Le tensioni geopolitiche internazionali mettono a rischio i risparmi anche degli italiani. Non solo per l’aumento dell’inflazione, che erode il potere d’acquisto, ma anche per i rischi connessi agli investimenti finanziari.
Eppure la Banca d’Italia rileva che malgrado il peggioramento del contesto macrofinanziario, la propensione al rischio degli investitori
si conferma elevata. I premi per il rischio azionario restano compressi.
Si è però osservata una riallocazione dei portafogli verso settori ritenuti più difensivi, in particolare verso il comparto energetico.
Nonostante il calo, le valutazioni si mantengono elevate, soprattutto negli Stati Uniti e nel settore tecnologico. I differenziali di rendimento delle obbligazioni societarie si sono lievemente ampliati, ma si confermano nel complesso contenuti; tale ampliamento potrebbe divenire
più significativo, spiegano gli analisti, qualora aumentassero la durata e l’intensità del conflitto mediorientale.
Permane l’incertezza intorno all’adozione e agli effetti dell’intelligenza artificiale. I rischi per la stabilità generati dalla guerra si sommano a quelli preesistenti derivanti dal rapido sviluppo del comparto tecnologico. L’incertezza legata all’adozione dell’intelligenza artificiale e i timori relativi al crescente indebitamento delle grandi società tecnologiche si sono già riflessi sul mercato del credito, in particolare nei premi sui credit default swap (CDS) di alcune società maggiormente esposte all’indebitamento e nel comparto del private credit1. In quest’ultimo settore le richieste di rimborso degli investitori stanno riducendo la liquidità dei fondi; alcune recenti svalutazioni dei prestiti, inoltre, hanno aumentato le preoccupazioni sulla qualità dei crediti, anche per la scarsa trasparenza del comparto. Tuttavia l’esposizione dei residenti italiani e dell’area dell’euro ai titoli del settore tecnologico degli Stati Uniti risulta contenuta.
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