In Italia ormai un pensionato per ogni lavoratore

In Italia ormai il numero dei pensionati sta raggiungendo quello dei lavoratori: la situazione nelle province e nelle regioni dall'analisi dell'Ufficio studi della Cgia

In Italia il numero dei pensionati ha ormai raggiunto quello dei lavoratori. Il dato definitivo del 2025 indica in 24,1 milioni le persone occupate in Italia e quasi 23,2 le pensioni pagate.

Un numero, il secondo, destinato con certezza ad aumentare nei prossimi anni, come rileva la Cgia. Entro il 2029 usciranno infatti dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani. Di questi, una quota pari a circa il 74 per cento del totale, ossia 2.244.700 persone, interesserà le regioni centrosettentrionali. Anche se l’altra dinamica, quella dei nuovi ingressi al lavoro, penalizza di più il Sud, che quindi vede più sbilanciato il rapporto verso i pensionati.

Un problema per il sistema economico italiano, che avrà a disposizione meno manodopera e impiegati. Ma anche per i conti pubblici.  Quest’anno – rileva sempre l’Ufficio studi della Cgia – la spesa pensionistica è destinata a toccare i 351,8 miliardi di euro: il 2,7 per cento in più di quanto abbiamo pagato l’anno scorso, un trend in linea con l’andamento dell’inflazione che quest’anno dovrebbe crescere del 2,8 per cento. Ma nel 2029, a legislazione vigente, l’ammontare delle uscite complessive per pagare tutti gli assegni pensionistici dovrebbe aumentare di 36,8 miliardi, attestandosi sui 388,6 miliardi di euro: praticamente il 10,5 per cento in più, mentre l’inflazione, stando alle previsioni, dovrebbe salire di “soli” 5,8 punti. L’effetto “esodo” comincerà a farsi sentire anche sui conti del sistema previdenziale.

La situazione nelle province

Dall’analisi, fatta dall’Ufficio studi della Cgia – del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2025, delle 102 province d’Italia
monitorate “solo” 54 presentano un saldo positivo. Infine, le uniche realtà territoriali del Mezzogiorno che presentano una differenza positiva sono Catania (+475), Matera (+1.127), Pescara (+3.454) e, in particolare, Ragusa (+16.241).

La situazione più “squilibrata” d’Italia si è verificata nella Città Metropolitana di Reggio Calabria: la differenza è stata pari a -90.368. Seguono la provincia di Taranto con -87.189, Lecce con -85.508 e Messina con -76.936. Va segnalato che l’elevato numero di assegni pensionistici erogati nel Mezzogiorno non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia/anticipate, ma all’elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità.

Un risultato preoccupante che dimostra con tutta la sua evidenza gli effetti provocati in questi ultimi decenni da quattro fenomeni strettamente correlati fra di loro: la denatalità, il progressivo invecchiamento della popolazione, un tasso di occupazione tra i più bassi in UE e la presenza di tantissimi lavoratori irregolari. La combinazione di questi fattori ha ridotto progressivamente il numero degli occupati regolari e, conseguentemente, è aumentata la platea dei percettori di welfare.

Nel Nord

Ma ci sono 11 province settentrionali che al pari della quasi totalità di quelle meridionali registrano un numero di pensioni erogate superiore a quello dei lavoratori attivi. Si tratta di Lecco con – 188, Belluno con -213, La Spezia con -602, Alessandria con -1.227, Ferrara con -1.548, Sondrio con -1.869, Massa-Carrara con -2.731, Vercelli con -5.351, Rovigo con -5.652 e Biella con -9.153.

La situazione geografica del Nord più disallineata si registra a Savona. Nel capoluogo ligure di ponente il saldo è stato pari a -9.326. Due province della Liguria su quattro presentano un risultato anticipato dal segno meno, mentre in Piemonte sono tre su otto.

Le regioni

Analizzando il saldo tra numero delle pensioni e quello degli occupati tutte le regioni del Mezzogiorno presentano un dato negativo. Le
situazioni più critiche interessano la Sicilia con -186.462, la Calabria con -220.349 e, specialmente, la Puglia con -263.020. L’unica regione
del Nord con saldo negativo è la Liguria (-4.767) e tra quelle del Centro scorgiamo le Marche (-10.489) e l’Umbria (-24.094).

Redazione

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