La mobilitazione della Cia Agricoltori Italiani arriva a Montecitorio con la delegazione pugliese, che giovedì 22 ottobre ha manifestato davanti alla Camera dei Deputati per chiedere al Governo e all’Unione europea un cambio di passo nelle politiche agricole.
Secondo la Cia Puglia, il comparto regionale attraversa una fase particolarmente difficile, caratterizzata dalla riduzione dei prezzi pagati agli agricoltori, dall’aumento dei costi di produzione e dalla crescente distanza tra quanto viene riconosciuto alle aziende e i prezzi finali sostenuti dai consumatori.
Olio, grano e ortofrutta sotto pressione
Tra i settori più colpiti c’è quello olivicolo-oleario, che in Puglia coinvolge circa 16mila aziende, 720 frantoi e 30mila lavoratori considerando l’indotto.
La Cia segnala in particolare la pressione esercitata dalle importazioni, soprattutto dalla Tunisia, che avrebbe contribuito al forte ridimensionamento delle quotazioni dell’olio extravergine italiano, passate secondo l’organizzazione da circa 9 a 4 euro.
Difficoltà vengono segnalate anche per grano, uva, frutta, latte e prodotti orticoli, con prezzi riconosciuti alla produzione giudicati sempre meno sostenibili.
Il crollo dei prezzi alla produzione
Secondo i dati diffusi dalla Cia, rispetto al 2021 il valore riconosciuto alle aziende è diminuito del 48% per il grano e del 20% per le uve da vino.
Per l’uva da tavola la riduzione rispetto a cinque anni fa viene stimata tra il 25% e il 50%, mentre per l’olio extravergine pugliese il prezzo alla produzione avrebbe perso circa il 50%.
Una situazione che, secondo gli agricoltori, sta incidendo sulla capacità delle imprese di recuperare gli investimenti sostenuti e mantenere la redditività.
Aumentano i costi
Contemporaneamente sono cresciute le spese necessarie per produrre. Il gasolio agricolo, sempre secondo la Cia, è passato da 0,48-0,70 euro al litro nel 2021 a circa 1,70 euro, con un incremento indicato fino al 143%.
Nello stesso periodo, concimi e fertilizzanti hanno registrato aumenti compresi tra il 40% e il 100%, a seconda delle tipologie. A pesare ulteriormente sono i costi dell’acqua destinata all’irrigazione, considerati tra i più elevati d’Italia.
La distanza tra campo e scaffale
La protesta punta anche sulla differenza tra i prezzi riconosciuti agli agricoltori e quelli pagati dai consumatori.
A settembre, secondo le rilevazioni citate dalla Cia, le carote passavano da 0,28 euro al chilo alla produzione a 1,46 euro al consumo, con un aumento del 421%. Per l’uva da tavola il prezzo saliva da 0,58 a 2,99 euro al chilo (+416%).
Differenze significative vengono indicate anche per melanzane (+344%), pesche (+290%), peperoni (+242%), pere Abate (+173%) e zucchine (+168%).
Nel frattempo, la Cia segnala un aumento del costo della vita e dei prezzi degli alimentari freschi, mentre i produttori continuano a subire la contrazione dei margini.
«Siamo dentro una tempesta perfetta»
Il presidente nazionale della Cia Cristiano Fini e il presidente regionale Gennaro Sicolo hanno descritto la situazione come una «tempesta perfetta», legata agli effetti delle guerre e del cambiamento climatico.
L’organizzazione chiede interventi per riequilibrare i rapporti lungo la filiera e garantire maggiore tutela a chi produce.
Le richieste al Governo
Tra le proposte presentate dalla Cia figurano il monitoraggio dei prezzi, il contrasto alle pratiche commerciali sleali e una maggiore valorizzazione del Made in Italy e della filiera corta.
L’organizzazione chiede inoltre di rifinanziare il credito d’imposta sul gasolio agricolo, utilizzare le risorse già stanziate per i fertilizzanti anche per fronteggiare altri aumenti dei costi e rifinanziare Agricoltura 4.0.
«Non chiediamo privilegi: chiediamo che i conti tornino, per chi produce e per chi consuma. Perché difendere l’agricoltura significa difendere tutti», è il messaggio lanciato dalla Cia.
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