L’ex Ilva di Taranto è sempre più vicina al collasso industriale. Nessun operatore siderurgico, né italiano né straniero, si è presentato all’asta per rilevare lo stabilimento, segnalando un disinteresse preoccupante verso quello che era un tempo il più grande impianto siderurgico d’Europa. A lanciare l’allarme è Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, durante l’assemblea annuale dell’associazione.
“Siamo ai titoli di coda”, ha dichiarato alla Rai senza giri di parole, sottolineando che la mancata produzione a Taranto comporterà un inevitabile aumento delle importazioni dall’estero per soddisfare la domanda nazionale di acciaio. Una prospettiva che, secondo Gozzi, indebolisce l’intero comparto siderurgico italiano, sia sul piano industriale che strategico.
“Bisogna ricostruire le condizioni abilitanti per far ripartire la produzione”, ha aggiunto il presidente, evidenziando come un salvataggio forzato e privo di una visione industriale rischierebbe solo di portare a un drastico ridimensionamento dell’ex Ilva. La questione, secondo Gozzi, non può essere affrontata esclusivamente con interventi d’emergenza o attraverso una nazionalizzazione mascherata.
Durante il suo intervento, Gozzi ha rivolto un messaggio diretto al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che nei mesi scorsi ha cercato interlocuzioni con il settore per trovare una via d’uscita. “Capiamo gli sforzi del ministero per non perdere questo impianto strategico, ma non è compito del ministro fare piani nazionali per la siderurgia”, ha detto il presidente di Federacciai.
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