L’Italia perde ogni anno un patrimonio economico e professionale legato alla partenza dei giovani verso l’estero. Secondo quanto anticipato ieri da Renato Brunetta, Presidente del CNEL, durante la giornata conclusiva del Forum TEHA di Cernobbio, il valore del capitale umano trasferito nei Paesi concorrenti raggiungerebbe circa 16 miliardi di euro all’anno.
I dati arrivano dal Rapporto CNEL “Giovani Expat. Come farli tornare”, un’indagine costruita attraverso il coinvolgimento diretto di oltre 2.500 giovani italiani residenti all’estero, con l’obiettivo di comprendere motivazioni, difficoltà e aspettative di chi ha scelto di lasciare il Paese.
Il fenomeno della mobilità giovanile viene descritto come una perdita strategica per l’Italia, che investe nella formazione delle nuove generazioni senza riuscire poi a trattenere una parte significativa delle competenze acquisite.
La fuga dei giovani come perdita economica e professionale
Durante l’intervento a Villa d’Este, Brunetta ha evidenziato come l’emigrazione qualificata rappresenti un problema strutturale per il sistema italiano. Il presidente del CNEL ha sottolineato che il Paese sostiene i costi della formazione di giovani altamente preparati, ma spesso sono altri sistemi economici a beneficiare delle loro competenze.
Il confronto internazionale evidenzierebbe uno squilibrio significativo: rispetto agli altri Paesi avanzati, l’Italia perderebbe circa 14,5 giovani qualificati per ogni uno che riesce ad attrarre dall’estero. Una situazione che riguarda soprattutto settori strategici come la ricerca e l’innovazione.
Secondo Brunetta, inoltre, anche quando arrivano professionisti stranieri qualificati, il sistema italiano non sempre riesce a valorizzarne adeguatamente il contributo.
Demografia, nascite in calo e futuro generazionale
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema della crisi demografica italiana. Brunetta ha definito la situazione non più come un semplice “inverno demografico”, ma come una “glaciazione demografica”, evidenziando la difficoltà di invertire un fenomeno che richiede tempi molto lunghi.
L’Italia è passata da livelli di circa 800-900 mila nascite annuali a circa 300 mila, con prospettive di ulteriore diminuzione. Alla riduzione delle nascite si aggiunge il calo delle giovani coppie in grado di sostenere il ricambio generazionale.
Secondo il presidente del CNEL, il tema non può essere affrontato soltanto attraverso l’aumento dei flussi migratori. Il contributo dei nuovi ingressi, infatti, non rappresenterebbe una soluzione automatica agli squilibri del sistema previdenziale, che dipendono dal rapporto tra popolazione attiva e pensionati.
L’Italia deve tornare attrattiva per talenti e competenze
Brunetta ha ricordato come in passato il Paese fosse un centro di attrazione internazionale per studenti e studiosi. Il riferimento è alla Sala dei Quaranta di Palazzo del Bo a Padova, luogo simbolico della tradizione universitaria italiana, dove figure provenienti da tutta Europa si recavano per formarsi e fare ricerca.
Secondo il presidente del CNEL, l’Italia possiede ancora qualità e competenze in grado di attrarre talenti, ma deve creare condizioni più favorevoli per valorizzarle.
Tra le proposte indicate figura una maggiore attenzione all’impatto generazionale delle decisioni pubbliche. Brunetta ha auspicato strumenti di valutazione capaci di evidenziare gli effetti delle norme sulle future generazioni, attraverso un sistema simile a un “semaforo” che segnali conseguenze positive o negative.
Salari e produttività, la sfida per trattenere i giovani
Un altro punto centrale riguarda il rapporto tra retribuzioni, produttività e valorizzazione del capitale umano. Secondo Brunetta, la stagnazione salariale rappresenta uno degli elementi che spingono molti giovani qualificati a cercare opportunità fuori dall’Italia.
La cosiddetta trappola della produttività, caratterizzata da bassa crescita economica, salari contenuti e difficoltà nel valorizzare le competenze, deve essere superata attraverso una maggiore attenzione alla qualità del lavoro e alla formazione.
L’obiettivo indicato è creare un sistema capace di competere con Paesi dove le professionalità più qualificate vengono remunerate anche due o tre volte di più rispetto all’Italia.
La conclusione dell’intervento si è concentrata su tre parole chiave: salari, merito e ascolto. Proprio il confronto con la comunità dei giovani italiani all’estero, secondo il presidente del CNEL, può offrire indicazioni utili per costruire nuove politiche in grado di favorire il ritorno dei talenti.
Foto e video: CNEL
Seguici su
Aggiungi corrieredelleconomia.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.