A Bruxelles, Coldiretti ha organizzato oggi una manifestazione che ha visto scendere in piazza migliaia di agricoltori provenienti da tutta Italia, accomunati da una preoccupazione condivisa: la sicurezza alimentare dell’Europa è minacciata. La protesta, intitolata “Non è questa l’Europa che vogliamo”, è stata una risposta alla politica agricola della Commissione Europea sotto la guida di Ursula von der Leyen, accusata di aver preso decisioni che danneggiano gravemente il settore primario. La richiesta è chiara: allontanare i tecnocrati e restituire centralità agli interessi agricoli.
Il principale obiettivo della manifestazione è quello di protestare contro la riduzione dei fondi destinati alla Politica Agricola Comune (PAC). Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti, ha sottolineato l’importanza di trattare l’agricoltura come una risorsa strategica. Ha dichiarato: “Le guerre e i conflitti commerciali degli ultimi anni hanno fatto emergere la centralità del cibo e la necessità di sviluppare filiere agroalimentari quasi autonome”. L’Europa, però, sta operando in senso contrario, riducendo drasticamente i fondi agricoli: 90 miliardi di euro, di cui 9 miliardi per l’Italia, togliendo risorse alle imprese agricole e al cibo sano, al fine di “finanziare i carri armati”, il che mina così anche la salute dei cittadini consumatori europei.
Un aspetto che ha alimentato il malcontento è la proposta di un Fondo Unico Agricolo, che, secondo Coldiretti, minerebbe la sovranità alimentare del continente. Prandini ha denunciato l’atteggiamento dell’Unione Europea, accusandola di non difendere i propri agricoltori mentre favorisce l’ingresso di prodotti agricoli da Paesi come quelli del Mercosur, che non rispettano gli stessi standard europei in materia di pesticidi, diritti dei lavoratori e protezione ambientale.
Il Presidente Coldiretti, Ettore Prandini, ha rimarcato quanto il cibo sia una risorsa strategica globale e come le guerre e i conflitti commerciali in corso e recenti mi ne abbiano fatto evidenziare la centralità del cibo, parimenti alla necessità di sviluppare filiere agroalimentari quasi autonome. La Cina, ha ricordato il Presidente, nell’ultimo vertice a cui hanno partecipato Russia, India e Brasile, ha posto la filiera alimentare al vertice delle priorità. Allo stesso modo gli Usa, con il Farm Bill, destinano all’agricoltura risorse quadruple rispetto all’Europa. Al contrario l’Ue taglia i fondi in modo folle, ha sottolineato il Presidente Coldiretti, 90 miliardi in meno, 9 miliardi solo per l’Italia. “Von der Leyen così impedisce di produrre cibo di qualità per la salute degli europei e di potenziare le esportazioni.” Prandini ha ricordato che gli altri Paesi fanno in modo di salvaguardare le produzioni proprie, mentre invece l’Europa è incapace di proteggere i suoi settori chiave.
“Senza investimenti perderemo competitività, innovazione e slancio vitale. Da un lato l’Ue favorisce l’ingresso di prodotti coltivati con pesticidi e sfruttamento del lavoro, dall’altro massacra le nostre aziende con la burocrazia, accanendosi spesso su chi è più debole. Non siamo contro gli accordi commerciali, ma servono reciprocità e regole uguali per tutti”, ha evidenziato Ettore Prandini.
Inoltre, la manifestazione sottolinea il rischio che l’UE stia progressivamente marginalizzando il Parlamento europeo, che è stato eletto dai cittadini, e ostracizzando i corpi intermedi, le rappresentanze e i sindacati, espressione di un “ancoraggio” della democrazia. Vincenzo Gesmundo, Segretario Generale di Coldiretti, ha dichiarato inoltre: “Questa Europa ha bisogno di uscire dal coma in cui la stanno gettando i tecnocrati”. La preoccupazione è che l’attuale Commissione stia riducendo il dialogo democratico, estromettendo le voci degli agricoltori e dei sindacati.
Coldiretti ha distribuito un manifesto programmatico che espone le proprie proposte per il futuro dell’agricoltura europea. Tra queste, l’Associazione ha chiesto un ritorno a un sistema di finanziamenti PAC più chiaro e mirato, evitando l’introduzione di un Fondo Unico Agricolo. Inoltre, ha insistito sulla necessità di etichette obbligatorie che indichino l’origine del cibo per la sicurezza degli Agricoltori e al contempo proteggere i consumatori dall’inganno dei prodotti importati, con: “l’abrogazione della regola dell’origine del codice doganale e l’etichettatura obbligatoria con indicazione del Paese di provenienza”. La burocrazia dell’UE è additata di soffocare le aziende agricole, che devono affrontare una crescente pressione amministrativa, mentre si chiede un aumento delle risorse per migliorare il reddito agricolo e promuovere stili alimentari più sani, con “un cibo buono e distintivo” contro l’incremento degli alimenti ultra-processati, che causano malattie croniche.
La protesta di Coldiretti ha evidenziato una frattura sempre più profonda tra l’Europa di Bruxelles e i cittadini, in particolare gli agricoltori, che si sentono ignorati e penalizzati da politiche che non considerano le reali esigenze del settore primario.
Tra i cartelli della protesta con i messaggi diretti alla Commissione UE dai manifestanti di legge: “Von der Leyen go home”, “Contro i contadini non si governa”, “Affamate chi vi sfama”, “Fuori gli autocrati dall’Europa”, “A Bruxelles si taglia, nei campi si chiude”.
Foto e Fonte: Coldiretti
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