I dati sulla lettura in Italia continuano a raccontare un Paese che legge poco, mentre cresce in parallelo un bisogno meno misurabile: quello di ritrovarsi, di parlarsi guardandosi negli occhi. È in questo spazio che alcune esperienze letterarie stanno cambiando forma, uscendo dai luoghi tradizionali della cultura per entrare nelle case e nelle piazze dei piccoli centri.
Alessandra Cotoloni, architetto di professione e autrice di undici romanzi e due raccolte di poesia, lavora da anni su questo confine. «Il libro è realmente un pretesto: un pretesto di incontro, un pretesto perché le persone si possano confrontare, un pretesto per mettere un semino in chi legge», spiega. È anche un modo per riconoscersi nelle parole degli altri: «Quante volte leggiamo e troviamo espressa proprio una sensazione che proviamo, ma che fino a quel momento non eravamo riusciti a mettere a fuoco. Il libro può essere un prezioso strumento di introspezione».
Quando lo scrittore entra in casa
Da questa convinzione è nato Invita una scrittrice a casa, un format costruito dentro il salotto di chi ospita, con i libri portati a mano e le storie raccontate a voce. Gli inviti sono arrivati da Firenze come da Vicenza.
«Andavo nelle case con tutti i miei libri, i cantuccini fatti in casa e del buon vin santo, e facevo storytelling. Il riscontro è stato incredibile, perché in un’epoca virtuale come questa, le persone sentono la necessità di un rapporto più diretto: lo scrittore infatti sta anche al di là della scrivania, fa parte della comunità» racconta Cotoloni. Da lì il passaggio dal racconto all’ascolto, diventa naturale: le storie personali si intrecciano a quelle dei libri e la presentazione assume una dimensione corale.
Il borgo che riparte dalla cultura
Lo stesso principio ha preso forma stabile a Castelnuovo di Val di Cecina, in provincia di Pisa, dove la scrittrice ha aperto con il compagno Fabrizio Lucchesi, docente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e scultore, il centro culturale Kultur’aus il Pavone. Non un semplice spazio espositivo, ma un luogo pensato per portare la cultura dentro la vita quotidiana del paese: mostre di pittura, ceramica e fotografia, presentazioni di libri, laboratori di scrittura creativa e workshop diventano occasioni per incontrarsi e costruire relazioni.
«Crediamo molto nel fatto che il rilancio dei borghi possa partire dalla cultura, uscendo dai luoghi tipicamente ad essa deputati, come biblioteche e archivi, per crearla dentro la comunità» osserva. Da qui anche la scelta di accompagnare gli eventi con momenti informali di convivialità: «Tutte le volte che facciamo un evento c’è anche un piccolo aperitivo: così una mostra o la presentazione di un libro diventano il pretesto per fare aggregazione». Per Cotoloni è proprio questa dimensione diretta, fatta di persone che tornano a guardarsi negli occhi e a parlare, a dare senso al progetto.
La bottega del tempo e la responsabilità della scrittura
Questa ricerca di una dimensione più umana non resta confinata ai progetti culturali della scrittrice, ma attraversa anche la sua narrativa. Se nel borgo la cultura diventa un modo per rallentare, incontrarsi e ricostruire legami, nell’ultimo romanzo è il tempo stesso a diventare la lente attraverso cui osservare una società in trasformazione. La bottega del tempo, edito da Armando Editore, chiude una trilogia iniziata con La tessitrice e proseguita con Il Borgo. Protagonista è Tommaso Rodielli, un orologiaio nella cui bottega entrano ed escono personaggi come su un palcoscenico: ognuno porta un orologio che finisce per somigliare al proprietario, e con l’orologio la vecchiaia, la morte, il rapporto con la tecnologia, la rincorsa alla giovinezza. Il libro è stato premiato come miglior romanzo breve al San Domenichino, alla sessantasettesima edizione. È l’ultimo di una serie di riconoscimenti che hanno accompagnato il percorso dell’autrice: Il diario di pietra fu tra i titoli proposti al Premio Strega 2019, mentre Trame itineranti figurò tra le opere proposte per la prima edizione del Premio Strega Poesia, nel 2023.
«Vivo la scrittura in maniera responsabile: quando affronto un romanzo storico mi documento fino in fondo, per essere più accurata possibile», precisa. La responsabilità riguarda anche quello che resta al lettore alla fine del percorso. «Affronto tematiche complesse, a volte molto dure, ma mi piace terminare sempre i miei romanzi con un messaggio positivo, una speranza per questo futuro che, oggi soprattutto, si tinge di sfumature sempre più scure».
Il valore della speranza si ritrova anche nel percorso nato attorno a Taxi Milano25. In viaggio con zia Caterina, una rivoluzionaria dei nostri tempi, dedicato a Caterina Bellandi, la tassista fiorentina nota per accompagnare e sostenere i bambini in cura all’ospedale Meyer. Da quell’incontro è nato anche un nuovo progetto editoriale: a ottobre è prevista l’uscita per Giunti Editore di un secondo volume, del quale Cotoloni è curatrice.
Il piacere di scrivere e la lettura che apre la mente
Se la responsabilità riguarda il risultato, il processo resta prima di tutto un divertimento. Con La bottega del tempo l’autrice si è divertita a costruire una struttura quasi teatrale, tanto che sta lavorando all adattamento per il teatro e parla dei personaggi come di presenze reali. «Sono vivi, sono entità che prendo per mano e che ogni giorno prendono per mano me. La scrittura è sinonimo di libertà», racconta. È da qui che nasce la sua cautela verso l’intelligenza artificiale applicata alla narrativa, che non intende demonizzare, ma nella quale vede il rischio di una uniformità capace di appiattire la differenza tra uno scrittore e l’altro. «Scrivere dovrebbe essere un piacere, se l’autore si priva di quest’atto creativo, cosa resta?»
La stessa attenzione la porta sul fronte della lettura, soprattutto quando si parla di ragazzi. «Ci sono messaggi sbagliati, di imposizione: l’approccio con il libro deve essere di piacere, va lasciato scoprire», osserva. «E leggere i social non è leggere: è lasciarsi travolgere da una serie di notizie che passano una dietro l’altra».
La ragione per cui vale la pena insistere è la stessa che l’ha portata a mettere in piedi i format nelle case e nel borgo. «Come diceva Umberto Eco, chi legge vive tantissime vite», conclude. «La lettura stimola l’immaginazione, perché le immagini di un libro te le costruisci e te le colori dentro. È un’opportunità che ho ricevuto e che sono felice di dare agli altri».
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