I primi dati disponibili sui bilanci 2025 delle imprese umbre restituiscono un quadro in miglioramento, anche se ancora parziale. Le informazioni raccolte riguardano circa la metà delle società chiamate a depositare il bilancio nel 2026 e permettono di individuare alcune tendenze della parte più strutturata dell’economia regionale.
Il campione analizzato comprende società per azioni, società a responsabilità limitata, società in accomandita per azioni e cooperative. Si tratta di poco meno del 25,5% delle imprese attive in Umbria, ma rappresenta una quota molto rilevante dell’economia regionale, concentrando tra il 70% e il 75% del fatturato complessivo.
Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo più solido rispetto al passato, ma caratterizzato da una forte differenziazione interna: Terni migliora soprattutto sui margini, mentre Perugia cresce per valore aggiunto e investimenti.
Una Corporate Umbria ancora forte sulla produzione
L’insieme delle imprese più strutturate umbre mantiene una caratteristica già evidenziata negli anni: una capacità significativa di produrre e generare fatturato, accompagnata però da una maggiore difficoltà nel trasformare i ricavi in redditività.
Andrea Cardoni, professore di Economia aziendale all’Università degli Studi di Perugia e coordinatore del gruppo di lavoro camerale, ha definito questa realtà come una Corporate Umbria “muscolare e muscolosa”: un sistema capace di sostenere produzione e investimenti materiali, ma meno efficace nella crescita dei margini.
I primi dati sui bilanci 2025 introducono però alcuni segnali positivi. Il valore aggiunto medio per impresa cresce infatti dell’11,2% in Umbria, mentre diminuisce del 12,5% in Italia e del 15,7% nelle Marche. La Toscana registra invece un aumento del 5,6%.
Anche il valore medio della produzione mostra una maggiore tenuta regionale: cresce dello 0,3%, contro il calo del 14,6% nazionale e del 18% marchigiano.
Gli utili medi delle imprese umbre aumentano inoltre da 103.059 a 104.399 euro, mentre in Italia scendono da 158.141 a 130.507 euro.
Terni spinge la redditività, Perugia consolida la crescita
Uno degli indicatori più significativi analizzati è l’Ebitda margin, ovvero il rapporto tra margine operativo lordo e valore della produzione.
Questo parametro misura la capacità di un’impresa di generare redditività dalla propria attività ordinaria, prima di ammortamenti, interessi e imposte.
In Umbria l’Ebitda margin sale dall’8,4% all’8,8%, grazie soprattutto alla performance della provincia di Terni.
Il confronto con altri territori evidenzia una dinamica differenziata: in Italia il dato scende dal 9,8% al 9,2%, mentre Marche e Toscana migliorano rispettivamente dal 9,5% al 10,3% e dal 9,6% al 9,9%.
Il risultato regionale è determinato principalmente dal Ternano, dove il margine operativo lordo passa dal 7,6% al 10%, superando anche il dato medio nazionale provvisorio.
Nel Perugino, invece, l’Ebitda margin resta sostanzialmente stabile, passando dall’8,6% all’8,5%.
La differenza emerge anche osservando il valore della produzione: a Terni diminuisce del 24,6%, mentre a Perugia cresce del 7,5%.
Profitti e valore aggiunto seguono percorsi diversi
Anche gli utili mostrano una doppia velocità territoriale.
A Terni l’utile medio per impresa aumenta del 33,3%, passando da 53.093 a 71.866 euro. Un risultato positivo, ma ancora distante dai valori registrati a Perugia, dove l’utile medio arriva a 115.946 euro.
Nel capoluogo regionale, tuttavia, si registra una lieve flessione del 2,3%, rispetto ai precedenti 118.666 euro.
Sul fronte del valore aggiunto, invece, Perugia segna una crescita del 14,3%, mentre Terni si ferma al 2,5%.
La produttività resiste ma resta il divario con l’Italia
La produttività del lavoro, calcolata attraverso il valore aggiunto per addetto, conferma una situazione di tenuta.
In Umbria il calo è limitato allo 0,7%, un dato nettamente migliore rispetto alla riduzione nazionale del 7,7%.
A livello provinciale, Perugia registra una diminuzione dell’1,6%, mentre Terni cresce del 3,1%.
Nonostante il miglioramento relativo, il divario con il resto del Paese rimane significativo. La produttività reale regionale si attesta infatti a 50.348 euro per addetto, contro i 55.729 euro della media italiana.
Il ritardo dell’Umbria è quindi ancora pari al 9,7%. Perugia raggiunge 51.462 euro per addetto, mentre Terni si ferma a 46.143 euro.
Investimenti: Perugia accelera, Terni riduce il capitale
La distanza più evidente tra le due province riguarda gli investimenti.
Nel Perugino le immobilizzazioni complessive medie aumentano del 10,1%, mentre quelle materiali crescono del 18,9%. Gli investimenti effettuati sono quindi riusciti a compensare ammortamenti, svalutazioni e cessioni.
Nel Ternano, invece, le immobilizzazioni complessive diminuiscono del 16,1%, quelle materiali del 14,7% e quelle immateriali del 9,1%.
Il dato non indica necessariamente una mancanza di investimenti, ma evidenzia che i nuovi apporti non sono stati sufficienti a ricostituire completamente il capitale perso o consumato.
A livello regionale, comunque, il bilancio resta positivo: le immobilizzazioni medie per impresa salgono da 1,078 a 1,129 milioni di euro, con una crescita del 4,7%.
Il nodo del capitale immateriale e dell’innovazione
La principale criticità resta legata al capitale immateriale, composto da software, brevetti, licenze, costi di sviluppo e avviamento.
Nei bilanci finora analizzati, il valore medio di questa componente in Umbria è di circa 77 mila euro per impresa, con una riduzione del 10,7%.
Il confronto con altri territori evidenzia un divario importante: nel dato definitivo 2024 l’Umbria si fermava a circa 86 mila euro contro i 264 mila della media italiana, i 201 mila delle Marche e i 374 mila della Toscana.
La distanza segnala una minore accumulazione di capitale tecnologico e conoscitivo, elemento sempre più importante per competitività e crescita futura.
Un margine di crescita ancora significativo
Con un valore della produzione della Corporate Umbria vicino ai 40 miliardi di euro, ogni punto percentuale di Ebitda margin equivale a circa 400 milioni di euro.
Raggiungere il livello delle Marche, pari al 10,3%, significherebbe generare circa 600 milioni di euro aggiuntivi di margine operativo lordo, risorse potenzialmente destinabili a investimenti, innovazione e rafforzamento patrimoniale.
I dati definitivi dei bilanci 2025 saranno necessari per confermare la tendenza, ma il primo quadro indica un’economia regionale in miglioramento, ancora alla ricerca di un equilibrio tra redditività, investimenti e crescita del capitale innovativo.
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