Crisi industriale a Pordenone: cassa integrazione e difficoltà per le aziende locali

Sindacati preoccupati per l’uso crescente della cassa integrazione in aziende come ZML e Savio. La concorrenza asiatica e i costi energetici elevati complicano la situazione

L’industria della provincia di Pordenone sta affrontando una serie di sfide economiche che preoccupano sindacati e lavoratori. Diverse aziende locali, tra cui la Savio, specializzata nella produzione di macchine per il tessile, e la ZML di Maniago, con circa 400 dipendenti, stanno ricorrendo a un uso rilevante della cassa integrazione. Quest’ultimo segnale riflette un periodo di rallentamento della produzione che riguarda vari settori industriali, con conseguenze anche sul piano occupazionale.

In particolare, la ZML, facente parte del Gruppo Cividale, sta vivendo un momento difficile, con un calo marcato nella produzione di ghisa, alluminio e rame. La ghisa, in particolare, ha subito una riduzione di quasi un quinto delle tonnellate prodotte, dovuta principalmente alla crisi del settore automotive e alla crescente concorrenza cinese. La situazione è così complessa che l’azienda ha annunciato una sospensione del lavoro di circa un mese, tra cassa integrazione e ferie forzate per i dipendenti.

Giovanni Piccinin, segretario della Fim Cisl Friuli Venezia Giulia, ha espresso preoccupazione per l’incertezza che gravita sul 2026. Secondo Piccinin, non ci sono prospettive chiare per il futuro, con il mercato che continua a soffrire e l’ammortizzatore sociale che sta per esaurirsi. “Ad oggi ci sono ancora 67 giorni di cassa integrazione disponibili, ma poi dovremo capire come andare avanti”, ha dichiarato Piccinin, sollevando il timore di un periodo di incertezze che potrebbe mettere a rischio la stabilità occupazionale nel territorio.

La crisi non riguarda solo le aziende già citate, ma si estende anche ad altri settori che vedono un crescente affanno competitivo, aggravato da costi energetici più alti rispetto ad altri paesi europei. Michela Zanutta, della Fiom Cgil di Pordenone, ha sottolineato come in Italia i costi energetici siano superiori del 30% rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea, un fattore che penalizza pesantemente le aziende locali, soprattutto quelle energivore. L’aumento dei costi, quindi, si somma alla concorrenza asiatica, creando una situazione insostenibile per molte imprese.

In questo contesto, si evidenzia anche la difficoltà di aziende come ZML, che hanno fatto investimenti ecologici passando a forni elettrici per ridurre l’impatto ambientale, ma che ora si trovano ad affrontare difficoltà legate al costo energetico. Roberto Zaami, della Uilm Uil Pordenone, ha sottolineato l’importanza di attuare politiche strutturali che possano sostenere le aziende che, come ZML, hanno scelto di investire nella transizione ecologica ma si trovano a dover fronteggiare oneri energetici troppo elevati. “Le aziende che producono nel rispetto dell’ambiente devono essere supportate, soprattutto quando la concorrenza energetica interna all’Europa penalizza le imprese locali”, ha affermato Zaami.

Redazione

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