∼In occasione del 90° compleanno del Dalai Lama, l’Associazione Italia-Tibet ha avanzato la richiesta di emissione di un francobollo commemorativo, iniziativa che attende una risposta ufficiale dal Ministero competente, che dovrebbe arrivare a settembre. Il presidente dell’Associazione. Claudio Cardelli, ha ribadito l’importanza simbolica dell’iniziativa, durante le celebrazioni in Senato il 10 luglio, alla presenza di parlamentari italiani e del rappresentante del Dalai Lama a Ginevra.
La richiesta, formalizzata due mesi fa al ministero delle Imprese e del Made in Italy tramite contatti diretti con il sottosegretario del ministro D’Urso e con il capo di gabinetto, non ha ricevuto ancora riscontro. L’Associazione, già attiva in passato con emissioni simboliche in occasione del 70° e 80° compleanno del leader spirituale, valuta l’ipotesi di un’erinnofilia: un francobollo non valido ai fini postali, ma dal forte valore simbolico. C’è però ottimismo per l’emissione del francobollo grazie al parere positivo dell’intergruppo parlamentare Italia-Tibet, che vede come presidente Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia) e vicepresidente Ilenia Malavasi (Partito Democratico). In tutto, sono una trentina i membri dell’intergruppo.
La mostra filatelica e l’omaggio dei francobolli internazionali
Intanto, il 17 ottobre a Todi sarà inaugurata una mostra filatelica dedicata al Dalai Lama, con francobolli provenienti da tutto il mondo. L’esposizione, già allestita in precedenza, include serie emesse dagli anni ’70 in poi, molte delle quali ritraggono il Dalai Lama accanto a figure come Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta ed Albert Einstein. Come spiega Cardelli: “Il Dalai Lama, del resto, dopo il Papa, è considerata la seconda figura più importante a livello etico”. La mostra potrebbe poi toccare altre città umbre, tra cui Foligno.
Gran parte dei francobolli emessi finora provengono da Paesi africani o meno influenti a livello geopolitico, mentre in Europa, nazioni come Olanda e Germania, hanno riconosciuto il valore simbolico del Dalai Lama con emissioni.
La Cina osserva e influenza: relazioni diplomatiche in bilico
Il contesto, tuttavia, è tutt’altro che semplice. Le relazioni diplomatiche tra Italia e Cina pesano sull’approvazione dell’iniziativa. Cardelli sottolinea come il governo italiano, sebbene teoricamente allineato agli Stati Uniti – che considerano la Cina il principale avversario strategico – mantenga una linea cauta per non compromettere gli scambi economici con Pechino. Il governo cinese ha storicamente reagito con ostilità a qualsiasi iniziativa che legittimi il Dalai Lama, considerato un pericoloso separatista.
Il caso Panchen Lama e la questione della reincarnazione
La questione tibetana resta uno dei nodi irrisolti del rapporto tra diritti umani e geopolitica. Dopo l’occupazione del Tibet nel 1950 e la fuga del Dalai Lama in India nel 1959, la leadership cinese ha esercitato un controllo sempre più stretto sulla regione. Il caso del Panchen Lama, scomparso da bambino dopo essere stato riconosciuto dal Dalai Lama nel 1995, rappresenta uno degli episodi più controversi. Il Partito Comunista ha poi nominato una propria figura sostitutiva, figlio di un membro del partito, alimentando sospetti e tensioni. Ecco perché il Dalai Lama ha già fatto sapere che il suo successore non sarà un bambino residente in un Paese sotto l’influenza cinese. La Cina ha risposto per le rime: non lo riconosceremo, il prossimo Dalai Lama sarà cinese. C’è insomma, il rischio, di averne due: “Ma uno sarebbe il pupazzo cinese” dice Cardelli.
Il Dalai Lama – oggi residente in esilio a Dharamsala, in India – gode ancora di grande influenza spirituale. Considerato un tulku, ovvero un essere illuminato che rinuncia al nirvana per aiutare gli altri, rappresenta la guida religiosa più importante per i tibetani. La sua dottrina, centrata su compassione, dialogo e altruismo, si estende ben oltre i confini del buddhismo tibetano, abbracciando un pensiero universale che Cardelli descrive come “l’altruismo come forma intelligente di egoismo”.
Il legame con l’Italia e il video presentato in Senato
Nell’audizione in Senato, Cardelli ha mostrato un video di 13 minuti che raccoglie gli incontri del Dalai Lama in Italia dal 1973 al 2017, testimoniando il forte legame del leader tibetano con il Paese. L’Italia, infatti, gli ha conferito 32 cittadinanze onorarie, tra cui Roma, Bologna, Palermo, Torino e Padova. Particolarmente significativa fu la visita ad Assisi nel 1986, dove incontrò Papa Giovanni Paolo II. Lo stesso Cardelli ha incontrato il Dalai Lama decine di volte: “Da lui ho appreso molto. Non sono buddhista, sono agnostico, ma ho imparato molto. Intanto, il mio impegno per il Tibet il più duraturo e fede, dura da più di 40 anni, è un amore. La frequentazione con lui e con i tibetani ha influenzato il mio carattere verso gli altri (ho acquisito gentilezza e altruismo e ho tenuto a bada la parte negativa del mio carattere, in particolare la rabbia, la gelosia, l’invidia ho cercato di abolirle). Ho studiato molto questa cultura e da giovane l’ho anche un po’ praticata. Posso dire che il pensiero del Dalai Lama va oltre il buddhismo come dogma, si basa su un ottuplice pensiero e 4 nobili verità: la vita è sofferenza, la sofferenza è causata dall’attaccamento, sopprimendolo si sopprime la sofferenza ed è presente una vita per fare questo. Lui predica la compassione universale, l’altruismo come forma di egoismo più intelligente perché fa bene prima di tutto a noi, il dialogo come risoluzione di tutti i conflitti e sappiamo quanti ce ne sono oggi”.
Tibet turistico, spiritualità svuotata
Sul piano culturale, il Tibet è oggetto di una profonda trasformazione. I cinesi hanno superato numericamente la popolazione autoctona e il turismo di massa – con oltre 40 milioni di visitatori l’anno – ha trasformato Lhasa in un “luna park” artificiale, denuncia Cardelli, con monaci “di facciata” al servizio della propaganda. A ciò si aggiunge il fenomeno delle scuole coloniali, dove i giovani tibetani vengono istruiti secondo i canoni della cultura cinese, con programmi che riscrivono la storia e la lingua del popolo tibetano.
Il futuro spirituale del Tibet e il ruolo della Cina
Prima abbiamo parlato della possibilità di avere un doppio Dalai Lama. Si tratta di una posizione paradossale, se si considera che fino a pochi decenni fa la Cina vietava la pratica della reincarnazione dei lama tibetani. Oggi, invece, il regime riconosce e nomina autonomamente le figure religiose, come i vescovi cattolici, secondo logiche naturalmente politiche.
Speranze e scenari futuri
Nonostante le tensioni, il Dalai Lama gode ancora di ottima salute, è lucido e ha ripreso a camminare dopo recenti difficoltà fisiche. In attesa della risposta definitiva sulla proposta del francobollo, l’Associazione Italia-Tibet prosegue nel suo impegno per tenere viva la memoria e la causa tibetana.
Cardelli, che da oltre 40 anni si occupa della questione tibetana, spiega che se in futuro dovesse cambiare la leadership cinese, si aprirebbero nuovi scenari per le minoranze etniche, tra cui quella tibetana, da decenni sottoposte a politiche di assimilazione forzata.
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