Dopo gli effetti della tempesta Vaia e dell’epidemia di bostrico, il patrimonio forestale del Trentino si trova ad affrontare una nuova fase. L’emergenza sta progressivamente rientrando e l’attenzione si concentra ora sulla gestione futura dei boschi, sulla loro capacità di resistere agli eventi estremi e sulle possibilità offerte dalle proprietà private, dove i prelievi risultano inferiori rispetto alle potenzialità di crescita.
A Dasindo il confronto sul futuro dei boschi
Il tema è stato affrontato a Dasindo durante il tradizionale convegno che ha aperto la Festa dell’agricoltura e del Palio dei 7 Comuni. Al centro dell’incontro la necessità di considerare il bosco, così come i terreni agricoli, un patrimonio da curare e gestire con attenzione.
All’appuntamento hanno partecipato, tra gli altri, gli assessori provinciali Roberto Failoni, con competenza sulle foreste, e Mario Tonina, assessore alla cooperazione, il presidente dell’associazione organizzatrice Mario Dalponte e il sindaco di Comano Terme Fabio Zambotti. Presenti anche il comandante della Stazione forestale di Ponte Arche Bruno Todeschini, il responsabile dell’Ufficio distrettuale delle Giudicarie Giacomo Antolini, il direttore dell’Ufficio economia forestale del Servizio Foreste della Provincia Lorenzo Valenti e il presidente dell’Associazione boscaioli trentini Imerio Pellizzari.
Le imprese chiedono legname
Uno dei punti principali riguarda la disponibilità di legname per le imprese del territorio. Secondo Failoni, le aziende trentine hanno effettuato importanti investimenti in attrezzature e professionalità e chiedono materia prima. Allo stesso tempo, le conseguenze di Vaia e del bostrico non permettono di ipotizzare semplicemente un ritorno immediato ai quantitativi di prelievo precedenti.
L’Amministrazione provinciale intende continuare a cercare risposte anche fuori dal Trentino, affiancando a questa attività un maggiore dialogo con i proprietari dei boschi privati. L’obiettivo indicato è trovare strumenti e stimoli affinché queste superfici vengano gestite con attenzione, al pari di quelle appartenenti ai Comuni, alle Asuc e alle Regole.
Prelievi in calo rispetto al periodo pre-Vaia
Prima della tempesta Vaia, in Trentino il volume complessivo dei prelievi di legname aveva raggiunto circa 540 mila metri cubi. Successivamente è iniziato il recupero degli alberi abbattuti dalla tempesta, seguito dall’emergenza provocata dal bostrico.
Il picco dell’epidemia si è concentrato soprattutto tra il 2022 e il 2023. Con il graduale ritorno alla gestione ordinaria, i quantitativi non dovrebbero però raggiungere nell’immediato quelli registrati prima di Vaia. Rispetto ai livelli precedenti viene stimata una diminuzione di circa il 30%.
Negli ultimi mesi sono comunque emersi segnali di ritorno verso una situazione ordinaria. I lotti venduti relativi al legname ordinario hanno superato quelli costituiti da materiale bostricato.
Il potenziale dei boschi privati
In questo scenario una parte della capacità di prelievo potrebbe essere recuperata attraverso una maggiore attenzione alle proprietà forestali private. Queste rappresentano una quota significativa della superficie boschiva, ma i prelievi risultano molto inferiori rispetto alle potenzialità di crescita.
È proprio su questo patrimonio che si concentra una delle indicazioni emerse dal convegno. Per Failoni occorre dialogare con i proprietari e individuare modalità capaci di favorire una gestione più attenta delle superfici private.
L’assessore ha inoltre ricordato che il bosco cresce naturalmente, mentre spetta all’uomo il compito di gestirlo nel modo migliore. In questo contesto ha sottolineato anche il valore del lavoro dei boscaioli, definiti operatori essenziali per una gestione competente, programmata e sostenibile.
Aumentano i prezzi del legname
La situazione è cambiata anche sul fronte economico. Dal 2023 sono aumentati in maniera significativa sia il prezzo del legname a strada sia quello in piedi, mentre la differenza tra le due quotazioni si è progressivamente ridotta.
Questa dinamica comporta margini più stretti per le imprese forestali. Attualmente l’abete rosso supera i 130 euro al metro cubo per il legname a strada, mentre quello in piedi si colloca attorno ai 90-100 euro al metro cubo.
Per il larice, invece, le quotazioni raggiungono circa 140-150 euro al metro cubo.
Dall’emergenza alla gestione ordinaria
Il quadro illustrato a Dasindo mostra dunque il progressivo rientro dell’emergenza che negli ultimi anni ha interessato i boschi trentini. Dopo Vaia e il bostrico, la gestione forestale sta tornando verso l’ordinarietà, ma con condizioni differenti rispetto al passato.
La disponibilità di legname non potrà nell’immediato tornare ai livelli precedenti alla tempesta, mentre le imprese del settore continuano ad avere necessità di materia prima. In questo contesto, le proprietà private vengono indicate come una risorsa da considerare con maggiore attenzione.
La sfida indicata da Failoni riguarda quindi sia la gestione del patrimonio boschivo sia la necessità di garantire alle imprese forestali le risorse necessarie, senza dimenticare il cambiamento subito dai boschi dopo gli eventi degli ultimi anni.
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