È entrato in vigore il 18 marzo 2026 il nuovo decreto-legge sui carburanti, nato con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi e sostenere imprese e cittadini. Tuttavia, le prime rilevazioni sul territorio evidenziano una situazione sostanzialmente immutata, mettendo in discussione l’efficacia reale del provvedimento.
I dati raccolti presso diversi distributori mostrano valori praticamente invariati: si va dai 2,109 euro al litro di Lucca fino ai 2,179 euro di San Giovanni in Persiceto, passando per altre località come Modena e Gatteo a Mare. Numeri che, secondo gli operatori del settore, dimostrano come il taglio annunciato non abbia prodotto effetti concreti alla pompa.
Ruote Libere: “Misure senza impatto reale”
A esprimere una posizione critica è Cinzia Franchini, presidente dell’associazione Ruote Libere. Secondo l’organizzazione, il decreto non avrebbe generato benefici tangibili, nonostante l’annuncio di una riduzione di 25 centesimi al litro comunicata dal Governo.
“Il taglio esiste formalmente, ma non si riflette nei prezzi reali” sottolinea Franchini, evidenziando un problema legato alla trasparenza e al funzionamento dell’intera filiera. A incidere ulteriormente, secondo quanto riportato, sarebbe anche il contesto internazionale, con l’aumento del prezzo del petrolio legato alle tensioni in Iran che avrebbe assorbito gli effetti del provvedimento.
Autotrasporto sotto pressione
Particolarmente delicata la situazione per il comparto dell’autotrasporto. Le imprese del settore continuano a sostenere il peso dell’aumento dei carburanti senza adeguati strumenti di compensazione, con ripercussioni dirette sui costi operativi.
Franchini respinge inoltre l’idea che il settore possa influenzare i prezzi finali dei beni: “Gli autotrasportatori non determinano il costo del carburante, ma lo subiscono“. Una precisazione che mira a chiarire il ruolo della categoria all’interno della filiera economica.
Credito d’imposta e sostegni: criticità evidenziate
Tra le misure previste dal decreto figura anche un credito d’imposta per le imprese di autotrasporto. Tuttavia, secondo Ruote Libere, lo strumento risulta ancora non operativo e limitato, sia per durata sia per platea dei beneficiari.
Il provvedimento, infatti, escluderebbe una parte significativa del comparto, in particolare i mezzi sotto le 7,5 tonnellate, lasciando molte aziende senza un reale supporto. La misura viene definita “parziale e tardiva”, incapace di rispondere alle esigenze immediate del settore.
Critiche anche sul piano politico
Oltre agli aspetti tecnici, emergono anche valutazioni sul contesto politico. Il tempismo del decreto, vicino al referendum sulla giustizia, solleva interrogativi sulla sua finalità, alimentando il dibattito pubblico.
Secondo Franchini, il rischio è che l’intervento sia percepito come una risposta più comunicativa che strutturale. L’associazione chiede interventi concreti, duraturi e immediatamente applicabili, sottolineando la necessità di un sistema di controllo efficace lungo tutta la filiera.
Le richieste del settore
Ruote Libere ribadisce l’urgenza di misure incisive: riduzione reale del costo del carburante, sostegni accessibili a tutte le imprese e controlli più stringenti. Senza questi elementi, il decreto rischia di rimanere una risposta formale a un problema concreto che continua a incidere su imprese e consumatori.
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