Stop all’Ilva di Taranto, lunedì sciopero in tutti gli stabilimenti Acciaierie d’Italia

Fim, Fiom e Uilm: risanamento ambientale e rilancio produttivo di Taranto non possono prescindere dalla tutela dell'occupazione e del reddito

ex ilva

Stop agli impianti dell’ex Ilva di Taranto, dopo che il 5 ottobre era stata rigettata la richiesta di sospensione dell’applicazione del decreto della Corte d’Appello di Milano dello scorso luglio. Un provvedimento a cui seguirà il fermo degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure. I sindacati hanno proclamato.

Per questo, lunedì 12 novembre sarà sciopero di 24 ore, per ogni turno, in tutti gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia.

“L’unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro”, comunicano le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm. Il rischio è che dalla metà di novembre scatti la cassa integrazione per tutti i lavoratori. E che si metta a repentaglio il futuro dei circa 15mila lavoratori che, diretti o dell’indotto, hanno finora assicurato le produzioni di Acciaierie d’Italia.

Fim, Fiom e Uilm, al termine dell’incontro di giovedì con il governo a Palazzo Chigi, prospettano nuove mobilitazioni anche oltre quella di lunedì. Anche perché al momento non si intravedono indicazioni sulla possibilità di acquistare semilavorati, così da riattivare almeno le linee di finitura a freddo.

“La transizione non deve passare come una mannaia sulle spalle dei lavoratori”, accusano le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Per le quali risanamento ambientale e rilancio produttivo del sito di Taranto non possono prescindere dalla tutela dell’occupazione e del reddito.

Redazione

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