero” uno dei propri principi.
Ventisei anni accanto alla Neonatologia
In questa storia un ruolo centrale è quello de Il Paese di Lilliput, associazione nata dall’esperienza di genitori che avevano vissuto in prima persona il ricovero dei propri figli in Neonatologia e che da ventisei anni cammina accanto al reparto, mettendo quell’esperienza al servizio di altre famiglie.
«Per noi le Family Room rappresentano qualcosa che abbiamo fortemente voluto – ha spiegato il presidente Alessandro Zoratto – perché permettono alla famiglia di rimanere ancora più unita all’interno del reparto, con la mamma, il papà e anche i fratellini. Io questa esperienza l’ho vissuta ventuno anni fa, quando le Family Room non c’erano e anche integrarsi con gli altri genitori era molto più difficile».
La consegna delle nuove camere, tuttavia, non rappresenta un punto di arrivo. L’associazione guarda già agli altri spazi vissuti quotidianamente dai familiari, con l’obiettivo di rinnovare le due Family Room già esistenti, rendere più accogliente la sala d’attesa destinata a genitori e parenti e intervenire anche sulla cucina utilizzata dalle famiglie, luogo nel quale il tempo trascorso insieme può diventare occasione di confronto e sostegno reciproco.
Quando volontariato e sanità costruiscono insieme
Il progetto ha mostrato anche quanto la collaborazione tra associazionismo e sistema sanitario possa tradursi in risultati concreti. «Le associazioni che partecipano attivamente alle attività di ASUFC sono importantissime per noi e per i nostri cittadini, ma fanno anche da ponte tra cittadini e azienda sanitaria», ha affermato il direttore generale di ASUFC Denis Caporale, sottolineando come la realizzazione delle Family Room rappresenti una risposta costruita attraverso il contributo di soggetti diversi.
Una dimensione che coinvolge anche il territorio. «Il mondo del volontariato rappresenta un collante speciale tra la società e i bisogni», ha osservato il vicesindaco di Udine Alessandro Venanzi, che ha raccontato anche la propria esperienza personale da genitore passato attraverso il reparto di Neonatologia, definendo realtà come Il Paese di Lilliput un riferimento particolarmente importante nei momenti in cui una famiglia si trova ad affrontare una situazione inattesa e complessa.
Tra quanti hanno contribuito concretamente alla realizzazione delle nuove Family Room anche le Frecce Tricolori e i loro Club, attraverso un’importante donazione. Particolarmente emozionante è stato l’intervento del maggiore Alessandro Sommariva, presente in rappresentanza delle Frecce Tricolori, che ha raccontato come, appena due mesi dopo quella donazione, si sia ritrovato personalmente in Terapia Intensiva Neonatale con suo figlio, sperimentando direttamente quanto il lavoro del personale sanitario e delle associazioni possa fare la differenza nei momenti più delicati.
Da Udine a una rete nazionale
In collegamento in video call ha partecipato all’evento anche Monica Ceccatelli, fondatrice dell’associazione Piccino Picciò e rappresentante di Vivere ETS, il coordinamento nazionale che riunisce le associazioni di genitori e famiglie legate alla Neonatologia.
«Trent’anni fa venivo da una Terapia Intensiva Neonatale aperta un’ora e mezza al giorno e mezz’ora la sera, avevo visto mio figlio soltanto dopo una settimana dalla nascita – ha ricordato Ceccatelli – poi ho incontrato una realtà nella quale si parlava di pelle a pelle e di genitori sempre presenti e mi sembrava quasi di arrivare da un altro pianeta».
Da quelle prime esperienze è nato un movimento che oggi raccoglie quasi cinquanta realtà e nel quale Ceccatelli ha indicato proprio Il Paese di Lilliput tra le più attive e propositive. «Accogliere è sempre più importante – ha aggiunto – e le Family Room rappresentano un vero punto di incontro tra la famiglia, che è parte della cura, e chi cura».
È forse proprio qui il significato più profondo di una giornata che ha commosso molti dei presenti: dietro ogni bambino che affronta un percorso difficile c’è una famiglia sospesa tra paura e speranza e permetterle di restare unita, proprio quando tutto sembra diventare più fragile, significa offrirle una delle forme più concrete di sostegno, la possibilità di essere insieme e di non sentirsi sola.
Seguici su
Aggiungi corrieredelleconomia.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.