L’analisi del sistema industriale e artigianale della Emilia-Romagna è stato l’oggetto dell’appuntamento annuale promosso dalla Cna della regione. Lente di ingrandimento sulle microimprese e piccole imprese. Il campione 2025, selezionato tra le aziende con contabilità presso CNA, è rappresentativo dell’universo delle micro e piccole imprese attive in Emilia-Romagna e ha coinvolto in media 11.848 imprese. Nel 2025 i ricavi complessivi delle micro e piccole imprese sono scesi dell’1,2 per cento, peggiorando rispetto al 2024 e al 2023, quando il calo era stato rispettivamente dello 0,8 e dello 0,5 per cento. La voce più preoccupante è quella degli investimenti che sono diminuiti del 24 per cento, mentre i consumi sono scesi del 3,3 per cento.
L’unica voce in lieve crescita è quella delle retribuzioni, più 1,3 per cento, anche se il rapporto segnala un progressivo indebolimento nel corso dell’anno. “TrendER 2026 ci dice con chiarezza che le micro e piccole imprese dell’Emilia-Romagna restano il cuore dell’economia regionale, ma stanno vivendo una fase di rallentamento che deve preoccupare tutti. Il calo dei ricavi e soprattutto la forte contrazione degli investimenti sono il segnale di un sistema produttivo che resiste, ma che fatica a programmare il futuro in un contesto segnato da incertezza geopolitica, costo del denaro elevato, difficoltà di accesso al credito e trasformazioni profonde dei mercati”, sottolinea il Presidente di CNA Emilia-Romagna Paolo Cavini. “TrendER è uno strumento di conoscenza – ha detto il Segretario regionale di CNA Emilia-Romagna Diego Benatti – E per un’associazione come la nostra, conoscere non è un esercizio accademico: è una responsabilità. Perché dietro ogni numero c’è un’impresa. Dietro ogni variazione di fatturato, di investimenti, di consumi, di retribuzioni, ci sono scelte concrete. TrendER nasce proprio da qui: dalla volontà di leggere l’economia reale attraverso dati solidi, continuativi, verificabili e non limitarci alle percezioni. Dal 2005 osserviamo l’andamento delle micro e piccole imprese dell’Emilia-Romagna, quelle con meno di 20 addetti. Imprese che spesso non fanno notizia da sole, ma che insieme costituiscono una parte essenziale della nostra economia, del nostro lavoro, della nostra coesione sociale”. “Il dato sugli investimenti è il più delicato: quando una piccola impresa rinvia un investimento, rischia di perdere competitività, innovazione e capacità di stare nelle filiere. Per questo servono strumenti semplici e accessibili, credito più vicino alle esigenze delle imprese, garanzie efficaci, tempi certi e politiche industriali capaci di guardare anche all’ultimo anello della catena produttiva”, ha dichiarato Paolo Cavini, Presidente regionale di CNA Emilia-Romagna.
Le difficoltà non sono distribuite allo stesso modo. Le costruzioni sono il settore più colpito, con un calo dei ricavi del 9,2 per cento nel quarto trimestre e del 6,5 per cento sull’intero anno. Anche il manifatturiero resta in una fase complicata: meno 3 per cento nel quarto trimestre e meno 3,8 per cento nel 2025. I servizi, invece, tengono meglio: più 0,6 per cento nel quarto trimestre e più 0,2 per cento nell’anno. Dentro il manifatturiero quasi tutti i settori chiudono l’anno in negativo. Il tessile-abbigliamento-calzature perde il 6,6 per cento, il legno-mobile il 7,2 per cento, la meccanica il 3,4 per cento. Fanno eccezione solo alcuni segmenti, come l’altra meccanica, che cresce del 3 per cento sull’anno. Gli alimentari e bevande, pur crescendo nel quarto trimestre, chiudono comunque il 2025 con un calo del 2,2 per cento. L’evidenza non banale, tuttavia, e che vale la pena di sottolineare perché in controtendenza rispetto al quadro generale, è la crescita degli investimenti, pari a +10,3%, crescita ancora più interessante se considerata insieme a quella rilevata nel III trimestre, pari a +37,7% (nel primo semestre l’andamento della spesa per investimenti era leggermente in calo: -2,7%).
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