L’Umbria continua a mostrare solidità produttiva sul fronte degli investimenti materiali, ma resta indietro nella crescita del capitale immateriale, oggi considerato decisivo per innovazione e competitività. È quanto emerge dal nuovo report della Camera di Commercio dell’Umbria, che analizza i bilanci 2025 relativi all’anno d’imposta 2024 delle società di capitali regionali.
Il documento fotografa una realtà economica in cui impianti, macchinari e fabbricati continuano a rappresentare il cuore degli investimenti, mentre software, brevetti, marchi, ricerca e organizzazione aziendale mostrano ancora un peso limitato rispetto alla media nazionale.
Mencaroni: “Conoscere per deliberare”
A commentare i dati è stato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria Giorgio Mencaroni, che ha sottolineato il valore strategico dell’analisi dei bilanci aziendali per comprendere l’economia reale della regione.
“Conoscere per deliberare non è una formula rituale, ma il modo più serio per aiutare l’Umbria a scegliere” ha dichiarato Mencaroni, evidenziando come i dati sulle immobilizzazioni immateriali rappresentino oggi l’indicatore più delicato per misurare la competitività futura delle imprese.
Secondo il presidente camerale, software, brevetti, ricerca, competenze e organizzazione non sono elementi accessori, ma il vero motore della crescita economica contemporanea.
Oltre 17 miliardi di immobilizzazioni nei bilanci umbri
Nel 2024 le società di capitali umbre hanno registrato nei bilanci immobilizzazioni complessive per 17,8 miliardi di euro.
Nel dettaglio:
- 10,9 miliardi riguardano beni materiali
- 1,21 miliardi beni immateriali
Le società di capitali rappresentano circa il 24% delle quasi 78mila imprese umbre, ma producono oltre il 70% del fatturato regionale.
Il report utilizza le immobilizzazioni come indicatore della capacità produttiva e degli investimenti delle imprese, offrendo una lettura concreta della struttura economica regionale.
Umbria sotto la media nazionale sugli investimenti
Nel 2024 le immobilizzazioni complessive delle imprese umbre corrispondono al 214,9% del valore aggiunto regionale.
Il dato risulta inferiore rispetto a:
- media nazionale: 268,6%
- Toscana: 271,1%
Il divario si accentua soprattutto sul fronte del capitale immateriale, che in Umbria pesa soltanto per il 14,7% del valore aggiunto, contro il 67,6% della media italiana.
Una distanza che secondo il report riflette un ritardo nella qualità dello sviluppo economico, con imprese ancora troppo concentrate sulla componente “fisica” della produzione.
Il nodo degli investimenti immateriali
Il capitale immateriale comprende software, brevetti, marchi, ricerca, diritti e sviluppo organizzativo.
Si tratta degli elementi che oggi determinano produttività, innovazione e capacità competitiva nei mercati globali.
Tra il 2019 e il 2024 le società di capitali umbre hanno aumentato in termini reali le immobilizzazioni immateriali del 7,8%, passando da 966,4 milioni a 1,042 miliardi di euro.
Una crescita considerata ancora insufficiente per sostenere una vera trasformazione digitale e innovativa del sistema produttivo regionale.
Margini più bassi e minore capacità di investire
Secondo la Camera di Commercio, il ritardo negli investimenti è collegato anche alla minore redditività delle imprese umbre.
Nel 2024 l’Ebitda margin della Corporate Umbria si è fermato all’8% del valore della produzione, contro il 9,6% della media nazionale e della Toscana.
Il professor Andrea Cardoni dell’Università di Perugia ha sintetizzato il problema con una frase diventata centrale nel report: “No Ebitda, no party”.
Margini più bassi significano infatti minori risorse disponibili per innovazione, ricerca, digitalizzazione e crescita manageriale.
Il divario tra Perugia e Terni
L’analisi evidenzia anche una differenza significativa tra le due province umbre.
Nel 2024:
- Perugia registra immobilizzazioni pari al 227,9% del valore aggiunto
- Terni si ferma al 161,4%
Il Ternano, però, mostra una maggiore dinamicità sugli investimenti immateriali:
- Terni: 16,8% del valore aggiunto
- Perugia: 14,2%
Il principale svantaggio ternano resta quindi legato soprattutto al capitale materiale e industriale, mentre sugli asset immateriali emergono segnali di maggiore reattività.
La sfida della doppia transizione
Per la Camera di Commercio dell’Umbria, il futuro della competitività regionale passa dalla capacità di rafforzare la doppia transizione digitale ed ecologica.
Mencaroni ha ribadito che la transizione digitale non può ridursi a una semplice adozione tecnologica, ma deve tradursi in un cambiamento culturale e organizzativo stabile nei processi produttivi.
L’obiettivo è accompagnare le imprese umbre verso un modello economico basato su innovazione, qualità e conoscenza, riducendo progressivamente la dipendenza da margini compressi e competizione sui costi.
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