Con un’imposta netta pro capite di 6.028 euro, i cittadini di Padova risultano i più tassati del Veneto. È quanto emerge da una elaborazione della Cgia di Mestre sui dati Irpef 2023 del ministero dell’Economia, che offre una fotografia dettagliata della pressione fiscale nelle province venete.
Al secondo posto si collocano i trevigiani con 5.700 euro, seguiti da vicentini (5.600), veronesi, veneziani e bellunesi, mentre Rovigo chiude la graduatoria con una media di 4.718 euro pro capite. Il dato riflette non solo la distribuzione della ricchezza, ma anche la struttura progressiva dell’Irpef, dove chi guadagna di più versa proporzionalmente più tasse.
La Cgia sottolinea che Padova è anche la provincia con il reddito medio annuo più alto del Veneto, attestato poco sopra i 27 mila euro. Questo dato spiega l’elevato contributo fiscale e sfata, secondo gli artigiani mestrini, il pregiudizio secondo cui a un prelievo elevato non corrisponderebbero servizi pubblici adeguati. Anzi, sottolineano, in molte aree a maggiore imposizione fiscale si riscontra una qualità superiore nei servizi erogati.
Il report analizza inoltre le profonde disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud, evidenziando che in Calabria il 77% dei contribuenti dichiara redditi inferiori alla media nazionale, contro il 63,5% registrato in Veneto. Questo squilibrio, secondo la Cgia, è indicativo della fragilità del sistema fiscale nazionale e della necessità di una riforma che tenga conto delle differenze economiche tra i territori.
A contribuire maggiormente al gettito Irpef è il cosiddetto ceto medio, ovvero i contribuenti con redditi superiori ai 35 mila euro annui. Questa fascia, osserva la Cgia, costituisce il vero perno della stabilità sociale ed economica del Paese, ma è anche quella più esposta alla pressione fiscale e all’erosione del potere d’acquisto.
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