Le Segreterie regionali di Basilicata di SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni denunciano la drammatica vertenza CallMat, con oltre 350 lavoratrici e lavoratori che, insieme alle loro famiglie, vivono nell’angoscia, nell’incertezza e nella disperazione di chi vede avvicinarsi ogni giorno di piรน la perdita del proprio posto di lavoro.
A fronte di questa emergenza sociale senza precedenti, i sindacati rilevano “una distanza sempre piรน evidente tra chi governa e chi soffre”: “Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, l’assessore allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso – denunciano – continuano a non fornire risposte all’altezza della gravitร della situazione. I lavoratori chiedono soluzioni, mentre dalla politica continuano ad arrivare soltanto attese, rinvii e promesse.ย ร inaccettabile che centinaia di famiglie lucane vengano lasciate sole davanti al rischio concreto di perdere il proprio reddito e il proprio futuro. ร inaccettabile che si continui a discutere mentre il tempo scorre e il precipizio si avvicina”.
Ancora piรน grave, per i sindacati, รจ il comportamento del committente TIM, che per anni ha costruito il proprio business e i propri risultati economici anche grazie al lavoro, alla professionalitร e ai sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori CallMat. Oggi, invece, si sceglie di staccare la spina senza alcuna attenzione alle devastanti conseguenze sociali e occupazionali che questa decisione rischia di produrre sul territorio lucano.
Il prossimo 10 giugno i lavoratori CallMat saranno davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per far sentire la propria voce. Saranno lรฌ per chiedere rispetto, dignitร e futuro. Saranno lรฌ per ricordare alle istituzioni che dietro ogni numero ci sono persone, famiglie, mutui, figli e vite che rischiano di essere travolte.
“Come organizzazioni sindacali – annunciano – daremo battaglia in ogni sede, senza arretrare di un passo, affinchรฉ questa vertenza non si trasformi nell’ennesima tragedia sociale annunciata. Non ci fermeremo fino a quando non saranno garantite risposte concrete e prospettive occupazionali reali.ย Chi oggi ha responsabilitร politiche, istituzionali e industriali dovrebbe guardare negli occhi questi lavoratori e assumersi fino in fondo il peso delle proprie scelte e delle proprie omissioni”.
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