Trent’anni di norme, decreti attuativi, circolari, pronunce di merito e di legittimitร . E, in parallelo, un bilancio che non si muove. ร da questa distanza fra produzione normativa e risultati che nasce ยซTanto a me non succedeโฆยป, l’iniziativa promossa da Angelo Bossi, consulente con oltre cinquant’anni di attivitร nella gestione del personale, dedicata al tema della sicurezza sul lavoro.
Il punto di partenza รจ di principio. ยซQuando hanno voluto scrivere nel primo articolo della Costituzione che il nostro vivere insieme deve essere fondato sul lavoro, certamente non volevano dire che il lavoro comprende la morteยป, osserva Bossi.ย
Trent’anni dalla legge 626: cosa รจ cambiato e cosa no
La legge 626/1994 ha segnato l’avvio di un intervento massiccio dello Stato in materia di prevenzione. Da allora si sono susseguiti in modo continuo:
- leggi e decreti attuativi;
- circolari esecutive;
- sentenze di tribunale e di Cassazione;
- dichiarazioni di sdegno, scioperi e manifestazioni.
Nonostante questa stratificazione, il fenomeno non si รจ interrotto. Secondo Bossi il nodo sta anche nel modo in cui la materia viene rappresentata: ยซLa sicurezza sul lavoro viene presentata e gestita come materia tecnicistica fatta di combinati disposti, articoli, commi, postille e allegati, e quindi fuori dalla portata della gente comuneยป. Ma riguarda proprio quella platea, aggiunge, ยซche ogni giorno va al lavoro e potrebbe non tornare a casaยป. Da qui la scelta di aprire un confronto diretto con l’opinione pubblica.
Il posizionamento italiano nel confronto europeo
I dati elaborati da Eurostat sugli infortuni sul lavoro in Europa indicano nella Romania il Paese con la maggiore incidenza di infortuni mortali, seguita dalla Francia. Al terzo posto si colloca l’Italia.
Le altre nazioni europee registrano percentuali inferiori a quella italiana. Il divario si amplia in particolare con i Paesi del nord Europa, che applicano un criterio di valutazione dei rischi differente da quello adottato nel nostro ordinamento.ย
Il termine di paragone tedesco
Il caso della Germania offre un raffronto diretto anche sul piano dimensionale. Nel 1993 il Paese registrava 1.752 decessi sul lavoro; nel 2025 il dato รจ sceso a 355, su una base occupazionale di 46 milioni di lavoratori.
L’Italia conta 24 milioni di occupati e, secondo le rilevazioni Inail, nel 2025 ha registrato 1.090 morti sul lavoro. Un valore che, riportato su base settimanale, corrisponde a venti decessi ogni sette giorni.ย
Formazione: il modello europeo e la fase che manca
Il secondo fronte individuato da Bossi รจ quello della formazione dei lavoratori, definita ยซun’opera incompiutaยป. Le direttive europee prevedono un percorso articolato in tre passaggi:
- spiegare come deve essere eseguita la singola mansione;
- trasferire l’istruzione nel contesto operativo in cui si lavora;
- verificare se la formazione ha effettivamente accresciuto il comportamento responsabile del lavoratore.
ร il terzo passaggio, sostiene Bossi, a essere applicato con minore frequenza nel sistema italiano. Alla base c’รจ una impostazione culturale: ยซC’รจ ancora chi coltiva la tesi che vede nel lavoro un sistema di sfruttamento e allora, se sei sfruttato, non puoi essere ritenuto responsabile di quello che faiยป. Una lettura che sposta integralmente la responsabilitร : ยซSi muore da vittime, perchรฉ la colpa รจ sempre di qualcun altroยป.
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Chi รจ Angelo Bossi
Angelo Bossi assiste le aziende nella gestione del personale da oltre cinquant’anni, in Italia e all’estero, con esperienze che spaziano dalle piccole imprese alle societร del gruppo Montedison. Ha sottoscritto contratti collettivi nazionali e ha dedicato la propria attivitร professionale allo studio dei problemi del lavoro.
L’iniziativa nasce da una convinzione maturata su quel percorso: ยซSono sicuro di aver trovato alcune falle nelle norme di prevenzione. E sento il dovere di dirloยป.
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