La cinquantottesima edizione di Vinitaly si prepara a prendere forma nel cuore delle istituzioni italiane. Alla Camera dei Deputati, è stata presentata la nuova edizione di un evento che non è solo una fiera, ma una piattaforma globale per il settore del vino, con una forte attenzione alla biodiversità e alle sfide geopolitiche che caratterizzano il mercato internazionale. Il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha evidenziato come l’Italia, nonostante le difficoltà, abbia delle carte da giocare più forti di altri Paesi. “Siamo consapevoli delle sfide, ma l’Italia ha carte più importanti di altri”, ha affermato Bricolo, sottolineando la forza del settore vitivinicolo italiano come leva strategica del sistema Paese.
Resilienza e innovazione: il vino italiano come simbolo di qualità
Il primo tavolo di discussione, moderato da Federico Bricolo, ha messo in evidenza la resilienza del settore vitivinicolo italiano. Diverse personalità di spicco del mondo del vino hanno raccontato come il settore abbia reagito a crisi passate, come quella del metanolo degli anni ’80, che ha segnato una svolta importante, portando a regole più severe e una maggiore consapevolezza. Piero Antinori ha ricordato come da quella crisi nacquero nuove regolazioni che rafforzarono la qualità e la reputazione del vino italiano. Altri, come Marco Caprai e José Rallo, hanno sottolineato l’importanza di un approccio culturale e innovativo, come nel caso della vendemmia notturna, un esempio di innovazione che parla al mercato contemporaneo.
Il ruolo internazionale di Vinitaly
Il secondo tavolo, più analitico, ha trattato il posizionamento internazionale di Vinitaly. Bricolo ha confermato i numeri dello scorso anno, con oltre 4.000 espositori e la partecipazione di operatori provenienti da 140 Paesi, ma ha anche enfatizzato l’importanza della connessione tra aziende, associazioni, Regioni e Governo, che rappresenta un valore aggiunto fondamentale per l’evento. Vinitaly si propone quindi non solo come una fiera, ma come una sintesi tra mercato, istituzioni e promozione internazionale. La fiera si arricchisce di strumenti come la Vinitaly International Academy e appuntamenti simbolo come OperaWine, che permettono di rafforzare la presenza del vino italiano sui mercati globali.
Innovazione, enoturismo e sostenibilità al centro
Un cambiamento significativo riguarda il formato di Vinitaly 2026: si rinnova la fiera, con nuovi layout e una maggiore integrazione con il settore della ristorazione, il packaging e il brand. L’enoturismo diventa una leva strategica per intercettare una domanda sempre più orientata a esperienze autentiche e uniche. Carlo Flamini di Uiv – Vinitaly ha sottolineato che, sebbene il consumo di vino stia calando nella quotidianità, cresce la consapevolezza del consumatore, che beve meno frequentemente ma con maggiore qualità e attenzione. L’approccio si sposta quindi verso una clientela più giovane, che associa il consumo di vino alla socialità e al fuori casa.
Internazionalizzazione e nuovi mercati
Il tema cruciale del futuro del vino italiano è l’internazionalizzazione. Matteo Zoppas, presidente di Ice, ha insistito sulla necessità di accelerare il processo di apertura verso i mercati esteri. Vinitaly, con il suo vasto network, si propone come strumento per attrarre buyer internazionali in Italia e accompagnare le PMI italiane sui mercati globali. Paesi come Canada, India, Brasile, Cina e il Sud-Est asiatico sono al centro della strategia di espansione, insieme al consolidamento dei grandi brand italiani. Il Ministro Francesco Lollobrigida ha sottolineato che il vino italiano non solo rappresenta un successo commerciale, ma è anche una componente identitaria del Paese, legata alla cucina italiana, patrimonio Unesco.
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