Una pista, una lancia ad alta pressione, un aspiratore e una gettoniera non bastano più, da soli, a raccontare cosa sia oggi un autolavaggio self service, perché negli impianti più evoluti sono cambiati non soltanto prodotti e tecnologie di lavaggio, ma anche il modo in cui il cliente può utilizzare i diversi servizi; allo stesso tempo, però, proprio la crescente diffusione di soluzioni apparentemente simili rende meno immediato comprendere che cosa distingua realmente una struttura ben gestita da una nella quale dietro l’automatismo ci siano pochi controlli e una manutenzione insufficiente.
Mixing Park, a Livorno, rappresenta un esempio di questa evoluzione e, accanto alle dieci piste self service, ai lavaggi automatici e agli aspiratori, mette oggi a disposizione anche una Card Wash ricaricabile, attraverso la quale è possibile acquistare i gettoni oppure avviare direttamente i diversi sistemi presenti nella struttura senza dover utilizzare ogni volta il contante; la registrazione permette inoltre di accedere alle promozioni e ai vantaggi previsti per gli utilizzatori della card, un sistema che punta soprattutto a rendere più semplice e continuativo il rapporto con chi frequenta abitualmente l’autolavaggio.
Self service non significa assenza di personale
L’autonomia del cliente è certamente uno dei punti di forza di questa formula, ma non dovrebbe essere confusa con l’assenza di controllo, perché lance, tubazioni, aspiratori e apparecchiature lavorano continuamente e un inconveniente può verificarsi in qualsiasi momento; proprio per questo Andrea Migli, titolare di Mixing Park, considera la presenza di personale uno degli elementi più importanti per garantire continuità al servizio, soprattutto nelle strutture di maggiori dimensioni.
Un tubo danneggiato, ad esempio, può essere individuato e sostituito rapidamente se qualcuno presidia l’impianto, mentre la stessa anomalia, in una struttura lasciata completamente a se stessa, può creare problemi a molti clienti prima di essere segnalata e risolta. «Il self service deve essere autonomo per chi lo utilizza, ma questo non significa che possa essere abbandonato – sottolinea Migli – perché c’è sempre qualcosa da verificare e, quando nasce un problema, poter intervenire subito fa una grande differenza».
La stessa attenzione riguarda gli impianti automatici, nei quali anche lo stato delle spazzole può fornire indicazioni sulla manutenzione: materiali molto morbidi possono deteriorarsi o perdere alcune parti con l’utilizzo e devono quindi essere controllati periodicamente, perché una tecnologia di qualità rimane tale soltanto se viene mantenuta nelle condizioni previste.
Il prodotto conta, ma conta anche come viene utilizzato
Un altro elemento decisivo è rappresentato dai detergenti, perché utilizzare un prodotto di buona qualità non basta se questo non viene dosato correttamente. Migli richiama anche un aspetto che può trarre in inganno il consumatore: vedere molta schiuma non significa necessariamente che il detergente sia più efficace, perché ciò che conta realmente è la sua capacità di agire sullo sporco e la corretta concentrazione con cui viene utilizzato.
«Due impianti possono anche partire dallo stesso prodotto e ottenere risultati diversi – osserva – perché cambiano il dosaggio, la manutenzione delle apparecchiature e il modo in cui quel prodotto viene erogato; per questo la qualità del lavaggio è il risultato di più elementi che devono funzionare insieme». Nella sua esperienza, un detergente eccessivamente diluito può perdere efficacia, mentre la quantità di schiuma visibile, da sola, non rappresenta un indicatore sufficiente per giudicare la qualità del prodotto.
Anche l’acqua deve essere controllata
C’è poi un elemento ancora meno visibile ma fondamentale: l’acqua. Nei programmi di risciacquo finale l’acqua osmotizzata viene utilizzata proprio per ridurre i residui minerali e limitare la formazione di aloni sulla carrozzeria, ma per ottenere questo risultato l’impianto deve essere correttamente tarato e sottoposto a controlli periodici.
«Noi controlliamo regolarmente la durezza dell’acqua addolcita e verifichiamo che rimanga all’interno dei parametri – spiega Migli – perché se cambia la qualità dell’acqua in ingresso, anche l’impianto di osmosi può non lavorare più come dovrebbe». A Mixing Park questi controlli vengono effettuati periodicamente e, quando i valori escono dai parametri stabiliti, viene richiesto l’intervento tecnico, proprio perché un problema nel trattamento può tradursi nella comparsa di quelle macchie e di quegli aloni che il risciacquo finale dovrebbe invece evitare. Anche addolcitori, filtri e resine richiedono quindi manutenzione, confermando come una parte importante della qualità di un autolavaggio si costruisca lontano dagli occhi del cliente e molto prima che venga inserito il primo gettone.
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