Il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti del settore privato รจ diminuito in quasi tutte le regioni italiane tra il 2015 e il 2025. Secondo il Geography Index 2026 di Jobpricing, l’Umbria registra il risultato peggiore, con un divario del -15,1% tra l’andamento delle retribuzioni e quello dell’inflazione. Subito dopo si colloca il Veneto, con -13,9%. Lo studio, basato su circa 650mila profilazioni, evidenzia una crescita degli stipendi insufficiente a compensare l’aumento dei prezzi.
Potere d’acquisto, Umbria e Veneto in fondo alla classifica
Il confronto tra salari e inflazione nel decennio 2015-2025 mostra una perdita diffusa della capacitร di acquisto dei lavoratori. L’Umbria presenta il divario negativo piรน elevato, pari al 15,1%, mentre il Veneto segue con una differenza del 13,9%. Soltanto due regioni registrano un risultato positivo: Molise (+2,8%) e Marche (+0,7%).
L’indagine prende in considerazione esclusivamente i rapporti di lavoro dipendente nel settore privato, comprendendo industria, commercio, servizi e professioni. Restano esclusi i dipendenti della pubblica amministrazione.
Stipendi in Veneto, retribuzione media annua di 33.790 euro
Oltre alla variazione del potere d’acquisto, il Geography Index analizza i livelli retributivi nei diversi territori. Il Veneto occupa l’ottavo posto nazionale per retribuzione globale annua, con una media di 33.790 euro. Questo indicatore comprende la componente lorda della retribuzione e gli elementi variabili previsti dai contratti.
A livello provinciale, Padova รจ la prima provincia veneta, con una retribuzione media annua di 34.112 euro, che la colloca al quindicesimo posto nazionale. Piรน indietro si trovano Vicenza, al trentatreesimo posto, e Rovigo, al trentacinquesimo. Per Vicenza il valore medio indicato รจ di circa 33mila euro annui.
Verona tra le province con il maggiore calo del potere d’acquisto
Un dato particolarmente negativo riguarda Verona, dove il divario tra la crescita delle retribuzioni e l’inflazione raggiunge il -15,8%. Il responsabile dell’Osservatorio Jobpricing, Matteo Gallina, ha precisato che le rilevazioni riguardano l’intero territorio provinciale e non soltanto i capoluoghi.
Secondo Gallina, la presenza diffusa di imprese metalmeccaniche e una maggiore incidenza del lavoro operaio possono incidere sui livelli retributivi medi. L’analisi evidenzia inoltre la concentrazione delle retribuzioni piรน elevate in alcune province della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.
Quindici delle prime 23 posizioni della classifica nazionale sono occupate da province di queste due regioni, con Milano al primo posto.
Piccole imprese e produttivitร , i fattori che incidono sugli stipendi
Tra gli elementi esaminati dallo studio figura la struttura del sistema produttivo veneto, caratterizzato da una presenza significativa di piccole e medie imprese.
Martina Gianecchini, docente ordinaria di Organizzazione aziendale e Risorse umane all’Universitร di Padova, ha richiamato il rapporto tra dimensione aziendale, investimenti tecnologici e produttivitร .
Secondo la docente, la presenza di numerose imprese di dimensioni contenute puรฒ limitare gli investimenti nella digitalizzazione e nelle attivitร a maggiore contenuto tecnologico.
Gallina ha inoltre evidenziato il ruolo delle multinazionali e dei comparti con retribuzioni piรน competitive, come la finanza, il settore bancario e alcuni segmenti della meccanica.
Welfare aziendale e crescita professionale nelle imprese venete
Accanto ai livelli salariali, l’analisi considera anche gli strumenti utilizzati dalle aziende per attrarre e trattenere i lavoratori. Tra questi figurano welfare aziendale, equilibrio tra lavoro e tempo libero e opportunitร di crescita professionale.
Gianecchini ha indicato il Veneto tra le regioni piรน attive su questi aspetti, citando sia grandi realtร come Luxottica sia numerose piccole e medie imprese.
Si tratta di strumenti che affiancano la retribuzione economica nell’offerta rivolta ai dipendenti, pur rimanendo distinto il problema della perdita di potere d’acquisto rilevata nel decennio.
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