Rosanna Demichele, filler: perché professionalità del medico, qualità del prodotto e tracciabilità fanno la differenza

L’acido ialuronico resta tra i trattamenti più richiesti della medicina estetica, ma risultati naturali e sicurezza dipendono dalla competenza di chi lo inietta, dal prodotto scelto e dalla sua provenienza certificata

Il filler resta uno dei trattamenti più richiesti e apprezzati della medicina estetica, complice la possibilità di restituire volume e freschezza al viso senza passare dalla chirurgia. Dietro un gesto che può sembrare semplice si nascondono però differenze sostanziali, perché non tutti i filler sono uguali e non tutti riescono a mantenere le promesse in termini di risultati naturali e duraturi. Rosanna Demichele, medico chirurgo esperta in medicina estetica, spiega che “prima di sottoporsi a questo tipo di trattamento è importante considerare alcune regole precise, e la prima, imprescindibile, è la scelta del medico estetico”.

Per capire perché questa scelta pesa così tanto occorre partire da cosa sia un filler. “Il filler è un prodotto iniettivo a base di acido ialuronico, una sostanza naturalmente presente nel nostro organismo”, osserva Demichele. “Con il passare degli anni ne produciamo sempre meno, e da qui nascono la perdita di volume, le rughe e l’assottigliamento della cute. Con il filler andiamo a ridensificare la pelle, a riempire i solchi e a colmare le rughe”. L’acido ialuronico, chiarisce la dottoressa, non viene lavorato sempre allo stesso modo: “Sulle labbra occorre un certo tipo di prodotto, sugli zigomi ne serve uno più reticolato, proprio perché deve dare volume e sostegno alla guancia. È la reticolazione, ovvero i ponti che si creano tra le molecole, a fare la differenza tra un filler e l’altro”.

La scelta del medico estetico e il valore della formazione

Da qui discende il peso della competenza di chi esegue il trattamento. “Chiaramente dev’essere un professionista esperto e qualificato, capace non soltanto di iniettare il prodotto ma soprattutto di conoscere a fondo l’anatomia del volto”, sottolinea Demichele. La professionalità si misura anche in ciò che accade dopo la seduta, con i consigli su come comportarsi nei giorni successivi e sugli accorgimenti da adottare per una migliore ripresa, attenzioni che la dottoressa considera il segno concreto della cura verso la salute del paziente.

Dietro questa preparazione c’è un percorso che non si esaurisce con il titolo di studio. “La formazione del medico richiede un investimento non soltanto di tempo ma anche economico, tra corsi di aggiornamento, congressi e confronto tra professionisti”, precisa. “Per questo è bene diffidare da costi troppo bassi: un prezzo molto basso può nascondere un prodotto di scarsa qualità o, peggio, una preparazione insufficiente di chi lo utilizza”. A questo si aggiunge la sede, perché il filler va eseguito in uno studio medico che rispetti regole rigorose di igiene e sicurezza.

Qualità del prodotto e tracciabilità

Accanto alla scelta del professionista, la qualità del prodotto e la sua tracciabilità completano il quadro. “La sicurezza dei filler passa attraverso un rigoroso protocollo di tracciabilità”, spiega Rosanna Demichele. “Ogni prodotto utilizzato è di alta qualità e dotato di marchio CE, e dopo ogni trattamento al paziente viene rilasciato il bollino di tracciabilità, un’etichetta adesiva che ne attesta la provenienza”. Un approccio in linea con le linee guida etiche per la tutela della salute del paziente, che rende verificabile in ogni momento che cosa è stato iniettato.

Per la dottoressa la tracciabilità ha anche un valore informativo. “Il paziente deve conoscere la marca del prodotto e la sua indicazione, perché i filler sono specifici per le zone del volto da trattare”, osserva. “Ci tengo che sappia che quella zona va trattata con quel tipo di filler piuttosto che con un altro, proprio perché le indicazioni cambiano in base all’area e alle sue esigenze”. È un’attenzione che non sempre viene data per scontata. “Mi giungono nuovi pazienti che hanno fatto trattamenti con altri professionisti e non hanno alcuna consapevolezza del prodotto utilizzato”, racconta Demichele. “Questa cosa un po’ mi dispiace, perché prima di sottoporsi a un trattamento medico il paziente deve essere consapevole di quello che fa”.

Durata e naturalezza del risultato

Consapevolezza significa anche aspettative realistiche, a partire dalla durata. “La durata del filler è veramente molto soggettiva: dipende dalla qualità della pelle e dalle abitudini del paziente, se fuma, se si espone al sole, se fa attività fisica”, spiega la dottoressa, che aggiunge come alcune persone tendano a degradare il prodotto più rapidamente per caratteristiche del proprio organismo. Indicativamente, un filler agli zigomi può durare dai sei ai dodici mesi, mentre sulle labbra la durata è in genere inferiore, anche per la scelta di prodotti più morbidi. “Sulle labbra tendo a utilizzare filler molto morbidi, che diano risultati naturali. Ripeto, la durata è condizionata da tanti fattori, ma è meglio trattare una volta in più con un prodotto morbido che rispetti la mimica del volto, piuttosto che iniettarne uno più duro che magari durerebbe di più senza rispettarla”.

Lo stesso ragionamento guida il confronto con chi arriva in studio chiedendo un effetto più marcato. “Il paziente va erudito: gli spiego come lavora il filler e perché un overtreatment, cioè un trattamento esagerato, non rispetterebbe la fisionomia del volto”, evidenzia Demichele. “Alla fine, fortunatamente, il paziente torna sui suoi passi e comprende bene la differenza”.

Le richieste più frequenti riguardano le labbra e la zona periorale, mentre sugli zigomi Demichele adotta un approccio più prudente, pur riconoscendo che trattarli porta beneficio anche alla parte inferiore del viso. “Dal mio punto di vista, il filler agli zigomi è l’ultima ratio”, conclude. “Tengo molto a curare lo spessore della cute con la bioristrutturazione: rendendo la pelle più elastica e più spessa, molte pazienti si vedono già bene e rinunciano al filler, restando soddisfatte”. Un orientamento che colloca il filler dentro un percorso più ampio, in cui la competenza del medico, la qualità di ciò che si inietta e la trasparenza verso il paziente vengono prima del singolo trattamento.

Redazione

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