Friuli Venezia Giulia, il Pil cresce ma l’industria resta in affanno

Confindustria Udine rivede al rialzo le stime per il 2026: prodotto interno lordo a +0,8%. Bene consumi, investimenti, costruzioni e occupazione, mentre export e manifattura frenano.

Il Friuli Venezia Giulia chiuderà il 2026 con una crescita del Pil superiore alle precedenti previsioni, ma il quadro economico resta caratterizzato da diverse fragilità. Secondo l’aggiornamento dell’Ufficio studi di Confindustria Udine, elaborato sulla base delle previsioni Prometeia di ottobre, il prodotto interno lordo regionale dovrebbe aumentare dello 0,8%, contro il +0,5% stimato a luglio. La revisione positiva di 0,3 punti è legata soprattutto a un andamento dei primi mesi dell’anno migliore delle attese. Per il 2027, invece, la previsione si ferma al +0,6%, mentre l’industria regionale continua a registrare una contrazione.

Pil rivisto al rialzo

A sostenere l’economia regionale nella prima parte dell’anno hanno contribuito soprattutto gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che hanno continuato a stimolare gli investimenti e a sostenere il comparto privato.

Un apporto significativo è arrivato anche dalla domanda interna. Nel 2026 i consumi delle famiglie sono previsti in aumento dell’1,3%, dopo il +1,5% registrato nel 2025. Ancora più marcata la dinamica degli investimenti fissi lordi, per i quali viene stimato un incremento del 2,4%.

Sono numeri che contribuiscono a spiegare la revisione delle stime sul Pil, ma che non cancellano le difficoltà presenti in alcune componenti dell’economia regionale.

Manifattura sotto pressione

Il principale elemento di debolezza rimane infatti il comparto industriale. Il valore aggiunto dell’industria del Friuli Venezia Giulia dovrebbe diminuire dello 0,7% nel 2026, dopo il -0,5% dell’anno precedente.

La situazione appare quindi differenziata tra i vari settori. Se consumi e investimenti mantengono una dinamica positiva, la manifattura deve fare i conti con costi, condizioni finanziarie e domanda internazionale che continuano a rappresentare fattori di pressione per le imprese.

Tra le questioni più rilevanti c’è anche il costo dell’energia. Il differenziale rispetto ai concorrenti europei viene indicato da Confindustria Udine come un fattore capace di incidere sulla competitività delle aziende regionali.

Export in rosso, ma pesa la cantieristica

Un altro dato da osservare riguarda il commercio internazionale. Dopo il +16,9% delle esportazioni registrato nel 2025, nel 2026 le vendite all’estero del Friuli Venezia Giulia sono previste in diminuzione del 3,7%. Per il 2027 è invece atteso un recupero del 4,4%.

La flessione dell’anno in corso sarebbe riconducibile soprattutto alla cantieristica navale. Per questo motivo, secondo l’analisi di Confindustria Udine, il dato non può essere letto automaticamente come una contrazione generalizzata della domanda estera per i prodotti regionali.

Il rallentamento dell’export si inserisce comunque in uno scenario internazionale caratterizzato da una domanda meno dinamica, elemento che potrebbe continuare a condizionare le imprese maggiormente esposte ai mercati esteri.

Pozzo: «I rischi al ribasso restano significativi»

Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, sottolinea il miglioramento delle prospettive per l’anno in corso, richiamando però l’attenzione sui fattori che potrebbero frenare ulteriormente l’attività economica.

«Nel complesso, lo scenario di ottobre restituisce un quadro di moderato miglioramento per il 2026», commenta Pozzo. «I rischi al ribasso restano comunque significativi. Il protrarsi delle tensioni energetiche, il mantenimento di prezzi elevati di petrolio, gas ed elettricità, l’ulteriore irrigidimento delle condizioni finanziarie e l’indebolimento della domanda internazionale potrebbero comprimere i margini delle imprese, frenare gli investimenti e ridurre la capacità di spesa delle famiglie».

Il tema energetico occupa un posto centrale nell’analisi. «Particolare attenzione merita il differenziale del costo dell’energia elettrica rispetto ai concorrenti europei, che costituisce un elemento di svantaggio competitivo per il sistema produttivo regionale».

Costruzioni e servizi in controtendenza

A compensare almeno in parte la debolezza dell’industria contribuiscono costruzioni e servizi. Il valore aggiunto del comparto edile è atteso in aumento del 2,4% nel 2026, dopo il +2,8% del 2025.

Anche i servizi mantengono il segno positivo, con una crescita prevista dello 0,6%. Le due componenti continuano quindi a fornire un sostegno all’economia regionale mentre la manifattura affronta una fase più complessa.

Cresce il tasso di occupazione

Tra gli indicatori favorevoli figura anche il mercato del lavoro. Nella fascia compresa tra 15 e 64 anni, il tasso di occupazione dovrebbe salire dal 69,5% al 71,9%.

Il dato si accompagna alla crescita degli investimenti e dei consumi e rappresenta uno degli elementi di maggiore tenuta dello scenario regionale delineato dalle ultime previsioni.

Il 2027 resta un passaggio delicato

Per il prossimo anno le prospettive risultano meno favorevoli rispetto al 2026. La crescita del Pil regionale è stimata allo 0,6%, in un contesto nel quale potrebbero pesare ancora le condizioni dell’economia internazionale, i costi energetici e la competitività del sistema produttivo.

«La revisione positiva delle stime per il 2026 rappresenta un segnale incoraggiante, ma non modifica il quadro di fondo: la crescita del Friuli Venezia Giulia resta moderata e vulnerabile agli shock esterni, mentre il 2027 si prospetta come un anno di transizione, nel quale sarà essenziale rafforzare le componenti strutturali della domanda e la capacità competitiva del sistema produttivo».

Pozzo evidenzia inoltre la capacità di resistenza delle imprese: «Le imprese stanno dimostrando una straordinaria tenacia e resilienza».

Sul fronte delle politiche industriali, il presidente di Confindustria Udine chiede interventi a livello europeo: «Restano ineludibili e urgenti interventi strutturali di politica industriale a livello europeo per sostenere la competitività della nostra manifattura».

Redazione

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