La Commissione Trasporti ha approvato un emendamento al DL Infrastrutture che modifica i criteri per la certificazione antimafia delle aziende di autotrasporto, restringendo l’esclusione ai soli casi in cui esista una comunicazione interdittiva prefettizia e non più anche la semplice informazione prefettizia antimafia. Una distinzione tecnica ma sostanziale, secondo Cinzia Franchini, presidente di Ruote Libere, associazione indipendente di autotrasportatori, che ha lanciato l’allarme con parole dure: “Si spalancano ulteriormente le porte alla criminalità organizzata in un settore già fortemente a rischio”.
Cosa cambia con l’emendamento
Finora, per ottenere la certificazione antimafia necessaria all’iscrizione all’Albo dell’Autotrasporto, era sufficiente che un’azienda risultasse segnalata in un’informativa antimafia – strumento adottato dalla prefettura anche in assenza di provvedimenti giudiziari – per bloccare l’iter. Con l’emendamento approvato, solo le imprese raggiunte da una comunicazione interdittiva formale verranno escluse. La modifica, formalmente inserita per “snellire le procedure”, di fatto riduce il potere preventivo delle autorità.
“Sembra un tecnicismo, ma nei fatti è un cambio radicale – ha affermato Franchini –. Significa che molte aziende in odore di mafia, ma ancora non formalmente interdette, potranno continuare a operare, accedere a finanziamenti pubblici e a gare, alterando il mercato e legalizzando di fatto l’illegalità”.
Un settore esposto alla criminalità
Il mondo dell’autotrasporto è storicamente tra i più esposti alle infiltrazioni mafiose, sia per la capillarità della filiera logistica sia per l’enorme circolazione di denaro pubblico legato alle infrastrutture. Secondo Franchini, la progressiva deprofessionalizzazione del settore e la carenza di controlli efficaci hanno già aggravato un quadro in cui le imprese oneste faticano a sopravvivere.
“L’autotrasporto è funzionale per le mafie: consente di riciclare denaro, controllare le rotte delle merci e infiltrarsi in ogni anello della catena. E ora, con questo emendamento, si concede di fatto la certificazione anche a chi dovrebbe essere tenuto fuori per tutela pubblica”.
Le accuse alle associazioni di categoria
Nel suo intervento, Franchini ha rivolto un attacco diretto anche alle principali associazioni di categoria presenti nell’Albo dell’Autotrasporto: “Sanno bene cosa significa questa modifica e il danno che può arrecare, ma scelgono il silenzio per convenienza”.
Secondo Ruote Libere, le rappresentanze storiche del settore preferiscono non ostacolare il governo e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, spingendosi anche ad avallare provvedimenti che potrebbero favorire infiltrazioni criminali pur di restare nelle grazie dell’esecutivo.
“Il più forte oggi è Salvini, ossessionato dal Ponte sullo Stretto. E le associazioni fanno a gara a compiacerlo, anche a costo di mettere a rischio l’onorabilità di migliaia di trasportatori onesti”.
Un appello per difendere la legalità
Franchini lancia infine un appello agli autotrasportatori e ai cittadini affinché non si accetti passivamente una riforma che potrebbe avere effetti devastanti sulla trasparenza e sulla concorrenza nel settore.
“Non è solo una questione di norme: è una questione di dignità per chi, ogni giorno, lotta per lavorare onestamente in un contesto difficile e spesso ostile”.
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