Un prezzo promozionale di 0,99 euro al chilo per l’uva da tavola bianca pugliese riapre il confronto sui costi della filiera e sulla remunerazione degli agricoltori. La campagna della Grande Distribuzione Organizzata, che prevede l’acquisto minimo di due cassette da circa 2,5 chili, è stata segnalata da Coldiretti Puglia come un esempio della forte pressione esercitata sui prezzi all’origine.
Secondo l’associazione, dietro a offerte particolarmente aggressive si nasconde il rischio di una riduzione ulteriore del valore riconosciuto ai produttori agricoli, nonostante una stagione caratterizzata da produzioni di qualità elevata.
Il conto della filiera dell’uva
La composizione dei costi evidenziata da Coldiretti Puglia mostra quanto sia limitato il margine disponibile lungo la filiera.
Una cassetta da circa 2,5 chili venduta a 0,99 euro al chilo ha un valore complessivo per il consumatore di circa 2,475 euro. All’interno di questa cifra incidono diverse voci:
- circa 0,75 euro per l’uva, considerando un valore di 0,30 euro al chilo;
- 0,40 euro per il cartoncino;
- 0,10 euro per la copertina;
- 0,05 euro per etichetta, pedana e reggia;
- 0,35 euro per il trasporto;
- 0,09 euro per la quota di fine anno;
- 0,50 euro per la raccolta;
- circa 0,10 euro di Iva.
Secondo Coldiretti, questa struttura evidenzia una forte compressione del valore agricolo, con il prezzo riconosciuto al produttore che si colloca nell’ordine di 0,30-0,40 euro al chilo.
La forza dell’uva pugliese sui mercati internazionali
La denuncia arriva in un settore che negli ultimi anni ha investito molto sulla qualità e sull’innovazione. La viticoltura da tavola pugliese ha puntato sulla trasformazione varietale, sulla diversificazione delle produzioni e sulle varietà senza semi, sempre più apprezzate dai consumatori.
Le varietà apirene, in particolare, hanno permesso di intercettare nuove fasce di mercato, soprattutto tra giovani e famiglie, grazie alla maggiore praticità di consumo.
Anche sul fronte dell’export i risultati sono rilevanti. La campagna 2025 dell’uva da tavola italiana si è chiusa con un valore delle esportazioni vicino al miliardo di euro, pari a 973 milioni, con la Puglia protagonista grazie a circa il 60% dell’uva italiana destinata ai mercati esteri.
La regione garantisce inoltre una presenza sul mercato particolarmente lunga, con produzioni capaci di coprire una parte significativa della stagione commerciale fino all’inizio dell’inverno.
Coldiretti: “L’uva non può diventare un prodotto civetta”
Per Coldiretti Puglia, il problema non riguarda la capacità produttiva del comparto, ma il rapporto tra valore del prodotto e prezzo riconosciuto alle aziende agricole.
L’associazione chiede un cambiamento nei rapporti di filiera, sostenendo che le promozioni della grande distribuzione non debbano tradursi in una riduzione dei margini per i produttori.
Secondo Coldiretti, il prezzo all’origine dovrebbe essere costruito considerando i costi effettivi sostenuti dalle imprese agricole, garantendo una remunerazione adeguata per lavoro, investimenti e rischio d’impresa.
La richiesta di maggiore trasparenza sui prezzi
Tra le richieste avanzate figurano una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, controlli più incisivi sulle pratiche commerciali considerate scorrette e una maggiore responsabilità da parte di tutti gli operatori della filiera.
Per Coldiretti, l’uva da tavola pugliese non può essere utilizzata come semplice prodotto civetta per attirare consumatori nei punti vendita.
La competitività del settore, secondo l’associazione, deve passare dalla valorizzazione del prodotto e dalla capacità di riconoscere agli agricoltori un prezzo in grado di coprire i costi di produzione.
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